“Il cuore non ha le rughe” – Ferri Spandri

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Voto redazione

3 stelle

Data di pubblicazione

15 Giu, 2021
loro-copertina
7

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“Il cuore non ha le rughe” dell’autrice di Lecco Ferri Spandri è un romanzo autopubblicato con Youprint nel marzo 2021. Ringraziamo l’autrice per la copia cartacea inviata in omaggio.

Trama de Il cuore non ha le rughe

1977/1979: a ventidue anni si è liberi di decidere e di certo di uscire dai canoni che ci vengono imposti. L’università Carlotta, la amava molto, il suo obiettivo laurearsi in scienze naturali. Ma uno spirito anticonformista come Carlotta, Lotti per tutti, aveva anche altri obiettivi di cui occuparsi. Figlia della borghesia bene evade spesso dalle catene impostele, nasconde l’amore e le passioni del sesso che non disdegna di sperimentare. Proprio questa sua ricerca del proibito e del ribelle, la porta in questo biennio ad una infausta scelta, sarà lui Ramon a rendere un mare in burrasca tutta la vita Lotti.

1980, Lotti orgogliosa di sé nonostante le prime avvisaglie di intolleranza, è un fiore sbocciato nel giardino dell’amore. Ma ogni fiore deve essere curato, ogni giardino ha erbacce che crescono come edera soffocante la nuova vita. Lotti avrà mille prove da superare, ma la sua giovane età e la vita dentro ella le daranno la forza di persistere e credere.

1980/1982, la relazione si complica, ma Lotti ha sempre il cuore aperto al proprio amore, Lotti ama l’amore in tutte le sue sfumature, avere un figlio le dà piacere e passione, due cose che la rendono al quanto cieca, pure le peggiori prove al suo fisico e alla sua psiche non la risvegliano, Lotti crede nell’amore.

1986/1988, mille impegni occupano le giornate di Lotti, le giornate erano piatte, quasi asessuate, senza un momento per dedicarsi a loro due, Ramon come un leone in gabbia con istinti e necessità non riesce a contenere la propria esuberanza, Lotti piega di stanchezza accetta ogni suo fare.

1994, nulla può essere stabile se costruito su basi precarie, Lotti apre i lividi occhi, vede una altra realtà, riesce a guardare oltre il sesso oltre l’amore che forse amore non era, ha finalmente la capacità di risvegliarsi, ora Lotti potrà riprendere il proprio viaggio di libertà, ma tutto ciò a che prezzo?

1995, la speranza è verde come un filo d’erba, triste come gli occhi che raccontano la sofferenza, il cuore è sempre in eterna speranza, perché il cuore non invecchia mai, perché il cuore…

Recensione

A vent’anni si è inquieti, le emozioni si percepiscono con la pelle, nudi e con i desideri del piacere di sentire. Il sesso è il motore delle emozioni, quasi una dipendenza, quando poi lo si scopre esperto e senza freni, tutto si offusca e nulla è  chiaro agli occhi della passione. A vent’anni si vuole sentire, ci si dona alle cicatrici che lasciano i graffi e lividi del corpo dell’animo. Poco più che adolescenti inesperti ci si affida all’amore, ma cos’è l’amore? È forse la passione che viene appagata da un sesso quasi animalesco? Oppure è una cecità assoluta che non dà spazio al respiro di chi ne diviene schiavo?

Queste condizioni portano una donna a soccombere, a sentirsi viva nel dolore della carne e del cuore, una donna affamata d’amore cieca dal proprio uomo, talmente cieca da desiderato e da creare nuova vita. Questo succede quando lo sguardo dell’amore si inabissa nei meandri dell’animo, lo sguardo che indossa ciclicamente la maschera del pentimento, per risolvere il tutto in una notte di folle passione e una vita che avrà a crescere.

Racconti come questo, non si vorrebbero mai leggere, sono trame devastanti che  lasciano un vuoto indignitoso all’uomo e una cicatrice alla donna, questo romanzo, crudo e sincero scuote le anime in ognuno di noi, ci obbliga a farci domande su cosa è l’amore , quanto può valere l’amore, può l’amore valere un uomo? Essere egli il solo portatore di piacere che sa donare solo un momento di godimento e immediatamente dopo denigrare la stessa donna da cui ha tratto quel piacere?

“Il cuore non ha le rughe” è un romanzo che ogni donna dovrebbe leggere avendo cura di respirare il fiato pesante di questi uomini e risvegliandosi da questo incubo travestito da Principe azzurro. Ma leggendo questo romanzo, che seppur breve ti lascia con lo stomaco sotto sopra, viene spontaneo il cinismo di chiedersi dove è la Donna libera e indipendente che con tanta foga fuggiva di casa a vent’anni.

Da uomo a cui viene spontaneo il pensiero cinico, mi trovo confuso, stranito e allibito per quanto l’amore, sia inteso come amore del cuore che, come amore dei sensi, possa degenerare e degradarsi in un fondale melmoso e putrido, come può l’amore rendere tanto ciechi? Dal fondale melmoso nascono fiori stupendi come il fiore di Loto, ma lo stesso stupendo fiore altri non è che una pianta parassita e infestante, un pavone che si ruota per il piacere dell’accoppiamento.

-“…lei ha il diritto di saperlo, Ramon con me è un toro scatenato.”

– “So bene com’è, lo conosco e comunque ricorda che scopa troie come tè ma sposa quelle come me !”

Devastante è che la Donna possa sentirsi viva anche nel dolore, una donna che potrebbe avere tutto è tutta la felicità della libertà, della pace con sé stessi. A vent’anni non vi è  tale coscienza, a malapena si conosce il proprio desiderio, figuriamoci le pulsioni della carne, a trent’anni si aprono gli occhi, che vengono poi chiusi da mani dolci e sapienti dopo che il pugno ha terminato contro essi il suo percorso di ira. A quaranta non si è tra più, si persevera nella cecità assumendosi le colpe pur di non esser abbandonata e appagata con una notte d’amore, una notte d’amore, ma cos’è a questo punto l’amore?

Questo è un romanzo che leggerei alle Donne come monito, come interrogativo perpetuo che sia mai a dimenticarsi.

Codesta recensione ha dato adito di una sorta di discussione tra recensori, essa è stata in mia parte soffocata dal rispetto che si deve a chi scrive e al proprio animo. Di certo avrebbe avuto maggior merito una ristrutturazione di essa, sarebbe stato necessario un minor offuscamento e lascito di intesa nelle mie parole, come ben mi è stato apostrofato, ma considerata la tematica alquanto delicata e personale, non ritengo di avere il diritto e la capacità letteraria di potermi permettere ciò che avrei voluto apertamente dire.

Daniele Cavani

Recensore

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Mi chiamarono Daniele ma in realtà sono nessuno o meno se preferite. Leggo tra le righe del romanzo, leggo le bianche lettere scritte sul bianco foglio. Non so scrivere, a malapena so leggere le bianche parole, ma so riconoscere la sensibilità e il talentuoso esprimersi. Non amo chi si verga in virtù del lettore, non amo chi lascia un romanzo a interpretazione del vacuo. Tento di parlarvi con recensioni che evadono dalle linee del pentagramma imposto dalla massa. Non vi parlerò del romanzo, ma lo leggeremo a spalle chiuse. Nei miei viaggi al centro dell'animo oltre la corteccia, non conteremo i cerchi della vita, non avrete il chiaro e lo scuro, per averlo dovrete leggere voi stessi il romanzo proposto, io vi sferzero' con la penna che d'oca fu'. Daniele Cavani

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