“L’estate che sciolse ogni cosa” – Tiffany McDaniel

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Voto redazione

Data di pubblicazione

25 Mag, 2019
loro-copertina
7

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“Perché dovunque fugga è sempre inferno: sono io l’inferno”

John Milton, Paradiso perduto, Libro IV.

L’estate che sciolse ogni cosa è un libro dalla copertina magnifica, la mia copia numerata: la 910 su 999, che racchiude un libro di cui potrei riportare moltissime citazioni, ma preferirei che lo leggeste.


Copertina del romanzo mistery "L'estate che sciolse ogni cosa"

Recensione di L’estate sciolse ogni cosa

Sal un ragazzino di colore, un padre di famiglia avvocato, la paura che si trasforma in odio. No, non siamo nell’Alabama degli anni ‘30 de Il buio oltre la siepe, ma nell’Ohio del 1984 de L’estate che sciolse ogni cosa. Un’intera comunità che focalizza su un tredicenne di colore tutta la sua violenza: “Per loro Sal era solo un ragazzo nero che diceva di essere il diavolo perché introiettava le accuse dei bianchi.”

Questo libro ha un passo lento, come se il caldo esagerato che aveva colpito Breathed (da leggere come se fosse il passato di respirare, ci dice l’autrice) quell’estate, uscisse dalle pagine e assalisse anche il lettore, costringendolo a rallentare.

La famiglia protagonista porta un cognome interessante: “Bliss”, che si può tradurre in “beatitudine, felicità”, ma questo romanzo non ha dentro una sola riga che possa far pensare a qualche cosa di felice, anzi, c’è tutta la drammaticità delle perdite, dei lutti, dei rimpianti, la difficoltà di accettare la diversità, sotto tutte le sue forme: dal colore della pelle, alla deformità, alla propria vera natura.

Trama

Sal, quel ragazzino che crede di essere il diavolo perché la sua vita è sempre stata un inferno, ci racconta delle storie che hanno il profumo delle parabole, e colpiscono l’anima come un pugno, dal momento che questo libro ci parla  della faccia cattiva dell’umanità quando la paura di ciò che non si conosce viene fomentata da una sorta di fanatismo. E la violenza non può che generare altra violenza, la malvagità non può che portare negatività.

Così tutto si scioglie, si disintegra, si brucia anche se, il finale, conduce ad una sorta di perdono: nello scontro tra il bene e il male, tra Dio e il diavolo, sappiamo che nel male c’è un po’ di bene e nel bene c’è un po’ di male, “Dovevo essere il Diavolo, perché lui potesse essere Dio.” e io (come mi capita spesso) nel finale ho pianto, non è possibile rimanere insensibili a quelle ultime pagine.

Mentre lo leggevo mi è capitato più volte di pensare a La sottile linea scura di Lansdale, ho trovato qualche affinità; è successo anche a voi?


Cattolico degli Estra

Questa lettura mi ha fatto pensare a Cattolico degli Estra, eccone una piccola citazione:

Adesso che ci penso son lucido

adesso che mi stendo son ruvido

adesso che ti bendo son lugubre

adesso che ti mangio sono colpevole

Adesso che m’invento son mistico

adesso che mi pento sono cattolico […]

Ero già in piedi che applaudivo la polizia

ero già in piedi in un delitto di fantasia

ero già in piedi ma il finale non lo saprò

del resto è tardi per capire chi mi sparò”

Chiara Carnio

Amanti dei libri

Recensore

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