“L’arte lunga. Storia della medicina dall’antichità a oggi” – Giorgio Cosmacini


Voto: 5 stelle / 5

Sapevate che la vaccinazione si chiama così perché, alla fine del Settecento, per immunizzare l’uomo dal vaiolo gli veniva inoculato il pus del vaiolo delle mucche (vaccino)? E che era più facile spiegare l’origine della peste trecentesca con l’astrologia, che con cause molto più vicine come l’abituale presenza di ratti e pulci? Sono solo alcune delle cose che ho imparato immergendomi nella lettura de “L’arte lunga. Storia della medicina dall’antichità a oggi” (Laterza 1997) del luminare Giorgio Cosmacini. E’ stato primario radiologo al Policlinico di Milano e ha insegnato Storia della sanità nella Facoltà di Lettere e Filosofia nell’Università di Milano. Proprio oggi Giorgio Cosmacini compie 95 anni.

Trama de “L’arte lunga. Storia della medicina dall’antichità a oggi”

Dalle prime nozioni del corpo umano che possono venire desunte dall’Iliade e dall’Odissea, passando per la filosofia greca e gli umori medievali, “L’arte lunga. Storia della medicina dall’antichità a oggi” scandisce, epoca per epoca, i passi in avanti della mente umana e le grandi battaglie contro le epidemie, fino alle nuove malattie del Novecento. Accenna anche all’altra faccia della medaglia del vertiginoso l’aumento dell’aspettativa di vita, dai 48 ai 75 anni, nel giro di sole due generazioni: la gestione della vecchiaia.

Recensione

Mi sono lasciata consigliare dal gruppo Leggo Letteratura Contemporanea su una storia della medicina che mi aiutasse a contestualizzare dal punto di vista delle conoscenze mediche e scientifiche del tempo, dei tanti classici che leggo. Il consiglio è caduto unanime su Giorgio Cosmacini e io sono felicissima di averlo accolto.

Ho trovato queste quattrocento pagine chiare, illuminanti, scorrevoli. Ho potuto godere di una efficace visione di insieme su quanto le convinzioni popolari abbiano influito sull’evoluzione della medicina; su quanto l’importanza delle condizioni igieniche in cui si vive non è stata affatto sempre scontata. E su come il metodo scientifico sia stato applicato alla medicina solo in tempi recentissimi, dovendo fare a gomitate con una secolare visione accademica.

Giorgio Cosmacini conduce questo percorso con una bella visione storica, permettendosi di giudicare solo l’età contemporanea. Verso gli anni Duemila è molto severo:

“(…) a fronte del decollo della “medicina” specialistica” si registra una crisi della “medicina generale”, nonostante questa sia la sola accreditata del pregio di dare indirizzo unitario e consapevole a una rete di procedure e di interventi altrimenti incoerente e dispersiva. (…) Sul finire del Novecento si sottolinea l’esigenza di un “medico generale” che eserciti un’importante funzione sintetico-critica. (…) Si tratta di consentire al medico generale di ricuperare la nozione globale della propria attività”

La domanda che avevo posto a questo libro riguardava il principio alla base dei famosi salassi. La risposta è arrivata in parte, ma a completarla ci ha pensato il mio medico di base. Inoltre: sapevate che l’idea di andare a sentire il cuore con un primordiale stetoscopio era concepita come troppo invasiva? E che quando cominciò a diffondersi la chirurgia greca, la medicina latina ne fu frastornata, perché la visione imperante aborriva interventi che “recassero danni” al malato?

“L’arte lunga. Storia della medicina dall’antichità a oggi” è una lettura che consiglio perché è un saggio divulgativo alla portata di molti.

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