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È l’Uomo Tigre che lotta contro il male

Forte come una tigre

Chi non conosce l’Uomo Tigre, il lottatore mascherato. Ben pochi, credo. Comunque pratica il catch, sport ormai soppiantato dal wrestling. Ed è protagonista della serie L’Uomo Tigre, il campione (Tiger Mask), composta da 105 episodi risalenti al 1971. Gli autori hanno preso spunto dai lottatori della “scuola messicana”, tutti mascherati e capaci di pirotecniche acrobazie (vedi Rey Mysterio).

Dietro la sua maschera si nasconde Naoto Date. È ricco, indossa vestiti eleganti e guida un’auto di quelle che costano soldi. Trascorre l’infanzia in un orfanotrofio del Giappone insieme alla piccola Ruriko. Galeotta una visita allo zoo. Vedendo una tigre in gabbia, il ragazzino si mette in testa di diventare forte come una tigre. Detto fatto. Scappa dall’orfanotrofio e si unisce all’organizzazione criminale Tana delle Tigri per migliorare la propria condizione sociale. La sede è situata nelle Alpi Bavaresi. Vi si addestrano lottatori sadici e scorretti, temprati da allenamenti tanto sovrumani quanto assurdi. Lì stringe amicizia con un certo Daimon. L’esame finale consiste nel combattere contro una belva feroce. Naoto sceglie una tigre. La uccide e diventa un lottatore mascherato professionista, con l’obbligo di versare a Tana delle Tigri la metà del compenso vinto in ogni incontro. Tornato in Giappone, si presenta sul ring come Uomo Tigre.

Pubblico e avversari non lo amano. Combatte con ferocia, senza lesinare i colpi bassi. Tanto è vero che spedisce all’ospedale parecchi suoi colleghi. Si guadagna ben presto il nomignolo di “Diavolo Giallo”. Ma a lui non interessa. Almeno fino a quando non va a fare visita a Ruriko. La ragazza, ora, gestisce insieme al fratello Wakatsuki l’orfanotrofio nel quale è cresciuta insieme a Naoto. Però non se la passa bene. Si è indebitata con un boss della yakuza: e se non riesce a restituire i soldi, dovrà chiudere bottega. Per aiutarla, Naoto smette di passare a Tana delle Tigri la metà dei soldi che guadagna. Il che innervosisce l’organizzazione.

Tra gli ospiti dell’orfanotrofio c’è un ragazzino di nome Kenta. Soggetto difficile. Irruento e ribelle, disprezza Naoto che considera un damerino. Adora, invece, l’Uomo Tigre e vorrebbe diventare anche lui un lottatore spietato. Quando il protagonista viene a saperlo (glielo dice Ruriko, che ha capito chi si nasconde dietro la maschera), volta pagina. Decide di essere un modello positivo per tutti i ragazzi che lo seguono. Smette di combattere slealmente. I proventi degli incontri saranno inoltre utilizzati per aiutare gli orfani meno fortunati di lui.

La reazione di Tana delle Tigri non si fa attendere. È un traditore e deve morire. L’esecuzione della sentenza viene affidata a Mr. X, un uomo alto e magro dalla pelle color lilla. Oltre a portare con una certa eleganza monocolo e bastone, indossa cappello a cilindro, smoking e mantello. È lui che recluta tutti i lottatori malvagi incaricati di uccidere il protagonista, organizzando una serie di pseudo-incontri. Il suo passato è avvolto dal più impenetrabile mistero. Muore verso la fine della serie, in maniera abbastanza idiota: rimane coinvolto in un incidente stradale mentre cerca di eliminare personalmente Naoto.

All’inizio, pubblico e lottatori non si fidano. Uno come lui, pensano, non può cambiare dall’oggi al domani. Invece, poco per volta, Naoto convince gli scettici. Tanto è vero che si guadagna la fiducia di Mr. Baba e Antonio Inoki, i quali lo accettano nella Federazione di Lotta Giapponese.

 

Quando la realtà si ispira alla finzione

Apriamo una parentesi. Baba, Inoki e l’Uomo Tigre sono realmente esistiti. Del primo non possiedo notizie precise, mentre so che il secondo era un vero e proprio idolo. Per quanto riguarda il terzo, è uno di quei casi in cui la realtà s’ispira alla finzione. Nel 1981, in omaggio alla serie animata, nasce Tiger Mask, al secolo Satoru Sayama, che si ritira nel 1985. Io ne ho ammirato le gesta sull’allora circuito televisivo Odeon. Era capace di cose che sembravano impossibili. Fra i suoi avversari citerei l’americano Dinamite Kid e il pittoresco Villano III, agilissimo lottatore mascherato. Sayama viene esiliato dal mondo del catch per avere dichiarato in un libro che tutti i match sono combinati.

Intanto salta fuori Tiger Mask II, alias Mitsuharu Misawa, smascherato nel 1990. Segue Tiger Mask III, Koji Kanemoto, sconfitto dal lottatore mascherato Jushin “Thunder” Riger. Dopo di che, torna in campo il primo Tiger Mask, con il nome di Tiger King. Contemporaneamente, lancia Tiger Mask IV, sulla cui reale identità non ho trovato alcuna notizia.

 

Verso il dramma

Torniamo all’anime. Nell’economia della vicenda, Baba riveste una maggiore importanza rispetto a Inoki, che diventa amico dell’Uomo Tigre dopo averlo sconfitto. C’è un avvenimento che funziona un po’ da spartiacque, nella serie. Mr. X propone a Naoto di partecipare al “Torneo dei lottatori mascherati”. Si tratta di una trappola. I partecipanti sono lì per ucciderlo. Lui, però, accetta. Vuole utilizzare i soldi in palio per fare operare una bambina cieca. Inoki e Baba si oppongono, ma il secondo lo aiuterà, travestendosi e assumendo l’identità di Grande Zebra. Inutile dire che il piano di Mr. X fallisce.

Uomo Tigre esce dal torneo consapevole di dover sviluppare una mossa finale tutta sua, che gli permetta di assestare il colpo di grazia agli avversari. Si inventa la Super Caduta Tigre. Grazie alla quale partecipa ai Campionati di Lotta Asiatici come rappresentante del Giappone. Vince il titolo di campione Continentale, ma gli neutralizzano la Super Caduta. Elabora allora un’altra mossa un po’ macchinosa.

Sembra un periodo molto positivo, per Naoto. Il suo passato è ormai storia vecchia. Il pubblico lo ama. I lottatori lo rispettano. E non combatte più da solo. Al suo fianco ci sono altri due “traditori” di Tana delle Tigri. Il primo è Daimon, conosciuto come Mister Fudo. La sua maschera rappresenta il Dio giapponese del Fuoco. Il secondo è il giovane Ken Takaoka. A 15 anni si iscrive a Tana delle Tigri per garantire un futuro migliore alla propria famiglia. Lo convincono che la madre sia morta per colpa dell’Uomo Tigre, nei confronti del quale sviluppa un odio inimmaginabile. Lo affronta nei panni del Demone Giallo, durante un incontro all’ultimo sangue. Fortunatamente capisce da che parte stanno i buoni.

Verso la conclusione, l’anime subisce un’improvvisa accelerazione verso il dramma. Il capo di Tana delle Tigri è stanco dei continui fallimenti. Mette in campo i tre lottatori più forti dell’organizzazione: Grande Tigre, Grossa Tigre e Tigre Nera. Il primo ferisce gravemente Ken, che però riesce a salvarsi. Gli altri due combattono in coppia contro Naoto e Daimon. Quest’ultimo uccide i due sicari, ma muore per le ferite riportate. Per il protagonista è un colpo durissimo.

L’incontro finale dura due episodi, e vede di fronte l’Uomo Tigre e Grande Tigre, il capo supremo di Tana delle Tigri, uno che sa il fatto suo. La svolta del match avviene quando strappa la maschera a Naoto. Da quel momento, il protagonista perde il controllo delle proprie azioni. Manda a quel paese regole e principi, e diventa una furia. Risultato: Grande Tigre muore e la sua organizzazione si sfalda. Sconvolto per quello che ha fatto, Naoto corre all’aeroporto. Deve andarsene. Promette, però, di ritornare.

L’animazione è scarna e i disegni un po’ rozzi. I personaggi sono tracciati quasi con l’accetta, dal punto di vista grafico. La trama è semplice e lineare, incentrata sull’evoluzione spirituale di un uomo, più che sui vari incontri di catch. Racconta la storia di una redenzione. Naoto deve riscattare gli errori commessi come lottatore malvagio, e lo fa per amore dei bambini. Riesce a convincere tutti del proprio cambiamento. Non è una creatura perfetta. Il coraggio e la determinazione non lo mettono al sicuro da dubbi, ripensamenti e paure.

Nonostante tutto, l’Uomo Tigre è solo. Come ogni guerriero che si rispetti, ha scelto il cammino più difficile, quello che lo ha messo in condizioni di superare i propri limiti. Ha dovuto davvero sconfiggere se stesso, prima di qualunque altro avversario.

 

Un nuovo Uomo Tigre

La vicenda dell’Uomo Tigre prosegue nel 1981 con L’Uomo Tigre II (Tiger Mask nisei). Le differenze rispetto alla prima serie sono evidenti. Intanto è più breve: 31 episodi. Disegni e animazione sono nettamente superiori, ma non sembrano supportati in maniera adeguata dalla storia. Mancano pathos e drammaticità. Non che qui ci siano soltanto rose e fiori, ma il protagonista, Tommy Aku (nome spudoratamente inventato dalla distribuzione italiana), non ha certo il carisma di Naoto Date, e tanto meno quei dubbi e quelle incertezze che lo rendevano umano, oltre che credibile.

Sono passati nove anni dalla fuga del primo Uomo Tigre. Anche il secondo è ricco. Viaggia a bordo di una ridicola auto trasformabile (da bolide rosso diventa una macchina-tigre). La sua base è una piramide mimetizzata nella foresta e ha come fedele compagna una tigre con tanto di armatura. Come copertura, svolge la professione di giornalista sportivo, nella quale si dimostra imbranato e svogliato. Al suo fianco, troviamo Midori, una collega che – vedi caso – ha un debole per lui.

Ma che fine ha fatto Naoto? Lo scopriamo all’inizio della serie. Coerentemente con i propri principi, è morto per salvare una bambina da un incidente stradale. Ne parlano senza però mostrare nulla. (Pare, invece, che nel fumetto muoia insieme a Grande Tigre).

Nel frattempo, qualche cambiamento c’è stato. Mr. Baba è scomparso. Non si sa che fine abbia fatto. Però c’è ancora Antonio Inoki. Che ha molto più spazio, rispetto alla prima serie. Viene sfidato dalla Federazione di Lotta Spaziale, una nuova organizzazione in perfetto stile Tana delle Tigri. L’Uomo Tigre Secondo offre la propria collaborazione. Insieme, i due formano una coppia imbattibile.

Il passato di Tommy non è problematico e tormentato quanto quello di Naoto. Sebbene non compaia nella prima serie, era anche lui ospite dell’orfanotrofio gestito da Ruriko. Però non è Kenta. Alla morte del primo Uomo Tigre, decide di diventare un lottatore professionista. Entra a far parte della rinata Tana delle Tigri. Raggiunto il proprio obiettivo, il ragazzo lascia l’organizzazione senza che nessuno cerchi stranamente d’impedirglielo. Viaggia per il mondo, imparando svariate tecniche di combattimento. In Egitto conquista l’ambitissima Cintura Delle Piramidi, destinata al vincitore di un torneo segreto che si tiene ogni quattro anni. La metterà in palio nel corso della vicenda. Torna in Giappone, dove scopre una Piramide. La ribattezza Piramide Delle Tigri e la trasforma nella propria base. In essa crea una scuola per lottatori, della cui esistenza metterà a parte Inoki, ricevendone tutto l’appoggio possibile.

L’Uomo Tigre Secondo, indossa una maschera e un costume notevolmente meno rozzi e più elaborati rispetto a quelli di Naoto. Anche la sua entrata in scena è piuttosto spettacolare. Si presenta avvolto da un ampio mantello che lancia sempre in aria. Per nascondere la propria identità, s’inventa un alter ego goffo e impacciato. Sembra non abbia particolari mosse segrete, ma è fortissimo. Il nemico, come detto, è la Federazione di Lotta Spaziale, a capo della quale c’è Mister Hassan, ricchissimo petroliere e tiranno di un imprecisato paese arabo.

La storia procede senza grandi sussulti. Tommy si muove su due fronti. Combatte sul ring, spesso al fianco di Inoki. In più, fornisce il proprio sostegno ai ribelli intenzionati a rovesciare il regime di Hassan. Nel frattempo, Midori scopre la vera identità dell’Uomo Tigre Secondo.

Il finale è drammatico, ma non tragico come quello della prima serie. Tende più al malinconico, ecco. L’ultimo avversario è il lottatore mascherato Joe Forte, che si batte lealmente. Una volta sconfitto, rivela di essere Mister Hassan. A quel punto, anche Uomo Tigre Secondo si toglie la maschera. Visto che il capo della Federazione ha ammesso la propria disfatta, la sua missione può dirsi compiuta. Tutti rimangono a bocca aperta. Mai più avrebbero pensato che il loro idolo potesse essere il timido e impacciato Tommy Aku. Ma l’incontro non è finito: Hassan chiede e ottiene di poter proseguire a oltranza. Muore per un attacco cardiaco proprio nello stesso momento in cui la sua dittatura crolla.

Conclusione sotto la neve. Tommy prende sotto braccio Midori, che si è innamorata di lui, e le promette che non sarà mai più sola…

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