
Torna in libreria, in una nuova edizione, un classico del giallo hard boiled. Il marchio editoriale Fanucci TimeCrime, specializzato in tutte le declinazioni del thriller italiano e straniero, ha da poco riproposto “Il colpo gobbo” (The Big Kill) di Mickey Spillane pubblicato nel 1951 e due anni dopo nel nostro Paese (Fanucci TimeCrime Editore 2025, traduzione di Emanuela Foglia, 240 p.).
Nella stessa Collana Piccola Biblioteca del Crimine sono usciti i capitoli precedenti della serie Mike Hammer: “Ti ucciderò”, “Una ragazza e una pistola”, “La vendetta è mia”, “Tragica notte”.
Ringraziamo l’agenzia 1A comunicazione e la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.
Trama de Il colpo gobbo
Un famoso gioco della Settimana Enigmistica, “Trova l’intruso”, consiste nell’individuare in un’immagine di gruppo l’elemento dissonante che stride con l’insieme. Se applichiamo tale logica al disegno narrativo di questo noir metropolitano, scopriamo che di intrusi ce ne sono parecchi. Tasselli sbagliati, storti, eccentrici che hanno invertito il senso di marcia della morale, del senso comune e della legalità. A cominciare dalla prima scena ambientata in un bar malfamato, dove il protagonista siede in disparte pensando ai fatti suoi. Fin qui nulla di strano.
All’improvviso parte la prima stecca. Una specie di fagotto contenente un bambino, si scopre a breve, viene abbandonato da un tizio nel locale. Appena il tempo di uscire che due colpi di pistola lo freddano in mezzo alla strada. Forse un malvivente. Forse un uomo onesto che non può occuparsi di quello che sembra il figlio. Magari finito in un brutto giro. Perché ammazzarlo?
“Maledicevo i creatori di vedove e orfani e ogni dannata feccia che trovava necessario uccidere perché il loro dio era di carta stampata verde“
A seguire si intrecciano vicende in apparenza disparate che hanno in comune qualcosa fuori posto, come il piccino nella bettola. Un ladro rapina l’appartamento sbagliato. Una lettera scottante non viene spedita all’indirizzo giusto. Una talpa insospettabile spiffera le mosse delle forze dell’ordine. Un’ereditiera sembra costretta a lavorare, mentre un’ex attrice di seconda fila vive alla grande. Poi gangster, signori del crimine, allibratori, informatori, politici, private eyes che giocano sporco. E un relitto umano che ha barattato il dono dell’amicizia.
“Il marcio di quella storia era la punta di un pugnale che mi scavava nel cervello. L’incredibile malvagità era proprio lì davanti a me. Per tutto il tempo ero inciampato su quell’unica pietra che mi aveva fatto cadere di faccia. Mi era sfuggita perché era così maledettamente piccola, ma ora spiccava come un’enorme roccia bianca illuminata da un riflettore“
Il detective Hammer sarà costretto a districarsi, a rischio della vita, in una ragnatela complicatissima di usura, scommesse clandestine, gioco d’azzardo, estorsione, colpi bassi dove niente è come sembra. Spiazzante il finale.
Recensione
È cronaca recente la notizia che l’iconico investigatore Mike Hammer sarà interpretato da Matthew Mc Conaughey nel prossimo adattamento cinematografico di un romanzo di un padre del genere hard boiled. Sul soggetto, al momento bocche cucite. Un attore forse troppo affascinante per calarsi nei panni di un Uomo non particolarmente bello, osserva ne “Il colpo gobbo” uno schianto di attrice che lo corteggia spudoratamente. Ma capace di essere arrogante, spietato, beffardo, a suo modo tenero, in linea con il personaggio creato da Mickey Spillane nell’immediato secondo dopoguerra.
Un vero macho
Emblema dell’individualismo americano, Mike Hammer è uno che picchia duro e viene ripagato con la stessa moneta. Ma, fuor di metafora, in un orizzonte dominato dall’avidità, il denaro non gli interessa. Aggressivo e violento, difende i deboli dalle ingiustizie armato di una brutalità – impulsiva e autoassolutoria – pari a quella dei cattivi. Cosa c’è di più indifeso di una creaturina abbandonata in un locale malfamato senza più nessuno al mondo?
Se il successo del personaggio deve molto anche all’erotismo delle figure femminili, la sua intensità dipende dalle contraddizioni caratteriali a marcarlo stretto. L’investigatore è un misantropo oggetto del desiderio; spietato senza cinismo e vulnerabile. Animato da un senso civico così estremo da infrangere ogni regola in nome della legge.
In controtendenza con i gialli, dove gli inquirenti non brillano per capacità investigative e sono in competizione con il detective, Spillane punta su una dinamica più articolata. Mike Hammer vanta una linea di credito con il Capitano della Squadra Omicidi di New York, uno tosto, amico di vecchia data. La loro intesa per la scoperta della verità viene modulata dal compromesso puntualmente disatteso dal conflitto di interessi. Il poliziotto è frenato dal ruolo istituzionale. L’investigatore avanza da battitore libero. Non guarda in faccia nessuno per seguire la sua pista. In questa brutta faccenda, scatenata dall’abbandono di un minore e una raffica di morti ammazzati, è così testardo da mettersi contro l’amico e il procuratore distrettuale.
Lezioni di stile
La sua scrittura ha fatto scuola. Per esempio James Ellroy (che la frantuma in chiave parossistica con virtuosismi estranei a Spillane) ha ammesso di aver divorato tutti i suoi romanzi appena adolescente. Diretta, cruda, rapidissima nelle scene d’azione. Altrettanto esplicita in quelle sentimentali, perché nei suoi romanzi le donne che fanno perdere la testa non mancano mai. Donne volitive che l’uomo se lo prendono.
Qui c’è l’imbarazzo della scelta tra Marsha ed Ellen, due figure complementari a nascondere un segreto. Fitti i dialoghi. Gusto del colpo di scena e delle emozioni a contrasto. Passaggi bruschi e angolazioni claustrofobiche nel sottobosco urbano della Grande Mela dove è sempre notte, fioca la luce e piove. Un telaio filmico dal ritmo adrenalinico.
“Il colpo gobbo” di Mickey Spillane è un appuntamento irrinunciabile per gli appassionati del genere hard boiled e per quanti non lo conoscono ancora.
Isabella Fantin



