“Il caos da cui veniamo” – Tiffany McDaniel

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Voto redazione

4 stelle
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7

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“Il caos da cui veniamo” è il secondo romanzo di Tiffany McDaniel pubblicato da Atlantide nel 2018 e riproposto nella collana I blu di Atlantide dal 2021. In realtà è il suo primo in assoluto, scritto quando aveva diciotto anni, nel 2003.

Trama de Il caos da cui veniamo

Monti Appalachi, anni Cinquanta. La giovane Bitty vive con la sua famiglia numerosa nell’Ohio del Sud, retrogrado e crudele. Le origini di suo padre risalgono ai nativi americani, così la società non perdona la loro diversità, così evidente.

“A volte è questione di un attimo. La morte arriva come un sasso che scivola sott’acqua senza sollevare spruzzi.”

Si formano delle dinamiche interne ed esterne che nel giro di venti anni portano tutti i membri verso le loro sorti, tra le più disparate.

Recensione

Ho iniziato la mia conoscenza di Tiffany McDaniel da questo libro perché è stato scelto come lettura condivisa di dicembre dal gruppo Facebook “The book Club Italia”. Per la prima metà mi sono stupita di come la lettura scorresse fluida e coinvolgente, sia per lo stile sia per la crudezza dei fatti narrati. L’autrice non fa sconti a nessuno.

L’ho ripreso ad aprile e ho ritrovato la stessa meraviglia e la stessa presa su di me.

Poi, però, a settanta pagine dalla fine, mi è successa una cosa. È successo che ho cominciato a dubitare.

La figura della protagonista è centrale e irrimediabile. Nella vita si porterà un carico di peccati e di sensi di colpa gravissimi, senza scampo. Inenarrabili.

Ma è proprio questo, il punto. “Il caos da cui veniamo” sembra diventare, a un certo punto, un coacervo di disgrazie concentrate in quattrocento pagine, dove la vita sembra divertirsi a mitragliare questa povera famiglia.

“Ogni storia diventa un’altra nell’archivio di un uomo che desidera un destino diverso”

Non sono riuscita a trovare altre informazioni se non che questo romanzo è ispirato alla vita di sua madre e dedicato alla sua figura. Anche se a me per prima capita di commentare un evento assurdo come qualcosa che, se messo in un romanzo, sarebbe bocciato perché ritenuto esagerato, non posso fare a meno di stupirmi di fronte a tutto questo dolore.

Comunque è un libro che ho riempito di piegature e che sicuramente è da rileggere.

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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