“Nati due volte” – Giuseppe Pontiggia

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Voto redazione

5 stelle

Data di pubblicazione

15 Mar, 2021
loro-copertina
7

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“Nati due volte” (Mondadori) è il romanzo a matrice autobiografica con cui Giuseppe Pontiggia, già Premio Strega 1989, vinse il Premio Campiello nel 2001. È un romanzo che tratta di disabilità e, nello specifico, della disabilità in famiglia.

Trama di Nati due volte

Nella vita di Frigerio e Franca arriva Paolo, segnato da tetraparesi spastica distonica alla nascita, ma Frigerio riesce a parlarne e a raccontarcelo dopo trent’anni. La storia di questa famiglia non è mostrata attraverso le tappe che ha dovuto attraversare, bensì tramite le persone che ha incontrato.

Con una tecnica parecchio cinematografica (non per niente ha fornito le basi al film “Le chiavi di casa” del 2004, con molti dialoghi e molti personaggi, il narratore ci racconta i diversi modi di vedere: c’è chi ignora le differenze, chi le nega, chi le amplifica. “Nati due volte” è un caleidoscopio di fragilità, ignoranza, miopia. Finché non diventa chiaro che l’handicap si nasconde nella relazione, non nel deficit.

Recensione

Questo è uno di quei libri che pensavo che non avrei mai letto. Sapevo di cosa parlava e l’ho accuratamente evitato per timore di trovare qualcosa di patetico. Poi ho sentito parlare di Giuseppe Pontiggia da una sua allieva, Camilla Baresani, e mi è bastato per incuriosirmi e cercare un suo romanzo in biblioteca.

In “Nati due volte” ho trovato una scrittura semplice ma non semplicistica. Ci sono una forte linearità di prosa e ragionamento, una lucidità spiazzante sui modi radicati di fare, di dire, di pensare …di approcciarsi, di promettere.

Il narratore analizza con una certa insistenza tutti i discorsi di cui è testimone – tanto che in qualche passaggio si rischia l’assuefazione – ma propone ogni volta assiomi e conclusioni terribilmente veri. Immancabili spunti di riflessione.

“ “Parliamoci chiaro”. Ho sempre temuto questa frase, che non è mai un invito alla trasparenza, ma l’apertura delle ostilità”

Il libro mi è piaciuto molto, tanto che per due giorni ho continuato a fare ricerche su Giuseppe Pontiggia e su suo figlio Andrea, a cui questo libro si ispira. Ho trovato racconti di un uomo che teneva molto alla precisione e bibliofilo perso: peccato che il suo archivio di più di trentamila volumi sia bloccato presso un Fondo non visitabile.

Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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