La questione della lingua

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Se avete sentito parlare della questione della lingua, ma non avete idea di cosa si tratti, questo prontuario fa per voi.

Che cos’è la questione della lingua?

È un dibattito molto complesso che si interroga, sul piano teorico, sui modelli da seguire nella lingua scritta, per fissare, per delineare definitivamente una lingua unitaria, ossia un modello normativo che prende il nome di canone.

Il dibattito si pone questa domanda: quale volgare deve essere usato nella letteratura?

Tra le soluzioni vince la proposta di Bembo: occorre usare il fiorentino di Petrarca e di Boccaccio.

Quando nasce?

Il dibattito si apre nel Cinquecento: si afferma la proposta teorica contenuta nel trattato “Prose della volgar lingua” del 1525 di Pietro Bembo.

Pietro Bembo è un nobile veneziano di formazione umanistica, figlio di un senatore della Serenissima.

La proposta di Bembo si può riassumere così.

La lingua ideale è il fiorentino letterario (scritto) del Trecento di Petrarca per la poesia, e di Boccaccio per la prosa. Precisiamo subito alcuni punti:

Il Bembo si occupa solo di lingua scritta, di quella letteraria.

Il Bembo non tiene conto che anche la lingua scritta, come quella parlata, è soggetta a cambiamenti fisiologici e quindi non è immutabile.

Il Bembo si rivolge ad una elite di intellettuali, ad una ristretta cerchia di persone.

La proposta del Bembo introduce il principio imitazione creativa che significa rinnovare con il proprio “ingenium” la tradizione letteraria.

Le ragioni del successo

Dobbiamo tenere presente che l’Italia nel Cinquecento è frammentata dal punto di vista politico e soprattutto priva di un centro di irradiazione culturale.

È in questa situazione particolarissima che matura prima la questione della lingua, poi la proposta vincente di Bembo di imitare in modo creativo Petrarca e Boccaccio.

Ricordiamo che in Italia non esiste l’italiano perché manca l’unità nazionale. La penisola è divisa in diverse realtà politiche, autonome sul piano culturale e soprattutto linguistico. E ogni lingua viene chiamata “volgare”.

L’italiano nascerà con I promessi sposi di Alessandro Manzoni. Ma questa è un’altra storia.

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Laurea in Cattolica, docente alle Superiori, vivo a Milano nel tormento della movida e mi rifugio nella pace della Toscana.

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