“Le vite di Sara” – Luigia Veccia


Voto: 3 stelle / 5

Le vite di Sara” è una raccolta di racconti di NeP a firma di Luigia Veccia pubblicata all’inizio del 2024. Il libro gode della prefazione di Guglielmo Colombero. Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.

Trama de Le vite di Sara

Le vite di Sara, ma quante vite può avere Sara? Vite brevi, vite lunghe, tristi e gioiose, oniriche immateriali, concrete quanto atroci. “Le vite di Sara” è un eccellente raccontare di sé, del sé a volte oltre le righe: troviamo la cruda realtà che supera il sogno, una realtà che a volte calza, purtroppo, come un guanto indossato e strettosi alla mano della vita. “Le vite di Sara”,” è la morte che non può fare a meno di essere l’ombra della vita.

La overture del testo, una prefazione prolissa e alquanto leziosa, porta la divergenza del lettore a scapito della recondita bellezza che si potrà apprezzare nelle pagine successive. Qui, sessant’anni di vite e di morte paiono l’abbracciarsi in un balletto infinito, fatto di rispetto e fato.

“L’universo rimase sempre lo stesso: in costante movimento, evoluzione e rivoluzione, così come deciso dal supremo e sconosciuto volere, ma nuove piccole stelline iniziarono a brillare-sempre più vicine tra loro- nello spazio buio e infinito”

“Le vite di Sara” è un viaggio introspettivo nel mondo creatosi dalla profonda conoscenza della lettura/letteratura che, preponderante lo stato attuale, predilige gli aspetti irrazionali della psiche, gli stati ordinari della coscienza/conoscenza che l’autrice ha probabilmente ponderato nelle proprie letture con una certa diffidenza, forse un po’ di primordiale invidia.

Questo ha portato a far emergere il desiderio: irrazionale a volte, incontrollabile altre volte, ma sempre appartenente alla natura umana, che in altri tempi e contesti culturali diversi dal nostro erano considerati tempi filosofici di auto esplorazione.

Recensione

Sara si ripropone in una veste di psicologia trasparente, definendo ordunque la prospettiva, all’interno di una prospettiva di evoluzione della coscienza.

“E dopo tanto- un tempo infinito che non era consentito misurare-si riconobbero. Sì si riconobbero- anche se in un altro luogo, anche se con diverse sembianze, anche se con un ultimo respiro da respirare-erano loro, erano ancora insieme, con grazia e per grazia ricevuta; con amicizia e per amicizia ricevuta; per scelta spontanea, perché spontaneamente si erano scelte”

A ragion di alcuni critici, che definirebbero Sara un parto della filosofia Junghiana, tentiamo ad immaginarci invero di risvegliarci d’improvviso in un altro modo di pensare e di vivere. Ci troveremmo a confrontarci con esperienze assolutamente insolite rispetto al nostro modo abituale di percepire e di sentire la realtà. Il mondo parrebbe distorto e psichedelico, potremmo abbagliarci con luci accecanti e avere la percezione di un corpo attraversato da una energia qual fusione in un amplesso tra noi e un io universalmente riscritto.

“L’anonimato, certo, caratterizzava la vicenda dei più, ma era proprio tra questi, non tra le righe di epiche pagine scritte nel corso dei secoli, che si poteva scorgere il silenzio coraggio dei senza volto e senza nome, un coraggio inframezzato dalla paura, ma proprio per questo di più incommensurabile valore.”

Volendo assimilare la teoria del vergato di Sara, ben si addirebbe allo studio di Grof. Senza sprofondare in una impropria analisi, ci basta rammentare, che Jung primo psicologo a dar voce alla teoria che l’inconscio apre una porta d’accesso alla coscienza universale, e un accesso al trascendente, che  deve varcare i confini dell’ego con una esperienza di integrazione analitica, ciò quasi a produrre una auto esplorazione veicolata dalle parole non scritte. Tal percorso mi porta ad alcune importanti riflessioni che in assenza di un raffronto verbale lascia ampio respiro a questa esperienza catalizzata in un acceleratore analitico.

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