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1 Apr, 2019
Immagine sensuale di una donna con in mano del profumo
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A volte il profumo può cambiare una vita. Un incontro inaspettato e il tuo mondo viene capovolto…

Immagine sensuale di una donna con in mano del profumo

C’erano molte cose che sopravvalutavo della mia vita. Il rapporto con il mio ragazzo, i miei interessi, le priorità riguardo al futuro. La vista della mia anima era annebbiata, una coltre di fumo mi nascondeva il cammino. Mi attenevo con cieca fiducia a ciò che la mente registrava, lasciando muto il cuore, rendendolo incapace di essere un giusto consigliere. Tenevo fuori dai miei affetti tutto ciò che non portasse il nome Andrea, potevo voler bene solo a lui e ai miei amici, a nessun altro era permesso di unirsi. Ero un plagio, una copia ben riuscita di Andrea. Un burattino manovrato da fili invisibili. Col senno di poi, ho capito che ero burattinaia di me stessa. Se avessi detto no, se avessi compreso l’errore, avrei ottenuto la mia libertà. Dopo aver letto un fitto contratto, sorridendo avevo firmato la transizione con la quale cedevo ogni diritto di proprietà della mia anima. Triste, vergognoso, ignobile, ma semplice. A volte si è deboli e per questo la via più veloce è affidarsi agli altri, a chi ci promette la luna e noi come pesci d’acqua dolce abbocchiamo senza timore. Nessuna scusante, avevo permesso che ciò avvenisse consapevolmente, Andrea ha solo colto al volo l’occasione. Nella vetrina del suo negozio delle vanità erano esposti vari generi di trappole a trabocchetto, ma erano camuffate così bene dietro bell’aspetto, dolcezza, comprensione, fiducia, rispetto, sani valori che con un’unica strisciata di carta di credito avevo comprato “Uno di tutto, grazie!”. Sempre con quel sorriso ebete in faccia. Avevo trovato la droga che faceva al caso mio, che mi aveva creato irreversibile dipendenza. Mi sentivo Dio, avevo amore e potenza e potevo fare ciò che volevo. Invece era lui, il mio ragazzo, ad avere libero arbitrio sulla mia vita, sulle mie scelte, mi disse anche quale facoltà prendere all’università. Io, dal canto mio, scodinzolavo quando lo vedevo, abbaiavo in risposta ad ogni suo ordine, gli prendevo il giornale e non facevo mai la pipì sul tappeto. Tutto questo è durato tre anni. Vivendoli pensavo di aver trovato il mio paradiso, quando incontrai Manuel mi accorsi di quanto ero stata abile nel costruire un perfetto limbo in cui un momento era amore un momento dopo odio puro.

Ero uscita, aspettavo un’amica in centro, appoggiata ad un muro mi ero accesa una sigaretta. Una Black Devil al cioccolato, la mia preferita. Me la gustavo senza fretta, aspirando fumo e sapor di cioccolato, guardavo distratta i passanti. Mentre col tacco dei miei stivaletti viola spegnevo la sigaretta, un passante ebbe da commentare.
-A giudicare da quest’odore qualcuno ha appena spento una sigaretta al cioccolato. Io preferisco quelle alla menta, anche se generalmente non fumo-
Alzai lo sguardo verso quella voce bassa e sensuale. Un metro e ottanta, fisico atletico, biondo, portava degli occhiali scuri che non mi permettevano di vedere il colore dei suoi occhi.
-Sì e allora?-
-Me ne offriresti una?-
Porgendogliela notai che andava a tentoni.
-Perché non la prendi?- domandai preoccupata.
-Semplicemente perché non vedo-

Mi si smorzò il respiro, cercando la sua mano però gli porsi la sigaretta. Se la portò alle labbra, gliel’accesi. Diede un tiro, poi un altro. Io restai a guardarlo incantata. Scuotendomi dal torpore chiesi perché andava in giro senza un cane o un bastone.

-Sono giovane, ma cieco dalla nascita. Per questo motivo gli altri sensi si sono sviluppati molto, compensando la mancanza della vista. Tra qualche anno magari prenderò un cane, per ora sto bene così-
-Ti andrebbe di andare a prendere un caffè insieme?-
-Prima permettimi di fare una cosa, voglio sentire quanto sei bella-

Gli presi le mani e le poggiai sul mio viso. Erano lisce e dolci mentre studiava ogni particolare del mio viso. Le passò anche tra i capelli, giocando con i miei ricci. La sensazione delle sue mani sulla mia pelle mi fece sentire di nuovo viva e padrona della mia vita, persino il mio cuore aveva ripreso a battere. Desideravo passare del tempo con lui, non il semplice intervallo di un caffè. Mandai un messaggio alla mia amica dicendole che avevo avuto un contrattempo e avremmo rimandato la nostra uscita ad un altro giorno.
-Allora ce lo prendiamo questo caffè? O temi che il tuo ragazzo possa essere geloso?-

Bum, un colpo al cuore.
-Cosa ti fa supporre che io abbia un ragazzo?-
-Non hai appena inviato un messaggio?-
-Sì, ad una mia amica. Io sono single-
Ecco la prima bugia. In quel momento pensavo che se avessi detto la verità lui se ne sarebbe andato.
-Suvvia, una bella ragazza come te, single?-
-Magari ho avuto delle delusioni o mi sono lasciata da poco. Oppure ti sto mentendo e in realtà un ragazzo ce l’ho-
Rimase in silenzio, allora lo presi sottobraccio e ci incamminammo. Stava riflettendo, lo si leggeva dalla piega che il viso aveva assunto.

A metà strada sentenziò: -Mentire non paga. Se l’hai fatto posso comprenderti pur non avendo ben chiaro il fine ultimo di una menzogna. Dunque, sei fidanzata o no?-
-Se dicessi di sì cambierebbe forse qualcosa?-
-No, credo di no-
-Allora non c’è bisogno che tu sappia se lo sono o meno. Su entriamo-

Eravamo arrivati davanti al café e non mi andava di parlare del mio ragazzo, volevo conoscere meglio lui piuttosto. Ordinammo due cappuccini al ginseng, quando lui si tolse gli occhiali. Io non avevo mai visto un cieco prima, per questo restai stupita trovandomi a guardare due pupille grigie. Mi trasmettevano come un vuoto che andava a scontrarsi con la ventata di brio che quel ragazzo portava con sé.
-Scusa ma tu cosa fai nella vita?- chiesi sorseggiando il cappuccino.
-Io? Bè vedi, avendo tempo libero a volontà e una spiccata capacità descrittivo-narrativa scrivo. Ho già pubblicato due libri, ora sto scrivendo il terzo. Tu invece?-
-Io studio economia all’università. In realtà mi sarebbe piaciuto fare architettura, poi per diverse cause mi sono iscritta ad economia. Buffo vero? Due facoltà opposte-
-Più che buffo io lo definirei forzato. Secondo me avresti dovuto seguire i tuoi reali interessi. Si hanno maggiori soddisfazioni nel fare ciò che piace-

La sua sensibilità non lasciava spazi per ribattere. Aveva ragione, lo sapevo, e per questo maledicevo Andrea e la sua stupidità.
-Posso farti una domanda che mi incuriosisce?-
-Chiedi pure, sono abituato a domande sulla mia cecità-
-Non sentirti un caso di studio però! Mi chiedevo cosa faresti se ti fosse concesso di poter vedere, di riavere la vista, accetteresti o saresti tentato di rifiutare?-
-È una bella domanda. Io ho una mia idea di com’è fatto il mondo e dei colori, delle forme. Toccando una persona e sentendone la voce me la figuro mentalmente. Non so se tutto è esattamente come io lo immagino o completamente diverso. C’è il rischio che avendo la vista e potendo constatare la realtà delle cose ne rimanga deluso. D’altro canto può darsi che il mondo è molto più bello dell’idea che ne ho. È difficile poter scegliere, se mi si presentasse l’occasione ci rifletterò a lungo-
-Sai penso che sarebbe bello farti provare l’emozione di un’alba in riva al mare, o il sorriso di un bambino. Sono piccole cose, ma non vorrei mai rinunciarvi-

Per la prima volta dopo tanto tempo, lontana da Andrea, riscoprivo il mio lato romantico.
-Come parli bene…-
-Maria, io sono Maria-
-Io Manuel. Dicevo, parli bene. Saresti però in grado di descrivere un’alba?-
-Posso provarci. Voglio creare una bella scena. Immagina di aver dormito in spiaggia, dopo una serata trascorsa a raccontare storie e mangiare arrosticini con gli amici davanti ad un falò. Sono più o meno le cinque del mattino, si sente il freddo delle mattine estive e il salmastro odore del mare. Il mare è calmo, il cielo senza nuvole è di un celeste tenue, delicato. All’orizzonte, il sole timidamente fa capolino sullo specchio d’acqua. Sul mare vedi la luce rossastra del sole che si riflette, prima è un piccolo riflesso, man mano che il sole sorge si fa sempre più grande, alto nel cielo. Un leggero vento fa increspare la superficie dell’acqua, l’immagine si fa tremolante. Durante questo spettacolo naturale una lacrima è scesa lungo la tua guancia. Sorridendo ti volti verso un tuo amico, vedi che l’alba ha avuto lo stesso effetto anche su di lui. Anche se per poco, hai raggiunto la serenità-

Dopo aver detto questo sentii che Manuel mi asciugava una lacrima, inavvertitamente lasciata cadere durante la descrizione. È incredibile come dal solo incresparsi del tono di voce questo ragazzo sia stato in grado di capire cos’era successo. La purezza del suo animo è qualcosa di inconcepibile rapportato alla nostra società.
-Se davvero un’alba è come tu la descrivi, prego Dio affinché mi conceda la vista. Due sole cose i miei occhi vogliono vedere: te e il cielo. Tutto perde di significato se non c’è la tua voce a trasformare la realtà in emozione. Ti conosco da poco Maria, ma è come se già sapessi ogni cosa di te-

Abbozzai un sorriso che lui non poteva vedere. Forse per lui, quello che diceva, erano solo parole scambiate in un café di provincia, ma per me rappresentavano sentimenti lasciati da troppo tempo nell’oblio. Quella conversazione, parentesi spensierata di un destino difficile, andò avanti per un’ora, poi per un’altra. Alla fine, a malincuore dovetti salutarlo, con la promessa di vederci l’indomani. In quelle due ore squilli e messaggi di Andrea si erano susseguiti senza sosta, ciechi di rabbia e di gelosia. Non volevo litigare con lui rovinando una bella giornata, presi la macchina e andai da Andrea. Mi aspettava in soggiorno, seduto al tavolo fumava nervosamente. Uno sguardo al posacenere e notai una pila di cicche, alcune delle quali ancora fumanti. Neanche il tempo di salutarlo che sciaff!, uno schiaffo colpì la mia guancia. Calore e rossore arrivarono in contemporanea, l’orgoglio era ferito già da tempo. Non era la prima volta che alzava le mani su di me, ormai ogni volta che disubbidivo e non sottostavo alle regole era questa la punizione che mi spettava. Così arrivò anche l’abitudine, la routine di ricevere uno schiaffo se qualcosa non andava. Avevo accettato anche questo, mi ero detta che era parte del suo carattere e non avrei potuto cambiarlo.

-Dove sei stata?
-Il suo alito puzzava d’alcol.
-Come dove sono stata?! Lo sai benissimo, sono uscita con Laura-
-Bugiarda! L’ho chiamata e non era con te-
Uno scatto e la sua mano stringeva i miei capelli.
-Ti giuro che non volevo raccontarti una bugia. Lasciami, lasciami ti prego! Ti dirò dove sono stata-
Mollò la presa, il dolore ci mise un po’ a passare.
-Ebbene, sono stata al cimitero. Volevo portare dei fiori a mia madre-
Alzandosi mi abbracciò, mi strinse a sé, mi asciugò le lacrime.
-Scusami amore, io…non sapevo, non avevo immaginato-

Finiva sempre allo stesso modo. Lui che chiedeva scusa e io che lo perdonavo. Solo che, in questo caso, l’equilibrio si era rotto. Grazie a Manuel avevo compreso quanti errori stavo commettendo. Gli dissi che era tutto apposto, mentre dentro me prendeva forma un disegno di vendetta. Ne avrei discusso con Manuel, avremmo messo in atto insieme gli ingranaggi della mia mente umana, sfruttando vizi e virtù, dovevo solo attendere un nuovo giorno. Ma in quell’oggi confuso e disordinato mi toccò avere un rapporto con Andrea. Dovevo fingere che tutto andasse bene, che non ci fossero problemi, dovevo assecondare le sue voglie. Preso dal suo piacere non si accorgeva che la mia mente era altrove, nello studio di quel ragazzo cieco ad osservarlo assorta mentre intesse una fitta trama di vicende. Quando finì, soddisfatto e pago, se un pittore ci avesse voluto dipingere, la scena sarebbe stata questa: io, con viso triste e turbato insieme, coperta fino al seno da un lenzuolo rosso, allungata in un letto sfatto nel quale, all’apparenza, due amanti si sono appena uniti; lui in slip, in piedi sulla terrazza, che fuma una Chesterfield di spalle alla stanza, i muscoli ben tirati, una cicatrice sulla schiena. Avrebbe incorniciato questo quadretto con un alone di fumo e mistero, lasciando all’osservatore di decidere se quella ragazza e l’uomo di spalle sono fidanzati, o lei è una puttana ad ore e lui un uomo sposato che tradisce la moglie. Andrea tornò da me, poggiò le sue labbra sulle mie e con aria spavalda disse: -Ti amo-. Mai una dichiarazione alle mie orecchie suonò più falsa, l’amore è umile, l’arroganza piena di sé. Al che io con la stessa falsità risposi: -Ti amo ogni giorno di più tesoro mio-.

Un incontro casuale, frutto di un residuo odore di fumo, aveva mosso in me ingranaggi nuovi, mi aveva aperto gli occhi alla realtà effettiva delle cose. Non era l’aria di novità ad animarmi, bensì il suo carattere, il suo atteggiamento sereno nei confronti del mondo, il suo vivere la cecità come un dono, tutto di quel ragazzo mi piaceva. Salutai Andrea con la scusa di studio arretrato da recuperare, tornai a casa e mi stesi sul divano ascoltando leggera musica in sottofondo. Le mie coinquiline erano fuori e nella casa si respirava aria di relax. Riflettei se era il caso di continuare a stare con Andrea, ora che avevo compreso che con lui non stavo bene, ora che nella mia vita si apriva un nuovo spiraglio di luce. Certo, lasciavo il certo per l’incerto, ma nulla toglieva che con Manuel avrei potuto vivere una favola. Con lui la storia si sarebbe basata sulle emozioni, sui sentimenti, non su una gonna corta o una maglia scollata. La parola d’ordine sarebbe stata libertà, con tutte le sue sfumature, e poi si sarebbero unite altre emozioni. Fu così che quella notte mi addormentai: pensando a Manuel.

Al mattino mi svegliai di buon’ora, il cuore in subbuglio come un’adolescente. Mi preparai con dedizione, anche se Manuel non poteva vedere com’ero, volevo essere bella per lui. Quando arrivai all’appuntamento mi fu impossibile trattenere un sorriso nel vederlo, aveva in mano un enorme mazzo di girasoli. Corsi verso di lui abbracciandolo, risate gioiose colorarono quella mattina d’inverno.

-Buon giorno principessina. Questi fiori sono per te-
-Buon giorno a te mio caro! Grazie, sono bellissimi-
Presi i fiori che mi porgeva. Quel pensiero mi fece capire che le mie supposizioni erano esatte. Se avessi trovato abbastanza coraggio per lasciare Andrea, un futuro migliore si sarebbe prospettato con Manuel.
-Manuel, ma tu sei fidanzato?-
-E chi vuoi che si metta con o ami uno come me?-
-Secondo me ti sottovaluti. Hai un carattere splendido tu, ti manca solo la vista perché per il resto sei davvero fantastico-
-Mi lusinghi. Ora però mi dici se tu hai un ragazzo?-
-Vieni, andiamo a sederci da qualche parte. Ne parliamo con calma-

I fiori in una mano, quella di Manuel nell’altra, camminammo fino ad una delle panchine che costeggiano il lago. Ci sedemmo sempre tenendoci per mano. Quel contatto mi dava brividi lungo tutto il corpo, stavo vivendo un nuovo innamoramento.

-Da dove cominciare…sì, ho un ragazzo. Però c’è un problema, tra noi non c’è amore, forse affetto. Fatto sta che lui mi picchia, mi dà ordini e usa il mio corpo per il mero gusto di procurarsi piacere. Fino a ieri, cioè finché non ho incontrato te, tutto questo mi stava bene, non lo vedevo come un problema. Dopo il nostro incontro, dopo aver ascoltato le tue parole, il battito della tua anima ho compreso quanto stavo errando. Scusami se ieri ti ho mentito, temevo che con la verità ti avrei perso ancora prima di averti. Puoi scusarmi vero?
-Certo che ti scuso. È normale avere paura ogni tanto. Però mi chiedo come hai potuto permettere che ti picchiasse, che non ti rispettasse. Avvicinati-

Timorosa mi avvicinai. Mi lasciò la mano per poggiarla sul mento. Guardavo i suoi occhi vuoti ma era come se all’interno vi potessi vedere la scena che stava per svolgersi. Intorno c’era silenzio, il rumore dei nostri respiri era amplificato dal battito dei cuori. I nostri visi si stavano avvicinando con calma incredibile, non avevamo fretta di vivere quell’esperienza. Poi, le nostre labbra furono a contatto, le nostre anime si fondevano. Piano, lentamente, ci fu il nostro primo bacio. Ma entrambi desiderosi della labbra dell’altro aumentammo il ritmo, intrecciammo le lingue, ci baciammo con passionalità. Quel bacio mi lasciò un sapore nuovo che volli risentire ancora, ancora e ancora. Risate cristalline denotavano la nostra felicità.

-Con il tuo ragazzo, cos’hai intenzione di fare?-
-Lo lascio. Non può andare avanti la nostra storia, ora c’è qualcuno che conta maggiormente nella mia vita-
Un altro bacio.
-Ora lui dov’è?-
-Senza dubbio a casa a fumare-
-Andiamo da lui-
-Cosa?-
-Sì, andiamo da lui. Ci parlo io. Non credo vorrà picchiare un cieco-
Andammo dal mio ragazzo. Ci fece entrare, sembrava leggermente irritato.
-Cosa volete?-
-Andrea calmo, vogliamo solo parlarti-
-Argomento?-
-Vorrei parlarti della tua ragazza-
-Hai detto bene mia, ti consiglio di lasciarla in pace-
Sbatté un pugno sul tavolo.
-Lei non è un oggetto. Porta rispetto-
-Chi sei tu per decidere cosa è giusto e cosa no?-
-Per esempio un ragazzo che tiene a Maria-
-Bè allora? Ditemi e poi uscite da casa mia!-

A quel punto ritenni necessario intervenire.
-Senti Andrea, noi non stiamo più bene insieme. È ora di finirla tra noi-
Si lasciò cadere su una sedia. Non reagì in maniera violenta come avevo presupposto, si versò da bere. Non disse nulla, noi ce ne andammo.
-In fondo, ha reagito meglio di come ci aspettavamo!- esultò Manuel.

-Sì, ti avevo detto che tra noi non c’era più amore- risposi accarezzandogli il viso. Un altro appassionato bacio. Poi quella domanda sussurrata all’orecchio: -Andiamo da te o da me?-. Lo portai a casa mia, dove tra lenzuola arancioni mi donai completamente a Manuel. Fu un’esperienza bellissima, basata solo sul tatto e l’olfatto. Non era la solita gara sportiva che facevo con Andrea, era tutto incentrato su mani e naso e bocca ed era meraviglioso. Ad oggi, sono cinque mesi che io e Manuel stiamo insieme. Abbiamo scoperto l’amore vero, quello senza pregiudizi e paure. E io ho imparato che non conta solo l’apparenza ma è importante ciò che una persona ha dentro.

Lorena Bellano

Lorena B

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