“Racconti indiani” – Stephane Mallarmé

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Voto redazione

Data di pubblicazione

10 Apr, 2020
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Idee preconcette circa la letteratura

copertina racconti indianiTendiamo a ragionare per compartimenti stagni, quando si tratta di letteratura. Ci basiamo, cioè, su alcune idee preconcette, venute da non si sa bene dove, forse dalla scuola. Una di queste è che i narratori scrivano soltanto narrativa e i poeti soltanto poesia. A parte che basterebbe citare come esempio d’Annunzio per capire che si tratta di un’idea sbagliata.

Leggendo si possono fare scoperte inaspettate. Tipo che diversi poeti hanno scritto più in prosa che in poesia. Consideriamo Montale: le sue poesie occupano lo spazio d’un Meridiano Mondadori, mentre le sue prose ne riempiono tre. Belli corposi, oltretutto. Anche Saba, Sereni e Cardarelli hanno prodotto molta prosa.

 

I “Racconti indiani” di Stephane Mallarmé

Questo discorso credo si possa applicare anche ai poeti francesi. Baudelaire, tanto per fare un esempio, ha scritto diversi saggi e riflessioni, oltre a un volume di poemetti in prosa. Senza contare i testi raccolti sotto il titolo di Diari intimi.

Qualche settimana fa sono entrato in una libreria di Parma nella quale si possono acquistare libri a metà prezzo. Parlo di cose particolari, eh. Che non si trovano proprio dappertutto.

Io del poeta francese Stephane Mallarmé ho letto davvero pochissimo. Giusto qualche poesia. Si può quindi comprendere la mia sorpresa quando mi sono trovato davanti a Racconti indiani, volume pubblicato dalla Passigli. Conosco questo editore per la cura estetica (e non solo) dei libri che confeziona. Spesso si tratta di materiali particolari, ai limiti dell’introvabile.

Nel caso specifico si tratta di quattro brevi racconti di Mallarmé, appunto, apparsi postumi nel 1927 a cura del genero Edmond Bonniot. Passigli ce li offre con testo a fronte, che è già una cosa tutto sommato non molto consueta.

Apprendiamo dall’introduzione di Caterina Manfredi che il poeta francese ha preso ispirazione da Contes et Légendes de l’Inde ancienne (1878) di Mary Summer. In pratica, ne ha scelto quattro testi per poi rielaborarli e farli suoi.

Il primo racconto s’intitola Il ritratto incantato. Narra di una sanguinosa vendetta portata a termine grazie al ritratto di un bellissimo principe. Nel secondo, La finta vecchia, leggiamo delle peripezie di due giovani principesse – Fior-di-loto e Goccia-di-rugiada – fuggite dal proprio regno perché maltrattate dalla seconda moglie del re loro padre. Il terzo, Il morto vivente, parla di una giovane principessa scacciata dalle cognate che incontra, appunto, un morto vivente: un uomo, cioè, che a causa d’un incantesimo muore periodicamente. Protagonisti dell’ultimo, Nala e Damayantî, sono il bellissimo re Nala e l’altrettanto splendida principessa Damayantî.

Quattro storie scritte con uno stile decisamente prezioso che ricreano con grande sapienza le atmosfere orientali. Viaggi, incantesimi, peripezie, vendette, ritrovamenti ne sono gli ingredienti fondamentali. Meritano di sicuro d’essere scoperte o riscoperte.

 

Stephane Mallarmé, Racconti indiani, Antella, Passigli, 1996.

Enrico Cantino

Recensore

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Enrico Cantino dovrebbe aver superato la cinquantina, ma non ne è sicuro nemmeno lui. Ha una laurea in materie letterarie, un blog su Tumblr e svariate passioni: i gatti, la scrittura, la lettura, i cartoni animati (giapponesi, in particolare), i "filmacci" come li chiama lui (horror, azione, demenziale, fantascienza, ecc. ma non disdegna qualche pellicola "seria"). Ha pubblicato con Mimesis, casa editrice di Sesto San Giovanni, sei libretti sulle serie animate nipponiche suddivise per generi: robottoni, eroine, guerrieri, sport di squadra, maghette, rapporti di coppia. Può darsi riesca anche a pubblicare qualcos'altro. Adesso vede.

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