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Il viaggio

Gennarino camminava col passo felpato, diretto verso la porta d’ingresso; la sua grande corporatura, gli rendeva difficile non creare rumori pesanti, e ogni suo passo, sembrava un colpo di pistola, ma secondo lui, era silenzioso.

Nascondeva le mani dietro la parte bassa della schiena: queste erano sporche e rovinate, avevano sofferto una giornata in cantiere. Tra queste, manteneva una busta di carta, di quelle che si usano per spedire le lettere.

Gennarino, s’avvicinò alla porta, strusciò rapidamente i piedi sul tappetino a terra; con le grosse dita cercò di aggiustarsi il colletto della camicia bluastra, ancora sporca di terriccio. Bussò alla porta. ‹‹Chi è a quest’ora!›› si sentì in lontananza,

‹‹Può essere pure cristo sceso in terra, ma chi bussa ora, finisce la giornata malamente››.

La porta si aprì, e Maria, vide Gennarino, dicendogli che, di solito lui tornava molto più presto, ormai non lo aspettava più alle undici passate.

‹‹Auguri, Maria,›› Gennarino raschiò la voce un paio di volte, poi continuò: ‹‹Tra mezz’ora è il nostro cinquantesimo anniversario››.

Maria guardò suo marito con gli stessi occhi di quando lo conobbe. Il loro amore, negli anni, aveva raramente perso intensità.

‹‹Ti voglio bene››, furono le uniche parole di Maria, nonché lei non ne avesse; vorrebbe dire di tutto, ma l’aria non fuoriesce dalle labbra, e quindi, le lettere non si pronunciano mica da sole.

I due si abbracciarono. S’attaccarono per molto tempo: le mani piccole della donna si poggiarono sulla schiena larga e forte di Gennarino, e le dita morbide e lucide della signora, si mischiarono allo sporco che intorbidiva la camicia blu di Gennarino.

Le sue mani grosse poggiavano con premura sulla bassa schiena di Maria; e i due piedoni dell’uomo s’intrecciarono con le due gambette della donna, quasi a creare una sorta di ballo immobile. Parevano essere in posa.

I due corpi si staccarono lentamente. Gennarino alzò gli occhi e li poggiò sui grandi occhi scuri di Maria, e disse: ‹‹Ti sei preparata lo stesso, anche se non eri sicura che venivo››. Maria poggiò le sue mani sul suo viso; non ricordava d’essersi truccata.

‹‹Pure se non venivi, festeggiavo da sola, posso essere sposata anche solo io›› il tono della voce di Maria perse di chiarezza nelle ultime sillabe.

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‹‹Scema,›› disse ridente Gennarino, ‹‹Non avresti festeggiato da sola››.

Gennarino incominciò a frugare tra le tasche del suo cappotto, nelle quali aveva sistemato la busta prima d’entrare. ‹‹Ho un regalo per te, anzi per noi›› balbettò lui.

Maria guardò con i grandi occhi la busta biancastra tra le mani di Gennarino, ‹‹Cosa diavolo è, lo sai che odio i regali. Io non ne tengo mai uno!››

‹‹E’ il nostro regalo scema,›› disse serio Gennarino, poi continuò: ‹‹Ce ne andiamo in Islanda.›› Maria squadrò il marito dai piedi fino all’ultimo capello che teneva in testa; infine poggiò gli occhi sui biglietti aereo: ‹‹Ma stai uscendo scemo?›› domandò con voce isterica Maria, ‹‹Più vecchio ti fai più scemo diventi››.

Gennarino accennò un sorriso fioco, poi poggiò gli occhi sui biglietti. ‹‹Amore…guarda, partiamo tra cinque giorni esatti… l’aereo è quello buono, me l’ha consigliato un amico mio…›› Maria guardò con occhi atonici suo marito; fece come per alzarsi sulle punte per arrivargli al mento, disse: ‹‹Io non voglio proprio partire,›› il tono della voce saliva ad ogni parola ‹‹Ma poi dove sta quest’Islanda! voglio restare a N-a-p-o-l-i››.

Mentre sua moglie parlava, Gennarino stropicciava la carta fra le sue mani, di certo non per distruggerla, quei biglietti gli erano costati una fortuna. Nella mente affioravano i giorni degli anniversari passati; ricordò che Maria tendeva spesso a rifiutare le sue sorprese. Era timida e spocchiosa, non accettava che qualcuno, – seppure suo marito, – potesse regalargli qualcosa, persino il giorno più importante dell’anno.

“Ma sì, ha sempre fatto così quando le regalavo le cose” pensò Gennarino, “ora glielo dico, ha sempre fatto così”.

Nel frattempo, Maria, tutta rossa in faccia, s’era avvicinata alla cucina e iniziò a preparare da mangiare per il giorno successivo. ‹‹Vai a dormire, è tardi›› disse Maria al consorte. Gennarino si avvicinò a lei, cercava la sua mano, la trovò, poi con la mano sinistra, tastò il fianco destro di Maria, portò le labbra vicino l’orecchio e disse con tono serio: ‹‹Tu in Islanda ci vuoi andare, fai sempre così ogni anno, non siamo vecchi per nulla, possiamo fare tutto››. La donna si voltò di spalle, disincagliò le mani del marito, fece una smorfia annoiata. ‹‹E va bene! tieni ragione, ma fa freddo là? e poi fammi vedere questi biglietti››. Maria scippò i fogli di carta dalle mani di Gennarino, li osservò per pochi secondi… poi spalancò gli occhi:

‹‹Tesoro…››

‹‹Eh…››

‹‹Ma qua non stanno scritti i nostri nomi… ci stanno nomi di altra gente!››

‹‹E ora te ne accorgi›› disse ridendo Gennarino ‹‹me l’ha regalati il mio amico, e chi li teneva i soldi per comprarli››.

Antonio Figliolino

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