“Il silenzio è la voce che ho scelto” – Mona Arshi


Voto: 5 stelle / 5

Nel 2025 la casa editrice 8ttoedizioni ha tradotto il romanzo di Mona Arshi “Il silenzio è la voce che ho scelto”. La traduttrice è Cristina Cicognini. Il progetto si ripropone di perseguire, uscire dagli schemi tradizionale per aprirsi a nuove sperimentazioni surreali e avanguardiste.

Ringraziamo la casa editrice e l’ufficio stampa Otago per la gentile concessione della copia cartacea ricevuta in omaggio.

Trama de Il silenzio è la voce che ho scelto

Il Silenzio come voce: Il tema centrale è il silenzio di Ruby, che paradossalmente diventa il suo mezzo di espressione più potente. Questo silenzio le permette di osservare il mondo circostante con acuta attenzione e di scavare nelle profondità del proprio essere. Le relazioni familiari sono complesse tanto da portare il lettore ad esplorare le dinamiche familiari trovandosi a fronte di figure archetipiche e complesse. La figura materna, ovvero La madre, comunica attraverso gesti e routine quotidiana, alternando momenti di lucidità a cicliche depressioni.

La sorella Rania: esprime sé stessa attraverso le parole, la vivacità e soprattutto la pittura. I suoi dipinti sono per Ruby fonte di fascino e tensione emotiva, rappresentando un confronto tra il silenzio e il colore, il ritiro e l’esuberanza. La figura maschile investita dal padre, non è propriamente ciò che dovrebbe rappresentare, la sua affidabilità, invero viene percepito da Ruby come un “canarino” fragile, attento a captare i segnali di disturbo familiari.

Recensione

“Silenzio è la voce che ho scelto” non si configura come un romanzo tradizionale con una trama lineare, ma piuttosto come un arazzo di sensazioni, ferite emotive e frammenti di pensiero che riflettono la vita interiore della protagonista, Ruby. Attraverso brevi capitoli, l’autrice illumina il mondo interiore di Ruby, il cui mutismo diventa una barriera protettiva e un amplificatore della sua capacità di osservazione e introspezione.

Importanti gli argomenti che vengono trattati, tra cui l’identità culturale e il razzismo. L’appartenenza di Ruby alla comunità pachistana emerge come un elemento significativo, portando con sé le sfide del razzismo e dell’esclusione, come dimostra la lettera straziante dell’amica Clare.

Comunità e Radici: Figure come la Nonna Biji (legame con la tradizione indiana), la Zia Numero Uno (voce della comunità) e i vicini indiani Panesar arricchiscono il tessuto narrativo, offrendo spunti sulla vita comunitaria e sulle radici culturali.

Innocenza e perdita: L’incontro con David Girdleston, il primo bacio, e la successiva lettera di Clare segnano momenti cruciali di passaggio dall’innocenza alla consapevolezza della perdita e dell’ingiustizia.

Mona Arshi dimostra una notevole abilità nell’oscillare tra crudezza e grazia. Anche quando affronta temi dolorosi come la malattia mentale, il razzismo e la violenza, la sua scrittura rimane delicata e introspettiva. Ruby diventa una testimone privilegiata di un mondo che parla eccessivamente ma ascolta poco, e la sua voce interiore, ironica e attenta.

Nel contesto descriverei il libro come uno “specchio frantumato”, dove i frammenti riflettono pensieri e sensazioni, piuttosto che seguire una trama lineare. Questo suggerisce che la prospettiva del lettore è invitata a essere frammentata, a cogliere lampi di significato piuttosto che un percorso narrativo definito.

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