“La rotta delle nuvole” – Peppe Millanta

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Voto redazione

Data di pubblicazione

15 Ago, 2020
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7

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Ediciclo Editore ha invitato lo scrittore abruzzese Peppe Millanta, pluripremiato dal 2018 per il suo romanzo di esordio “Vinpeel degli orizzonti” (Neo), a scrivere per la collana “Piccola filosofia di viaggio” e nel mese di marzo 2020 è nato “La rotta delle nuvole – Piccole bussole per sognatori testardi”.


Trama di La rotta delle nuvole

Otto sono i punti indicati da una bussola e otto sono le rotte che Peppe Millanta segue parlandoci di nuvole.

Da loro possiamo imparare qualcosa su Libertà, Oltrepassare, Costanza, Distanza, Creatività, Lasciare andare, Cambiamento, Divertirsi.

Per ognuno di questi punti vengono fatte delle riflessioni anche divertenti sul nostro rapporto con il cielo e con …gli assembramenti di vapore acqueo.

Il libro si presenta come una sorta di delizioso spin-off del primo romanzo, in cui uno dei personaggi giocava sistematicamente a indovinare la forma delle nuvole.

Recensione

Scritto in prima persona e lungo nemmeno 100 pagine, “La rotta delle nuvole” è una dissertazione insieme spassosa e profonda sull’anima umana. Apertamente divagando, il nostro eroe mantiene lo spirito giocoso e fanciullo mostrato in “Vinpeel” e ci restituisce lo stupore del naso all’insù.

“Essere pronti ad accogliere sempre tutto ciò che ci fa deviare, ecco il suggerimento più bello delle nuvole”

Sapevate che esiste una persona che è passata alla storia come Namer of Clouds, nominatore di nuvole? E avete mai pensato che nell’impigliarsi e nel riconoscersi simili, le nuvole assomigliano molto alle persone che si incontrano e vorrebbero restare allacciate per sempre?

“Le nuvole non hanno una forma, eppure contengono tutte le forme del mondo”

Millanta ci presta i suoi occhi e ci fa riflettere sulla natura metaforica di questi elementi, collegandosi anche a versi noti di canzoni e di poesie, riferendosi alla ricerca scientifica e alle grandi domande che hanno costruito il mondo. Si muove agilmente fra la storia vera di Ralph Abercromby, un nome che sembra uscito dalla sua fantasia e invece no, e un’immagine spassosa dei primi giorni della creazione, quando all’uomo è stata data la possibilità di appropriarsi del mondo dando un nome a tutte le cose.

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Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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