“La città dei ladri” – David Benioff

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Voto redazione

Data di pubblicazione

22 Giu, 2019
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7

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Concordo con chi sostiene che Benioff, quando scrive, fornisce il pacchetto completo: trama, pathos, emozioni, approfondimento dei personaggi, introspezione e un po’, aggiungerei, di mestiere cinematografico. Il suo sapere emerge soprattutto nel bilanciamento perfetto della narrazione e nei dialoghi, che non sono mai banali, anzi, si muovono tra una ampia gamma di emozioni.


Trama de La città dei ladri

È l’inverno del 1941 a Leningrado. La città è sotto l’assedio delle truppe tedesche e i suoi abitanti non hanno mai patito tanta fame. Ci sono Lev,ha rubato il coltello a un paracadutista tedesco morto assiderato e Kolja che ha avuto la brillante idea di disertare. Reati gravissimi in tempo di guerra, per i quali la pena prevista è una sola: la fucilazione.

Dopo qualche giorno trascorso in un cupo carcere sulla Neva, i due si ritrovano al cospetto di un colonnello dal collo taurino e le stelle ben in vista sulle mostrine. La figlia e sta per sposarsi. Un matrimonio vero, alla russa, con musica e danze e… un solo problema: la torta nuziale. Ci sono lo zucchero, il miele, la farina e tutti gli altri ingredienti, ma mancano le uova, una maledetta dozzina di uova introvabili in tutta Leningrado per gli eroici soldati dell’Armata Rossa, ma non forse per una volgare coppia di ladri.

 

Recensione

copertina de la città dei ladri di david benioffDurante la lettura de La città dei ladri lettura ho riso, ho sorriso e ho anche pianto, soprattutto alla fine.
A mano a mano che si procede nella lettura si entra in sintonia coi due protagonisti: Lev, il narratore (e, nella storia, il nonno dell’autore), un giovane ebreo pietroburghese figlio di un poeta e Kolja, un disertore dell’Armata Rossa, impegnata all’epoca nella guerra contro i nazisti.

Un coppia forzata che finisce per diventare un duo di amici, un assortimento improbabile ma che risulta straordinario, in questo romanzo – si può definire anche di formazione- che tiene il lettore incollato alle pagine. Due figure completamente diverse tra loro, ma che si compensano e si completano, salvandosi la vita a vicenda diverse volte; cercando  una dozzina di uova Lev conoscerà il significato di amicizia e di solidarietà grazie a quello spaccone di Kolja, uno spaccone che tutti finiscono per amare, anche noi che leggiamo.

La prosa  (si, io sono fissata con i registri stilistici!)  di Benioff in La città dei ladri è asciutta e lineare e allo stesso tempo curata, ci racconta la storia dell’assedio di Piter – come la chiamavano gli abitanti e non Leningrado come si chiamava ai tempi e fino al 1991 –  con gli occhi delle persone coinvolte: civili e militari russi, e traspare tutto l’amore degli abitanti per la loro città ferita e ridotta alla fame. Con poche ma incisive parole – altra dote dell’autore – si viene calati nella storia recente, nella città e nella campagna immerse nel freddissimo inverno russo e le immagini descritte sono talmente nitide che ti viene voglia di cercare su Google qualche foto, per vedere  se l’idea che ti eri fatto del Nevskij Prospekt, nel 1941, era esatta.

 

“Un vento a trenta gradi sotto zero

incontrastato sulle piazze vuote e contro i campanili

a tratti come raffiche di mitra disintegrava i cumuli di neve.

E intorno i fuochi delle guardie rosse accesi per scacciare i lupi

e vecchie coi rosari.”

– Franco Battiato, Prospettiva Nevski

 

Chiara Carnio

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Amanti dei libri

Recensore

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