“Di guerra e di noi” – Marcello Dòmini

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Voto redazione

5 stelle

Data di pubblicazione

15 Ott, 2020
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Un romanzo di crescita e di formazione: intorno a due fratelli di Castenaso, alle porte di Bologna, si snoda un trentennio cruciale del Novecento italiano, una grande guerra mondiale, il Fascismo, un altro conflitto devastante e la Resistenza.

“Accidenti, un generale!”

Soccia, un generèl!“. Il fratellino guarda ammirato l’ufficiale dell’Esercito che sta bussando al Mulino per parlare con la mamma. Il più grande gli rifila uno scappellotto: “To, mo, non vedi che l’è un capitan?“. Dal dialetto si dovrebbe comprendere che siamo nel Bolognese, dal seguito si apprende ch’è in corso la guerra 1915-18 e si entra subito nel vivo della storia di Ricciotti e Candido, due fratelli di Castenaso, raccontata da Marcello Domini nella sua opera prima, un ampio romanzo, “Di guerra e di noi”, ben 672 pagine nella veste grafica classica della collana Romanzi e Racconti Marsilio, casa editrice veneziana per un medico bolognese (marzo 2020, 21 euro).Professore associato nella facoltà di medicina dell’Università felsinea, Domini è specializzato in chirurgia pediatrica, a suo agio tanto col bisturi che con la penna o la tastiera, come dimostra in questo gran bel libro, scritto con mano sicura e che si fa divorare. La storia è quella “di noi”, dei bisnonni e dei nonni che hanno vissuto gli anni in cui si svolge il racconto. 1917-1945, questo l’arco temporale delle vicende di formazione di due ragazzi e poi uomini. Due guerre, il Fascismo, la Resistenza, in un’area, quella bolognese, in cui l’opposizione al regime si manifestò con forza, dopo un’adesione iniziale altrettanto viscerale al partito e al pensiero unico, che avevano nel gerarca Leandro Arpinati l’esponente di riferimento.Una figura complessa quella del dirigente politico e sportivo forlivese, piena di chiaroscuri che l’autore mette in evidenza con cura, dal momento che per Ricciotti quel dottor Arpinati ex anarchico, poi interventista, sansepolcrista, squadrista, individualista, rivoluzionario e fascista dissidente era un punto di riferimento e un amico.

Il papà è caduto al fronte

Quando il tenente, che aveva la stessa divisa e gli stessi baffetti del babbo, va via da casa, i due ragazzini apprendono da tutte le donne in lacrime di avere un papà eroe. Gaetano Chiusoli è caduto in Trentino, nel settembre 1917, ora i fratellini sono orfani.Ricciotti ha soltanto 9 anni, ma deve farsi subito grande. Il papà aveva alle dipendenze una decina di braccianti, ma la guerra ha lasciato solo i più anziani e lui dovrà impegnarsi ad accudire almeno agli animali, perché gli altri se ne sarebbero dimenticati.Candido ha tre anni di meno ed è destinato al Collegio Ungarelli, una delle scuole più esclusive di Bologna, che non si potrebbero permettere se non avessero diritto a un posto per orfani di guerra, a spese dello Stato.I pianti del bambino commuovono Ricciotti, che fa il bel gesto. “No, mamma, vado me. Candido l’è ancor un cinno, l’ha bisogn ed tu. È giusto che vado me“.Così è Ricciotti che va in collegio, fuori Porta Santo Stefano. È ribelle, ma solo per spirito di giustizia e sa il fatto suo. A scuola è bravo, segue con profitto gli insegnamenti. La direttrice lo considera un giovanotto di valore e gli perdona certe scappatelle notturne a caccia di uova di quaglie. Sarà lei ad avviarlo dopo gli esami a un impiego presso il fascio di combattimento, con una lettera di presentazione per il dott. Leandro Arpinati.

Candido si accompagna alle brutte

Il ragazzo viene assunto come scrivano, poi va a lavorare in banca. Cresce e stringe un sodalizio col suo mentore, Arpinati.Intanto, rimasto al Mulino a fare l’uomo di casa, anche Candido diventa un ragazzone, più alto e robusto di Ricciotti, ch’è orgoglioso del fratello e lo coinvolge nella sua comitiva bolognese. Ne fanno parte altri fusti, giocatori della squadra di calcio che spopola e vince campionati. È chiacchierando con alcuni di loro che Candido regala una lezione sul carattere delle ragazze di allora. Gli chiedono perché nelle sale da ballo, con tante carine in giro, lui vada ad accompagnarsi a quelle “con più bruttisia addosso“. Risponde con un sorriso furbo che le belle sono abituate ad essere corteggiate, se la tirano e per un bacio sulla guancia occorre sudare sette camice. Quelle solo un po’ bruttine non si accorgono di esserlo e fanno le sostenute anche loro, quindi bisogna faticare lo stesso e non ne vale la pena. Ma se una è molto ma molto brutta, è consapevole di esserlo e per conquistarla basta fare un po’ il carino, perché teme che l’occasione non si ripeta più e si dimostra subito cordiale.

L’esperienza insegna

D’altra parte, anche il regime fascista ricorrere a qualche magheggio per essere all’altezza delle altre potenze, senza meritarlo. Come spiega Arpinati ai suoi, l’Esercito italiano è l’unico ad avere adottato il sistema binario, tutti gli altri mantengono il ternario, in cui ogni divisione è formata da tre reggimenti su tre battaglioni ciascuno. Bene, dal 1938 quelle dell’Italia di Mussolini sono articolate su due soli reggimenti, uno in meno per ogni divisione. “Così hai lo stesso numero di divisioni, se non di più, ma i tuoi uomini sono di meno… siamo più snelli e veloci, ma la velocità dipende da quanti autocarri hai e quelli non ci sono“.I fratelli Chiusoli di Castenaso si stringono intorno alla mamma, tirano su l’azienda paterna, pensano anche a mettere su famiglia.La loro è una bella storia, in un mondo semplice ma in un momento convulso, con un grande evento nel contesto mondiale. Candido entra in contatto con la Resistenza, la guerra entra nella vita dei Bolognesi, la città è sorvolata dalle fortezze volanti, le bombe cadono, qualche edificio è colpito, più d’uno. Quante vite strappate e chi se ne va, non merita di andarsene.

Fabio Massimo

Recensore

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Con Siena nel cuore e il mare sotto i piedi, leggo da bambino e "navigo" con la fantasia ancora più lontano delle rotte sui mari che una volta o l'altra intraprendo per dovere e passione.

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