“Parole raccolte” – Giampaolo Giampaoli

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5 stelle
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7

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“Parole raccolte” di Giampaolo Giampaoli è una breve raccolta pubblicata da Sillabe di sale editore a dicembre 2020 eppure abbastanza intensa da concentrare un universo di immagini e sentimenti attraverso cui l’autore delinea un percorso poetico, che manifesta la sua dimensione esistenziale.

Cos’è Parole raccolte

Nelle liriche si ricostruisce il processo di formazione della poesia, quali sono le condizioni da cui emerge la scrittura come messaggio che ha origine dall’animo umano nella spontanea espressione della sua interiorità, dall’istinto legato alla catarsi nel riflettere sugli aspetti più nascosti della propria psiche, che inevitabilmente si ripercuotono sui sentimenti. Infine, il pensiero poetico si riversa sull’esterno, su un mondo criticato quasi timidamente dall’autore per il suo inguaribile conformismo, verso cui permane irrisolta l’ingente necessità della comunicazione con l’altro, diverso nelle forme culturali, ma non nelle emozioni.
I versi devono, quindi, nascere dal cuore del poeta, indomabili afflati, condurlo per mano alla conoscenza di se stesso e, per valore comunicativo, essere rivolti all’altro: è questo il percorso letterario che Giampaoli descrive nelle sue liriche. Pagina dopo pagina prendono forma concezioni centrali alla riflessione poetica, come l’ispira-zione che si manifesta nella dimensione personale della solitudine, con la necessità di raccogliere i pensieri da ricucire nei versi. Impossibile una poesia maturata solo nel fluire delle vicende comuni, che mantengono una forte attrattiva per l’autore, ma da cui quest’ultimo si estranea. E attraverso la riflessione si finisce per rivalutare il niente in una visione classica del caos, visto non come confusione, ma come rifugio da una materia corrotta, il caos o il niente come luogo dove trovare il sospirato equilibro delle emozioni per incontrare la dimensione dell’animo.
All’origine di questo desiderio di infinita serenità si pone il dolore della mente, suscitato dalle immagini emerse dall’inconscio, che il poeta vuole comprendere e ci riesce solo attraverso i suoi strumenti creativi.

Recensione

Nell’insistente comunicazione rivolta all’altro non c’è la volontà di criticare, anzi in una della prime liriche è lo stesso autore che afferma di non voler imporre la sua poe-sia a chi non prova il desiderio di udire la musica delle parole. Ma qualsiasi forma di espressione artistica ha bi-sogno della condivisione, senza condivisione non può esistere comunicazione, per questo Giampaoli si rivolge nella terza parte del suo libro alle persone a lui vicine – alcune vicine materialmente, altre negli istinti -. Dedica versi ad autori più o meno noti proprio per dimostrare quanto sia interessato a una poesia scritta per chi la sa apprezzare, oppure parla a persone lontane dalla sua ispira-zione, ma che presentano nella loro dimensione esistenziale comportamenti da cui, che ne siano coscienti o meno, inevitabilmente si genera la poesia. Ricordi e affetti intimi trovano spazio nel succedersi dei versi che sempre più diviene confessione e catarsi, strumenti psicologici per la ricerca della serenità, riferimento essenziale non solo per l’autore, ma desiderio inderogabile dell’uomo.

Nel suo procedere tra sentimento e riflessione Giampaoli riesce a non abbandonarsi al pessimismo, perché al di là di ogni limite la poesia resta l’unico e irrinunciabile valore volto proprio alla lenta e costante frantumazione del pessimismo.
A livello stilistico, pur mantenendo il verso libero si evita la prosasticità nella cura della musica delle parole, che emerge attraverso poesie gradevoli all’ascolto, dove il ritmo guida il lettore e gli suggerisce di abbandonarsi, almeno in un primo approccio con il testo poetico, al succedersi dei suoni. Indispensabile un’ulteriore riflessione per l’aspetto dei contenuti, che già da quanto detto è chiaro come siano privi d’ogni eccessivo intellettualismo.
Tra le figure retoriche di suono si distinguono le anafore e gli “enjambement”, abbastanza frequenti.

Nel lessico si evidenzia una ricerca meticolosa sull’uso della parola, valutata e valorizzata nel suo aspetto fonetico quanto a livello semantico. È l’autore stesso a parlare di “sprezzanti accostamenti”, alludendo alla piena consapevolezza di giocare con il significato delle parole per un loro uso originale, quasi fantasioso, un concetto che va ben al di là della consueta licenza poetica, nel desiderio di concedere al lettore il piacere di scoprire un valore semantico alternativo della parola, annunciato dall’accostamento con altri termini. Il linguaggio, benché privo di intellettualismi inutili al pari dei contenuti, tende a una forma curata per non perdere il valore comunicativo a cui l’autore è costantemente interessato. Un linguaggio non semplice, ma che lo può apparire a una prima lettura, mai trascurato, anzi come ogni altro aspetto del testo poetico dimostrazione di una ricerca espressiva instancabile.

Caterina Trombetti

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