“Il silenzio” – Don Delillo

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Voto redazione

3 stelle

Data di pubblicazione

18 Mar, 2021
loro-copertina
7

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“Il silenzio” è il nuovo, breve romanzo di Don Delillo pubblicato da Einaudi all’inizio del 2021. Sullo scaffale spicca per la sua copertina nera, su cui un cellulare si staglia come una lama affilata.

Trama de Il silenzio

Cosa succederebbe se tutta la tecnologia ci abbandonasse?

I personaggi de “Il silenzio” si trovano a vivere un momento topico – stanno per guardare il SuperBowl in televisione – e si ritrovano improvvisamente senza elettricità e senza campo. Il frigorifero è andato, gli aeroplani cadono, la tv è morta, i telefoni sono inutilizzabili. Sembra solo un momento, potrebbe coinvolgere un quartiere o l’intero mondo: non c’è modo di saperlo. L’unica cosa che si sa è che è infinito. Ognuno reagisce in maniera diversa: c’è chi parla nervosamente, chi resta a fissare lo schermo, chi fa l’amore per non perdere contatto con sé stesso.

E noi, come reagiremmo?

Recensione

Posso dire che questo è il mio primo Don Delillo, perché quando lessi “Rumore bianco” in qualche punto degli anni ’90 restai con un discreto disorientamento, sia perché probabilmente ero ancora troppo giovane e sia perché l’avevo scelto perché pensavo trattasse di paranormale (sì lo so, non dite niente).

Siccome è uno degli autori più nominati nei corsi di scrittura, ho approfittato della lettura condivisa di febbraio del Salotto Bloom per dargli una seconda possibilità.

“(…) e ho continuato a salire finché non ho spinto la porta del pianerottolo, ho preso la chiave dal fazzoletto appallottolato e incrostato di moccio che tengo in tasca, e ora che sono qui non sento di dovermi scusare per questa lunga sciocca descrizione di me che salgo otto piani di scale perché la situazione contingente ci dice che non c’è altro da dire se non quello che ci viene in mente, perché tanto alla fine nessuno di noi ne conserverà memoria”

Leggendolo mi sono ricordata della confusione in cui mi aveva lasciata “Rumore bianco” e mi sono chiesta di nuovo se il problema fosse stato solo la mia età. Lo stile che ho trovato ne “Il silenzio” è frammentato, molto basato sullo “show don’t tell”.

Le conversazioni sono apparentemente sconnesse tra loro, hanno pochi verbi e poche, anche se precise, possibilità di visualizzazione. A volte queste caratteristiche sono state per me un ostacolo alla comprensione della trama e delle relazioni fra i personaggi.

La cosa più interessante di questo libro, però, è nella penetrazione psicologica dei protagonisti, eterogenei ma verosimili. Ho apprezzato il movimento tra le scene che segue i due gruppi di personaggi tra loro collegati e le riflessioni che scaturiscono di fronte a questo enorme blackout apparentemente incredibile ma non impossibile.

Quello che Don Delillo sembra fotografare è uno scorcio, l’istantanea di una transizione importante colta proprio nel suo inizio. Dove ci porterebbero il disorientamento, il sovvertimento improvviso degli schemi, la forzata immobilità? È un tema forse figlio del lockdown dell’anno scorso che ci ha privato improvvisamente di molto ma ci ha salvato grazie alla possibilità di comunicare: cosa succederebbe se ci venisse tolta anche quella?

È un argomento che meriterebbe di venire proseguito con approfondimenti e ulteriori riflessioni. La sensazione che mi è rimasta è, invece, di aver letto un incipit: un racconto che debba essere ancora sviluppato.

Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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