Quando i robottoni finiscono a pezzi

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Data di pubblicazione

27 Ott, 2019
robot giapponesi
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Ci sono serie robotiche giapponesi che si concludono purtroppo con la distruzione o la menomazione permanente del robottone, ridotto a un inservibile rottame. Vorrei sinteticamente passarne in rassegna alcune (in ordine più o meno sparso, perché mi viene meglio).


La “morte” del robottone: Mazinga Zeta, Gundam, General Daimos

Comincerei da Mazinga Zeta. Tutto precipita nell’ultimo episodio, il numero novantadue. Al malvagio Dottor Inferno, che si presume morto, subentra un nemico ben più temibile: l’antico popolo di Micene. In pratica, i suoi fortissimi mostri riducono a fettine il povero Mazinga Zeta, costretto a passare il testimone al Grande Mazinga che ne costituisce la versione potenziata.

Lo stesso destino tocca a Gundam. Nel corso della resa dei conti, il robottone viene praticamente distrutto. Ma in questo caso il problema è relativo, dato che i veri protagonisti della serie sono in realtà i soldati impegnati in una guerra fratricida. I mobile suit, come vengono chiamati gli automi, non sono che semplici macchine, prive di una vera personalità a livello di design, oltre che dei comandi vocali finalizzati ad attivarne le varie armi.

Anche General Daimos, una specie di camion che si trasforma in un gigante quasi imbattibile, viene distrutto nel corso dell’ultimo episodio. Non ricordo con esattezza quello che succede, perché è trascorso molto tempo da quando l’ho visto. Posso però dirvi che a distruggerlo non è un mostro nemico ma l’impianto di difesa messo a protezione di un aggeggio che bisogna distruggere a tutti i costi se si vuole salvare l’umanità.

 

La morte del pilota: Getta Robot e Zambot 3

robot giapponesiNei casi più drammatici, la demolizione del robottone coincide con la morte del pilota. È il caso del primo Getta Robot, che è anche il primo automa componibile dell’animazione giapponese. Il suo corpo risulta dall’incastro di tre navicelle comandate da altrettanti piloti. In base alla sequenza di combinazione, viene formato un robottone diverso: Getta 1 è stato concepito per i duelli aerei; Getta 2 combatte a terra e nel sottosuolo; a Getta 3 spettano invece gli scontri subacquei. Il finale della serie è all’insegna della disperazione. Il nemico sembra avere vinto. E il robottone non può più formarsi a causa di un errore di Musashi, pilota della terza navicella. Costui, roso dal rimorso, prende l’unica risoluzione possibile: schiantarsi contro l’avversario sacrificando la propria vita per il bene del genere umano.

Ancor più tragico quanto accade nel caso del robottone che risponde al nome di Zambot 3. Sarebbe troppo lungo riassumere la storia di una delle serie con il finale forse più cupo. La guerra fra invasore e genere umano, delegata a una famiglia di alieni, è descritta con una crudezza e un realismo non riscontrabile in altri cartoni animati (il nemico arriva addirittura a trasformare dei terrestri in bombe umane…). Basti sapere che anche in questo caso siamo di fronte a un automa che risulta dall’aggancio di tre navicelle, anche se la combinazione possibile è una sola: Zambot 3, appunto. Ora, i tre piloti sono tre cugini. Due di essi rimangono gravemente feriti nel corso dell’ultimo scontro. Poiché la situazione è disperata, scelgono anch’essi di morire in un attacco suicida. Sopravvive solo il leader del terzetto.

 

Un caso particolare: Astroganga

Concludo questa triste rassegna con un caso particolare: quello di Astroganga. Si tratta infatti di un robottone vivente. Il suo design è essenziale. Ed è completamente privo di armi. Sa volare, questo sì, ma combatte usando unicamente calci e pugni. I suoi avversari sono mostri che sembrano disegnati da bambini dell’asilo. Avrebbe un pilota, il piccolo Charlie, che si trasforma in una palla di energia e penetra in un disco posto sul petto del robottone. In realtà, la sua presenza è del tutto superflua. Ma va bene così. Gli episodi sono, nonostante la guerra fra terrestri e alieni, gradevoli e leggeri. Tutto fila abbastanza liscio, fino all’ultimo episodio. L’invasore schiera in campo una pericolosissima tigre dai denti a sciabola (una specie, ecco). Quando Astroganga vede che butta proprio male, mette in salvo Charlie e muore combattendo contro la bestia avversaria. Che poi non è mica detto, eh. Perché mentre salta tutto per aria si vede una specie di bolla energetica che si disperde nello spazio.

Sono casi tutto sommato poco frequenti. Ma la morte dell’eroe o la distruzione del robottone sono eventualità contemplate. Si tratta pur sempre di giganteschi samurai d’acciaio. E il samurai è sempre pronto a immolarsi per il Bene Comune.

Enrico Cantino

Recensore

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Enrico Cantino dovrebbe aver superato la cinquantina, ma non ne è sicuro nemmeno lui. Ha una laurea in materie letterarie, un blog su Tumblr e svariate passioni: i gatti, la scrittura, la lettura, i cartoni animati (giapponesi, in particolare), i "filmacci" come li chiama lui (horror, azione, demenziale, fantascienza, ecc. ma non disdegna qualche pellicola "seria"). Ha pubblicato con Mimesis, casa editrice di Sesto San Giovanni, sei libretti sulle serie animate nipponiche suddivise per generi: robottoni, eroine, guerrieri, sport di squadra, maghette, rapporti di coppia. Può darsi riesca anche a pubblicare qualcos'altro. Adesso vede.

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