Sorella maggiore

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Data di pubblicazione

17 Mag, 2021
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Sei lì in fila, in una di quelle attese per cui varrebbe pure la pena di pagare il biglietto, anche se nessuno si sognerebbe mai di chiederlo. Perché, quando nel cortile dell’asilo aspetti tua nipote che, sia per la distanza, sia per tutto ciò che c’ha messo di suo questo covid, hai la possibilità di vedere solo ogni tanto, dentro la testa risuonano le campane, ma una certa dignità è consigliabile.
Mentre assapori una delle migliori inquietudini della tua vita, ti lasci prendere da uno struggimento, ripensando a quello che è successo pochi giorni prima, quando la piccola è entrata lì dentro con in mano un fiocco rosa e il cuore che batteva a mille. Finalmente poteva dare l’annuncio: era nata la sorellina. Nella videochiamata fatta dall’ospedale, un cartoccio ripieno, un triangolo di faccina rugosa, non più grande di quello della bambola preferita, in braccio alla mamma.

Si era sentita importante, tanto importante; le maestre che coinvolgevano i bambini, che parlavano della sua sorellina, sì, proprio la sua. Non importava se parecchi compagni, tutti quelli che per quell’esperienza erano passati, mostravano completa dissociazione da tanto ingiustificato clamore: con espressione sdegnosa, si stavano chiedendo cosa ci fosse da gioire per una seccatura strillante, oltre che gocciolante, per niente propensa alla socialità.
Però le era venuto da piangere quando, alla fatidica domanda: – E come si chiama? – in preda all’emozione, si era dimenticata perfino quel nome segreto che per mesi aveva difeso col proprio onore, non cadendo nei tranelli che parenti e conoscenti le avevano teso.
Era ammutolita: non se lo ricordava proprio il nome dell’entità che da mesi veleggiava in casa e che, senza apparire, si era fatta sempre meno discreta quando abbracciava la sua mamma, si prendeva spazio nei discorsi e pure nell’armadio della cameretta.
Ma nell’arco della giornata aveva recuperato. Quando era uscita dall’asilo, più orgogliosa di un generale, mostrava al papà quella coccarda appiccicata al petto dalle maestre la quale, più che rendere merito a glorie passate, insinuava onori presenti e futuri, vita natural durante: SORELLA MAGGIORE.

Al di là della vetrata dell’asilo intanto ora si avvicina un giovane plotone, perfettamente inquadrato, zainetti al posto degli armamenti. La parte superiore del corpo è ostacolata alla vista dai disegni appesi sui vetri, ma tu ti impegni al massimo per selezionare tra gli altri i piedini di famiglia. Si attende che si aprano le porte, per liberare l’esercito. Se ti aspetti però che al rompersi delle file venga sbaragliato fuori, pronto all’attacco sferrato dai parenti a base di baci, ti sbagli: come merce preziosa ogni bambino viene delicatamente consegnato, ad ognuno il suo, che nessuno si appropri di elementi altrui.

Ecco, l’hai di fronte, capelli al vento, sorriso radioso, braccia che ti stringono, il suo respiro che alita sul collo, e anche un po’ nell’anima, e tu staresti lì ad abbuffarti di quel pacchettino per un tempo infinito.
Intanto le porgi l’oggetto che, più di tutti, è il simbolo tangibile/olfattivo/gustativo di un’ipotetica carta dei diritti dei nonni: l’ovetto Kinder, che decreta la tua indiscutibile spettanza a viziare.

E’ lei a staccarsi, desiderosa di raccontare, mentre inizia a manipolare la carta del cioccolato; intanto tu speri che, per quando ci saranno i minuscoli pezzetti della sorpresa da assemblare, siate già arrivate a casa e qualcuno, al posto tuo, si metta all’opera.

– Questa mattina ho fatto un disegno con i colori preferiti del papà e della mamma.
– Davvero? E poi?
Perché i grandi vogliono sempre saperne di più, approfondire, indagare nel privato? Ed eccola la punizione.
– Oggi mi sono innamorata!
Il punto esclamativo, a dir la verità, l’hai messo tu, totalmente impreparata di fronte ad un’ enunciazione di tal genere. Lei in fondo ha espresso una semplice frase affermativa. Un dato di fatto. Nulla di più. Ma qual è la domanda che…tacchete, ti scappa, senza che te ne renda conto? Quella che, ci puoi scommettere, i genitori le faranno di fronte ad una rinnovata, futura dichiarazione, mettiamo fra 10, 15 anni:
– E di chi? – (quale individuo osa intromettersi nella sua vita? )
Affondando i dentini nella cioccolata, ormai spogliata dell’involucro accartocciato:
– Di M…… – e qui è doveroso lasciare l’amato nel suo incognito perché, anche se hai la pessima abitudine di buttare all’aria le faccende di famiglia, non ti azzarderesti a fare la stessa cosa con i dati altrui. Tornando al presente invece, la domanda successiva la puoi fare solo a chi ha 4 anni:
– E lui lo sa?
– Certo. Gliel’ho detto io. Anche lui è innamorato.
Decisamente inopportuno informarsi di cosa si occupi e allora ripieghi:
– Ed è bravo?
Cosa potrebbe risponderti, quali valori sociali ed etici può prendere in considerazione una bambina di quattro anni?
– E’ bravissimo, mangia tutto, non lascia niente nel piatto.
Ah, beh, allora siamo a posto! Capitolo chiuso? No: vuole entrare nel dettaglio:
– Mi piace tanto perché mi fa ridere! (Quante volte è stato detto: – Scegliti qualcuno che abbia il senso dell’umorismo…)

Rimanete così nel percorso verso casa, lei paga del suo cioccolato, probabilmente ancor più che del nuovo, fresco sentimento amoroso, tu paga nel contemplare un faccino impiastricciato.

Appena superata la soglia, si catapulta tra le braccia della mamma che è stata ben attenta a depositare prima il cartoccio che ora dorme beato dentro il suo cuscinotto per dedicarsi a lei, solo a lei. Poi, ricordandosi del conferimento di grado che le è stato assegnato, prima di fiondarsi tra i suoi giochi, dedica uno sguardo fuggevole alla sorellina, mostrando così, per la giornata odierna, completo adempimento delle incombenze di primogenita.

Nel frattempo pensi a quanto inappropriate fossero le tue preoccupazioni, quando hai pensato che la corazzata tranquillità di figlia unica potesse trasformarsi in indifesa vulnerabilità.

Va bene portare con distinzione la coccarda di SORELLA MAGGIORE per qualche giorno, ma ora è la sua vita quella che sta prendendo in mano. Si fa gli affari suoi. Si è innamorata. Con uno che non spreca e apprezza i piaceri della buona tavola.

Innamorata, magari fino a domani, quando qualcun altro, A… oppure C… le farà il solletico. Vuoi mettere che risate?

Loretta Casagrande

Recensore

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Questo periodo della vita mi sta regalando una delle ricchezze più importanti: il tempo. Tempo da utilizzare anche tra parole da leggere e da scrivere. Tra i libri che mi instillano dubbi provvidenziali, si frantumano certezze inutili.

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