“Quando le montagne cantano” – Nguyễn Phan Quế Mai

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Voto redazione

5 stelle

Data di pubblicazione

14 Ott, 2021
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7

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Si rimane ammutoliti, dopo aver terminato la lettura di “Quando le montagne cantano” (Nord, 2021 – Traduzione di Francesca Toticchi) il romanzo d’esordio della giornalista e poetessa vietnamita Nguyễn Phan Quế Mai.
Come se l’autrice avesse già usato tutte le parole disponibili per descrivere lo straziante carico di disperazione di cui è intrisa la storia del Vietnam, una nazione che continua a essere perseguitata dal suo passato.
Come se non restasse nulla da aggiungere al racconto che una donna, Dieu Lan, affida alla nipote Huong: esso non si riferisce solo a vicende personali e a quelle della loro famiglia, ma di un intero popolo, più di mezzo secolo di sopravvivenza e di resistenza a ripetuti tentativi di espropriazione violenta, alla colonizzazione, all’invasione straniera e, infine, alla guerra civile.

Trama di Quando le montagne cantano

Novembre 1972. L’ordine di evacuare Hanoi arriva per radio. Huong e la nonna Dieu Lan, insieme ai suoi alunni e alle loro famiglie, trovano rifugio in un villaggio sulle montagne.
Quando fanno ritorno in città, dopo il tentativo da parte degli americani di radere tutto al suolo con il bombardieri B-52, trovano solo macerie, la casa distrutta e corpi in putrefazione.
Parte da qui il difficile e lento cammino di ricostruzione non solo materiale, dell’abitazione, ma anche relazionale, con vicini e familiari, e psicologico interiore.

La nonna

Huong è stata affidata alla nonna da quando la madre si è unita all’esercito come medico volontario per andare a Sud a cercare il marito, di cui non ha notizie da quattro anni.
Dalla notte della sua partenza – e per molte notti a venire – per calmare il pianto della nipote, Dieu Lan ha aperto le porte della sua infanzia:

“Quando la nonna mi aveva raccontato che la sua vita era stata segnata dalla profezia di un veggente, che era sopravvissuta all’occupazione francese, all’invasione giapponese, alla carestia del 1945 e alla riforma agraria, ero rimasta sconvolta.
Durante la guerra furono le sue storie a tenere in vita me e le mie speranze. Mi resi conto che il mondo era davvero ingiusto e che avrei dovuto riportare la nonna al suo villaggio per permetterle di ottenere giustizia e forse anche vendetta”.

Alla narrazione in prima persona della giovane, che nel finale, in un percorso circolare, si ricongiunge alla situazione iniziale, si alterna il racconto della nonna, nata in una delle famiglie più ricche nella provincia di Nghệ An.
Il suo obiettivo è quello di ristabilire la verità contro ogni tentativo di mistificazione e di occultamento:

“Nei libri di scuola, non troverai niente sulla riforma agraria, né tanto meno sulle guerre intestine dei Việt Minh. Una parte della nostra storia è stata cancellata, assieme alle vite d’innumerevoli persone. Ci è proibito parlare di eventi collegati a errori del passato o a comportamenti illeciti di chi comanda, perché proprio chi comanda si è arrogato il diritto di riscrivere la Storia. Ma oramai sei grande abbastanza per sapere che la Storia rimane impressa nei ricordi della gente e, finché questa memoria si tramanda, possiamo sperare di riuscire a fare meglio”.

I sensi di colpa

Questa terra è così lontana da noi, per coordinate spaziotemporali e cultura, ma nello stesso tempo così vicina. Siamo accomunati da sentimenti universali come l’amore, i legami familiari e l’istinto di sopravvivenza. Dieu Lan perde suo padre, decapitato dai soldati giapponesi lungo la strada che porta ad Hanoi.
In questa terra, dalla natura lussureggiante, selvaggia, ma anche ostile, durante la grande carestia del 1945, Dieu Lan vede morire sua madre che, sorpresa a rubare in un campo di mais nel folto della foresta, viene picchiata a sangue dal proprietario, Spirito Malvagio.
Durante la riforma agraria messa in atto dal 1955, Dieu Lan perde anche il marito, avvelenato dai suoi stessi amici; il fratello Công, ucciso dalla folla inferocita contro i proprietari terrieri, e il figlio maggiore Minh, di cui non saprà nulla per lunghi anni.
Lei stessa sarà costretta a fuggire, strisciando nella notte, con i suoi cinque bambini. Li abbandonerà, uno dopo l’altro, lasciandoli a degli sconosciuti, pur di salvarli da morte certa, per fame o malattia.
Il proposito di tornare prima possibile a riprenderli non basterà a placare i sensi di colpa e il risentimento.

Recensione

In “Quando le montagne cantano” l’odore delle bombe si confonde con quello degli agenti chimici, in questa terra insanguinata dal conflitto con gli Stati Uniti. Sembra una guerra senza fine quella che ha lasciato sul terreno, nella popolazione e nella famiglia di Dieu Lan ferite indelebili: morte, stupri, perdita di arti, bambini nati con menomazioni dovute all’agente Arancio, il defoliante chimico usato con lo scopo di stanare il nemico e distruggere i suoi raccolti per affamarlo.

E’ difficile da accettare il destino che, a guerra ormai conclusa, si rivela a Huong. La madre, tornata senza aver ritrovato il marito, ha subito un trauma che nasconde come un segreto. “A quindici anni non potevo capire come la guerra l’avesse fatta a pezzi, trasformandola in una persona completamente diversa prima di risputarla fuori dalle sue fauci. Non potevo capire perché gridasse nel sonno, blaterando di proiettili, esplosioni, fughe disperate e morti. Diceva parole che non comprendevo. E non comprendevo nemmeno per quale motivo il nome di mio padre avesse un suono così triste quando lo pronunciava”.

Chiusa in se stessa, in preda agli incubi e ai fantasmi del passato, non riesce a comunicare il proprio dolore. Solo cominciando a parlare potrà iniziare un processo di guarigione.

Nei ringraziamenti finali, l’autrice spiega che:

«“Quando le montagne cantano” è ispirato alle esperienze della mia famiglia e delle persone intorno a me. Sono grata ai miei genitori, ai miei parenti e a tanti altri vietnamiti che mi hanno raccontato le loro storie personali e che continuano a essermi d’ispirazione col loro coraggio e con la loro compassione”»

Il punto di vista

Qui non troviamo la Storia ufficiale, perché è un territorio pieno di insidie sia per gli scrittori vietnamiti che vi si addentrano, sia per autori stranieri che spesso, in film e documentari, riportano un vissuto prettamente maschile. Troviamo il punto di vista, inedito, di tre donne, tre civili, che hanno attraversato anni di guerra, sofferenza, divisione, violenza.
Non vittime, impotenti, ingenue o opportuniste, ma tre donne la cui forza consiste nel lottare e nel sapersi rialzare:

“E’ la storia della mia famiglia raccontata da mia nonna fino a me. […]
La nonna una volta mi ha detto che le sfide affrontate dal popolo vietnamita nel corso della Storia sono come una montagna altissima. Io ne sono abbastanza lontana per scorgerne la vetta, ma ne sono ancora abbastanza vicina da accorgermi che quella montagna è mia nonna: sempre davanti a me, sempre forte, sempre qui per proteggerci”.

Il romanzo “Quando le montagne cantano” rappresenta una feconda contaminazione di stili e di registi: mescola intimità, diario privato, lettere e cronaca, oralità e proverbi, dialoghi e descrizioni minuziose quanto memorabili.
L’utilizzo del discorso diretto e di brevi frasi in lingua vietnamita accentua la dimensione reale dell’azione. La narrazione, fortemente visiva, convincente e confidenziale, coinvolge il lettore nel profondo.
La grandezza di questo libro non risiede in una pretesa oggettività e nella documentazione dei fatti, che pure ne costituiscono le basi, ma nell’originalità del racconto di quei fatti.
Ogni personaggio è credibile e, al tempo stesso, descritto dall’autrice in modo “epico”. Si trova al centro di una vicenda di cui può essere l’eroe o il suo contrario, perché, come ogni essere umano, è complesso, mosso da contraddizioni e debolezze.

Un esordio in Inglese

Quello di Nguyễn Phan Quế Mai è un romanzo ispirato, spietato e disperato, intenso e impietoso, capace di suscitare tensione e sconcerto. C’è però anche tanta bellezza: quella di inaspettati gesti di compassione e vicinanza, empatia, che è alla base di alcuni degli incontri più commoventi, e speranza.

Perché il coraggio può assumere diverse forme: pazienza, intelligenza, adattabilità e, soprattutto, capacità di perdono e riconciliazione, non solo all’interno degli stessi nuclei familiari o tra vietnamiti, ma anche verso il nemico straniero: “Mia cara… non tutti gli americani sono cattivi. Tanti di loro hanno manifestato contro la guerra”.

Non è un caso che l’autrice abbia scritto il suo romanzo d’esordio in Inglese. Una scelta che le ha permesso non solo di mantenere la distanza necessaria per non essere, lei stessa, travolta da una storia così dolorosa. Le permette anche di proporsi direttamente a un pubblico – i lettori americani – che nei vietnamiti del nord vede ancora degli ex nemici.

“Quando le montagne cantano” è un romanzo destinato a durare. Nguyễn Phan Quế Mai ha il dono di riuscire a filtrare la realtà attraverso la scrittura. Affrontando episodi ancora poco conosciuti, socchiude una “porta” sulla Storia del Vietnam, da cui entra uno spiraglio di luce che ci apre gli occhi e il cuore.

Lidia Gualdoni

Amanti dei libri

Recensore

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