“Il ciondolo di Alice”- Filippo Nanni


Voto: 3.5 stelle / 5

“Il ciondolo di Alice” di Filippo Nanni, scrittore, saggista, voce autorevole del giornalismo italiano, è un romanzo che veste di giallo un dramma esistenziale vissuto in sordina, senza disturbare nessuno (Vallecchi Editore 2025, 138 p.).

Ringraziamo l’ufficio stampa 1A comunicazione e la casa editrice per la copia digitale ricevuta in omaggio.

Trama di Il ciondolo di Alice

Le avventure letterarie di Dexter e Manzini riempiono solo in parte le giornate di un ex cronista che ha appena tagliato il traguardo della pensione. Non è facile riorganizzare la routine e superare l’impasse di sentimenti contrastanti. La nostalgia per un lavoro ad alto tasso adrenalinico. La percezione che il tempo – prima non bastava mai – sia diventato troppo. I primi sgambetti della salute. Ma chi fa il giornalista, lo rimane per sempre: la spinta a cercare, scavare, capire diventa la sua compagna di viaggio.

Così decide di fare qualche ricerca su Alice, cui pensa spesso perché i ricordi non chiedono il permesso di occupare i nostri spazi:

Come faccio a non pensare ad Alice, alla sua fine prematura, alle tante domande senza risposta. Resta la convinzione di non aver cercato meglio, come ci impone il nostro mestiere

Venticinque anni, molto da dire e da fare, una vita privata di cui in redazione trapelava poco o nulla. Discreta e determinata. Alice la ricordano così. Poi lo strappo del destino:

Distesa, supina. Indossa una maglietta verde e pantaloncini da mare blu. Le scarpe sono ai piedi del letto, non allineate. Non ci sono dubbi: è un corpo senza vita

A fare la macabra scoperta è stata una collega, insospettita dalla sua assenza in redazione perché Alice era una professionista modello. Superato lo sconcerto e considerati i problemi di salute, il suo decesso si accoda in silenzio all’anonimia di una statistica. Nessun dubbio sulle cause. La morte improvvisa di questa ragazza, approdata nella capitale per sfondare nel giornalismo televisivo, smette presto di fare notizia.

Recensione

“Il ciondolo di Alice” è un noir atipico nel panorama nostrano per il timbro deflesso, crepuscolare, intimista che segna un’indagine altrettanto atipica, condotta da un giornalista di lungo corso. Nessun omicidio efferato o countdown per individuare il responsabile. Assenti depistaggi e inseguimenti.

È vero che i giornalisti- detective abbondano, pensiamo ai personaggi creati da Enrico Franceschini, Fabrizio Roncone, Giangavino Sulas senza contare i colleghi del piccolo schermo. Ma questa volta ad animare il giornalista non è la ricerca di verità e giustizia, quanto il senso di colpa, l’aspirazione un po’ egoistica di fare pace con la propria coscienza. Il nostro protagonista ha accettato la scomparsa della collega senza porsi troppe domande. È questo il suo rovello. Una nota stonata con il profilo professionale di chi, secondo il codice deontologico, si è impegnato a tutelare la verità senza distorsioni o manipolazioni. Eppure all’epoca dei fatti non c’era motivo di approfondire la morte di una ragazza che aveva coronato il sogno di lavorare per un network importante. Una ragazza sfortunata.

Con queste premesse, al giornalista non resta che giocare la carta dell’autopsia psicologica per delineare a ritroso alcuni tratti della vittima, personalità, stile di vita, relazioni a partire dalla famiglia. Entra nel mondo di Alice in punta di piedi, con rispetto e cautela per non accollarsi la responsabilità di riaprire, inutilmente, vecchie ferite. Cerca informazioni che diano spessore all’ologramma di un’esistenza riservata. Trova solitudine, sofferenza, coraggio, il desiderio di fare la cosa giusta. Le pagine di asciutta espressività dedicate a chi se n’è andato e a chi resta sono le più belle. Infatti come dimostrano recenti fatti di cronaca (pensiamo al caso di Garlasco), andare alla ricerca di una verità diversa da quella accettata dai famigliari non fa che aggiungere dolore al dolore. Affatto scontato il finale, nel segno di quella misura che impronta la narrazione.

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