
Callista Wood è una che mette soggezione. Sapete da quanto tempo ho questo libro? Quattro mesi. Sapete quando mi sono decisa a leggerla, rinunciando a glissare le continue fiammate di hype che ricevevo da recensioni e commenti positivi? Due settimane fa.
“L’incredibile storia di Callista Wood che morì otto volte” è il romanzo di esordio di Manuela Montanaro, pubblicato da Neo ad aprile 2025 in virtù del premio letterario per inediti indetto dalla casa editrice.
Ringraziamo la Neo edizioni per la copia cartacea ricevuta in omaggio.
Trama de L’incredibile storia di Callista Wood che morì otto volte
Una sparizione, otto deposizioni che si autoaccusano, una nenia misteriosa a fare da sottofondo e una comunità rurale, nel South Dakota, che raccoglie persone al margine.
“L’incredibile storia di Callista Wood che morì otto volte” intreccia scorci di vita a un movimento collettivo e unanime, di cui il lettore vorrà conoscere l’origine.
Recensione
Le alte aspettative mi hanno caricata? Condizionata? Plagiata? Può darsi. Per questo ho lasciato passare tanto tempo. La donna ritratta in copertina mi ha influenzata? Affascinata? Giudicata? Probabilmente. Fatto sta che ho accolto questo romanzo con entusiasmo sin dalla sua uscita e con altrettanto entusiasmo l’ho letto, fino alla fine.
“L’incredibile storia di Callista Wood” è un romanzo in cui non si entra subito, perché occorre capirne prima i meccanismi; ma nel giro di un paio di deposizioni il lettore impara e riesce a rilassarsi. E a stupirsi.
“(…) pensò che la paura fosse una cosa scivolosa che ti viene giù dal collo alla fine della notte”
In che senso, stupirsi? Perché una meraviglia così costante durante la lettura di un libro, quasi fosse uno spettacolo di magia, l’ho provata solo mentre leggevo “La gang dei sogni”. In comune, Luca Di Fulvio e Manuela Montanaro hanno la provenienza italiana ma la grandissima capacità di diventare grande narrativa americana. Nella misteriosa storia di Callista ho trovato le atmosfere di John Steinbeck e la ruvidità dei personaggi di Raymond Carver. Ogni personaggio viene presentato con una vicenda saliente della sua vita, spesso tragica, ma raccontata con uno stile così asciutto e disarmante che non possiamo che accettarla anche noi, come ha già fatto il personaggio.
Una volta entrato nel meccanismo del libro, il lettore ha almeno due motivi per divorarlo in due giorni come è capitato a me: scoprire se e quale delle otto deposizioni sia quella vera, oppure godersi semplicemente l’efficacia dello stile, profondamente visivo, amaro ed efficace.



