La gestione approssimativa dei cartoni animati giapponesi

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Data di pubblicazione

19 Ago, 2019
candy candy in primo piano
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All’insegna dell’approssimazione

Al loro apparire sugli schermi televisivi italiani i cartoni animati giapponesi sono stati gestiti con una certa approssimazione. Occidentalizzazione dei nomi. Censure ingiustificate. Incomprensibile soppressione di interi episodi. Per non parlare dei doppiaggi talvolta arbitrari (valga un esempio su tutti: il gatto Giuliano di Kiss me Licia, muto nell’originale).

Questo pressapochismo ha coinvolto perfino i testi di alcune delle sigle italiane.

Gli autori, infatti, erano spesso costretti a scriverli senza sapere nulla né della trama della serie né della cultura nipponica, commettendo in questo modo errori grossolani che si sarebbero potuti evitare con un minimo di documentazione.

Ho in mente due esempi ben precisi.

 

Candy Candy e il gatto

Il primo riguarda la sigla della serie Candy Candy, storia di una ragazzina che se non ammazza per lo meno ammacca tutto quello che le capita di toccare.

Nella seconda strofa del testo leggiamo:

 

È zucchero filato, è curiosità,
è un mondo di pensieri e libertà
È un fiore delicato, è felicità,
che a spasso col suo gatto se ne va

 

Chi ha visto il cartone animato lo sa: Candy ha una specie di animale di compagnia che la segue spesso nelle sue avventure, donandole affetto e conforto nei momenti difficili. Si chiama Klin, ma non è un gatto: è un procione. Fra l’altro è stato ideato dagli sceneggiatori della serie animata: nel fumetto, infatti, non c’è.

 

Ninja o samurai?

Gli errori più grossi sono contenuti nella sigla di Sasuke, il piccolo ninja. La interpretano i bravissimi Cavalieri del Re.

Prendiamo le seguenti due strofe:

 

Sasuke, Sasuke, guerriero nobile
difendi con furore l’amico debole
nessuno ti può vincere perché
tu sei cintura nera a karatè

 

Sasuke, Sasuke, col tuo kimono
sei così feroce ma in fondo buono
sconfiggere il tiranno tu saprai
o nobile guerriero samurai

 

Sasuke viene definito samurai, parola che deriva dal verbo samuraru o saburaru e significa colui che serve. Il samurai era il guerriero al servizio dei vari signorotti locali. La sua missione era servire il proprio padrone e seguirne la sorte, buona o cattiva che fosse.

Sasuke non c’entra nulla con il samurai: lui è un ninja. I samurai disprezzavano i ninja: li consideravano uomini senza onore perché si occupavano di tutto ciò che un vero guerriero considerava disdicevole: spionaggio, delitti di stampo politico, e quant’altro. In altre parole, erano una specie di mercenari.

In più, il ragazzino non indossa alcun kimono, e non pratica il karate, bensì il ninjutsu, arte marziale i cui segreti erano tramandati di padre in figlio e le cui tecniche erano spesso basate sull’illusione e la destrezza, tanto da sembrare magiche.

Tutti errori comprensibili, perché i Cavalieri del Re si sono trovati a dover redigere il testo della sigla essendo a digiuno di cultura giapponese, e senza sapere quasi nulla circa la storia raccontata nel cartone animato. Cosa che ora, per fortuna, non accade più. Almeno credo.

Enrico Cantino

Recensore

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Enrico Cantino dovrebbe aver superato la cinquantina, ma non ne è sicuro nemmeno lui. Ha una laurea in materie letterarie, un blog su Tumblr e svariate passioni: i gatti, la scrittura, la lettura, i cartoni animati (giapponesi, in particolare), i "filmacci" come li chiama lui (horror, azione, demenziale, fantascienza, ecc. ma non disdegna qualche pellicola "seria"). Ha pubblicato con Mimesis, casa editrice di Sesto San Giovanni, sei libretti sulle serie animate nipponiche suddivise per generi: robottoni, eroine, guerrieri, sport di squadra, maghette, rapporti di coppia. Può darsi riesca anche a pubblicare qualcos'altro. Adesso vede.

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