“Il porto dei sogni incrociati” – Björn Larsson

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Voto redazione

5 stelle

Data di pubblicazione

3 Nov, 2019
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7

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Cos’hanno in comune un gioielliere, una giovane Spagnola, una vedova seducente e un informatico? Hanno conosciuto il capitano Marcel, protagonista di “Il porto dei sogni incrociati” di Björn Larsson (Iperborea, 2001). E non lo riescono a dimenticare.


copertina bjorn larsson il porto dei sogni incrociati

Trama de Il porto dei sogni incrociati

Il capitano Marcel è un uomo definito spensierato, distaccato, a volte imperturbabile. È amato dal suo equipaggio perché tratta i suoi uomini come persone e non come manovali. Con la sua nave fa scalo in diversi porti. Con la sua leggerezza, i suoi occhi a mandorla e i vaghi tratti indonesiani colpisce sempre qualcuno, per il quale la vita poi non è mai la stessa. Come un virus, senza malizia si insedia nei desideri delle persone, che a un certo punto sentono il bisogno fortissimo di rivederlo. O forse non sarebbe meglio “avere semplicemente qualcuno da sognare”?

Recensione

Sono inciampata in questo romanzo perché è stato scelto come libro di ottobre dal gruppo di lettura di Pescara “Sulla traccia di Angela”, che si è formato all’interno dell’Agenzia di promozione culturale “Biblioteca Di Giampaolo”.

Giunto alla tredicesima edizione italiana, “Il porto dei sogni incrociati” si lascia leggere con la tranquillità di una brezza in mare, grazie anche alla sua struttura schematica, ai suoi incipit reiterati e alle descrizioni morbide e amorevoli che solo un appassionato di navigazione come l’autore può regalare.

Spesso ci sembra di ascoltare una fiaba e per questo in alcuni punti l’interesse è a rischio di calo. Per fortuna, il lettore ha in mente alcuni obiettivi ben precisi, come per esempio scoprire se Marcel e Rosa si metteranno insieme, perciò si va avanti senza fatica.

Più di una volta durante la lettura ho pensato di donare questo libro, appena finito, perché avevo l’impressione che fosse una di quelle storie che “non aggiungono e non tolgono”.

Una volta finito, invece, mi sono resa conto di essermi affezionata al personaggio di Marcel, anzi di nutrire una vera e propria simpatia per lui, intesa nel suo senso etimologico di partecipazione alla sofferenza o infelicità.

“Bè, è una storia commovente. Ma è sicuro di non essersi lasciato alle spalle un cuore spezzato?”

“Probabilmente ho lasciato una scheggia di desiderio. Ma che male c’è? Cosa saremmo senza desideri?”

Quella che viene definita la sua spensieratezza e che si traduce nell’impossibilità di fermarsi e di legarsi, è simile alla metafora a me cara del papavero che ha senso di esistere solo quando lasciato nel suo campo, perché appena lo cogliamo o proviamo a toccarlo si sfalda o appassisce.

“Il porto dei sogni incrociati” ci insegna che, semplicemente, esistono creature inafferrabili come un’onda o un gabbiano e ne esistono altre, di terra, che sono attirate da questa spensieratezza perché manca a loro, ma non è detto che sia possibile afferrarla. Però, insieme, se ne può cercare un’altra, personale e nuova.

Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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