“Se hai dimenticato i nomi delle nuvole” – R. Means e B. Johnson


Voto: 4 stelle / 5

“Se hai dimenticato i nomi delle nuvole”, dal sottotitolo “Un’introduzione al pensiero e alla filosofia degli Indiani d’America“, è un breve trattato pubblicato da MAUNA KEA EDIZIONI, lo scorso mese di luglio.
Gli autori, Russell Means e Bayard Jonhnson, in queste pagine ci consegnano la visione del mondo e il modo di vivere dei nativi americani.
Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea inviata in omaggio.

Trama di Se hai dimenticato i nomi delle nuvole

Il titolo del libro ci dà una prima importante informazione.
La lingua Lakotah fornisce più di cinquanta termini per distinguere i diversi tipi di nuvole, in compenso non conosce tante parole come omicidio, genocidio, massacro. Queste ultime sono usate per concetti che non esistevano nel mondo indigeno prima dell’arrivo dell’uomo bianco. In contrapposizione quindi la visione dei nativi americani che conserva la capacità di di riconoscere i rapporti tra le cose, in armonia con l’universo intero e la colonizzazione con le scelte abbiette che distrussero popoli e culture.
Nel sistema di vita, del pensiero, della storia degli Indiani d’America, già la citazione che segue potrebbe riassumere da sola la forma di rispetto che intercorreva nelle relazioni:

…una conversazione non iniziava in modo affrettato. Nessuno si precipitava a fare una domanda e nessuno veniva incalzato perché rispondesse. Il silenzio era carico di significato. Lasciare un momento di silenzio a chi prendeva la parola e osservare un momento di silenzio prima di parlare erano espressione di autentica cortesia e rispetto per la regola secondo cui “il pensiero viene prima della parola”.


Preponderante la visione che riguarda il rapporto con la Terra, la quale provvede a tutto il necessario. Gli elementi naturali, in quanto figli della Terra, sono maestri. La capacità di essere felici, il benessere delle persone sono generati dal vivere strettamente legati all’ambiente.
Dal Canada centrale e dalle pianure americane fino al Messico settentrionale, i nativi condividevano un elaborato sistema di lingua dei segni. Con l’arrivo dell’uomo bianco in tutti gli Stati Uniti, gli indigeni, uomini liberi anche dalle paure e dalle angosce, vennero confinati nel sistema feudale delle riserve.

Recensione

Un cartello, diffuso in alcuni negozi americani non tanti decenni fa, con le seguenti parole “Niente cani, niente Indiani“, non può che riportare tristemente alla memoria altri periodi storici, altri luoghi, divieti riferiti ad altri popoli.
Risalta nel libro la filosofia portata alla luce dall’American Indian Movement – di cui Means fu direttore – che combatté per i diritti dei nativi di cui veniva fornita un’immagine totalmente distorta e denunciò, tra l’altro, la sottrazione delle terre.

Queste pagine toccano numerosi aspetti del pensiero e della cultura degli Indiani. Troviamo la generosità indigena in contrapposizione all’avidità coloniale, la Terra che provvede a tutto se vissuta nell’equilibrio e poi, violata, divenuta fonte di accumulo e guadagno. Emergono la sacralità della donna, Creatrice di Vita; la visione della paternità in cui sono gli uomini ad accudire il figlio subito dopo la nascita. L’educazione dei bambini, in cui si coltivano generosità e senso di responsabilità.

Sono pagine di scrittura piana, quasi scarnificata, da leggere con facilità che lasciano tante riflessioni sul nostro modo di vivere da accumulatori mai appagati.

Gli Autori

Russell Means (1939 – 2012), attivista nato nel South Dakota, ha legato soprattutto il suo nome alle lotte politiche e sociali con una difesa senza indulgenze verso i popoli indigeni, denunciando la marginalizzazione e la disgregazione delle comunità native.
Bayard Richard Johnson, coautore, è colui che ha creato il passaggio dalla memoria orale di Means alla pagina scritta.

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