“Crossroads” – Jonathan Franzen

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Voto redazione

5 stelle
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7

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“Crossroads” è il nuovo romanzo di Jonathan Franzen. Pubblicato da Einaudi alla fine del 2021, è ambientato negli Stati Uniti degli anni ‘70. In esso, le vicende della famiglia del reverendo Hildebrandt si intersecano a quelle del gruppo giovanile di Crossroads, nato all’interno della parrocchia di New Prospect, Chicago. Dello stesso autore abbiamo recensito “Le correzioni“.

Trama di Crossroads

Il nome del gruppo Crossroads viene dalla canzone “Cross Road Blues” di Robert Johnson. Becky e Perry Hildebrandt sono due fratelli adolescenti che lo frequentano, con motivazioni diverse, nonostante loro padre ne sia stato cacciato. E proprio da lui inizia il romanzo: Russ è sposato a una donna senza gioia ed è un uomo che ha bisogno di conferme su sé stesso. Le cerca attraverso la benevolenza degli altri, specie delle donne.

Anche i suoi quattro figli cercano qualcosa: un amore, la droga, un regalo di Natale, un antico legame. E sua moglie, il personaggio che più mi ha colpito, cerca sé stessa da quando si è persa in un passato pieno di sensi di colpa.

Recensione

Mi piace tanto la capacità introspettiva di Jonathan Franzen. L’ho conosciuta ne “Le correzioni” e mi aspetto di ritrovarla nei romanzi successivi, “Purity” e “Libertà”, che ho comprato ma mai affrontato perché inibita dalla mole.

Ci sono volute due letture condivise (con l’Accademia Molly Bloom e con il gruppo Facebook “Leggo Letteratura Contemporanea”) e una challenge su Instagram (con Libreggiando) per spingermi a leggerlo entro il mese di gennaio.

Non me ne sono pentita per un solo rigo.

I personaggi di Jonathan Franzen hanno tantissime sfaccettature, tanti lati positivi e tanti limiti. Sono limiti umani, gli stessi di quando ci chiudiamo nelle nostre convinzioni o subiamo le nostre paure. Franzen li espone come bucato steso; come un padre disinibito ma allo stesso tempo empatico.

“Io non voglio davvero che lui sia felice. Voglio solo che non mi lasci. Stamattina, quando l’ho visto con quella camicia, mi sono pentita di avergliela regalata. Se la sofferenza è ciò che occorre perché rimanga sposato con me, allora preferisco che soffra”.

Il suo stile narrativo è incalzante e introspettivo. L’autore si prende tutto il tempo per farci conoscere il personaggio nelle sue ambizioni e nei suoi retropensieri, nella sua bontà e nella sua cattiveria, e noi ne siamo presi totalmente.

L’unico disagio che ho provato, non so se per via delle scelte di traduzione, è nei numerosi shift temporali. Siccome seguiamo un personaggio alla volta, capitolo per capitolo, è necessario alcune volte ricapitolare quanto accaduto tra una scena e l’altra e per la scelta dei tempi verbali non è sempre intuitivo capire in quale momento siamo. Però poi ci si riprende.

“La consapevolezza di possedere in pieno quella persona, il brivido della conquista e qualcosa di più selvaggio, l’improvviso accrescimento della sua capacità di infliggerle dolore: tutto questo lo colpì come un proiettile al testosterone”.

Il gruppo di Crossroads è lo sfondo su cui si stagliano le dinamiche tra i personaggi ed è l’ispirazione di alcuni di loro. È allo stesso tempo croce che grava sulle spalle e mano tesa nel momento dello sconforto. Crossroads insieme schiaccia e solleva, condanna e conforta. I personaggi di questo romanzo attraversano e superano le loro crisi sia a causa sia grazie a Crossroads.

Consigliato!

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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