“Stoner” – John Williams

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Voto redazione

Data di pubblicazione

22 Nov, 2019
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7

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Il romanzo Stoner di John Williams, edito nel 1965, è stato pubblicato da Fazi nel 2012. Libro consigliato a chi sa quanto la conoscenza cambi le persone, non sempre in meglio.


Trama

copertina stoner di john williamsSiamo nello stato del Missouri nei primi anni del novecento, William Stoner è un contadino, destinato a proseguire il lavoro di suo padre, almeno fino a quando questi, su consiglio dell’ispettore della contea, decide di iscriverlo alla facoltà di agraria.

Stoner obbedisce senza batter ciglio e inizia a frequentare l’università, ma l’incontro con la cultura lo stravolge. Abbandona gli studi di agraria dopo che al corso di letteratura inglese riceve la folgorazione definitiva, grazie a un sonetto di Shakespeare: vuole continuare a leggere quei testi che nella loro ostilità sembrano volergli comunicare qualcosa.

Dopo la laurea, Stoner diventa un insegnante di letteratura, sposa Edith dalla quale ha una figlia, Grace: raccontata così la sua vita sembra traboccare di successi, ma non è andata proprio così.

 

Recensione Stoner

Che la vita di William Stoner non sia molto entusiasmante, lo si evince già dalla lettura delle prime righe: “…pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido.”

Il romanzo narra la vicenda di un uomo ordinario che compie nella sua vita un unico gesto straordinario: riscrive un futuro già scritto, cogliendo e aggrappandosi a quella che capisce essere la sua missione.

Avrebbe potuto essere il preludio di una vita appassionata, è quello che ci si aspetterebbe dopo la sua prova di coraggio nel ribellarsi ai piani di suo padre, il quale, però, quasi non si oppone alle decisioni del figlio, seppur giunte del tutto inaspettate. Mi viene da pensare che, se avesse avuto un genitore più ostile, la sua vita non sarebbe andata proprio così, visto il poco temperamento che in seguito dimostra di avere nell’ambito degli affetti.

È una storia di redenzione, di rinascita dall’ignoranza che rende schiavi alla cultura che rende liberi. Ma, sembra quasi inverosimile, di straordinario nella vita di Stoner non c’è altro di encomiabile, anzi troppe mancanze nei confronti della sua famiglia lo condannano a un giudizio per nulla positivo.

I suoi anni trascorrono in maniera piatta, piatta è anche la narrazione, ma con questo non voglio affatto dire che l’autore non abbia uno stile coinvolgente, anzi, come sottolinea Peter Cameron nella postfazione dell’edizione che ho letto, è proprio la sua bravura nello scrivere che rende interessante e piacevole un romanzo che avrebbe altrimenti ben poche carte per esserlo.

L’unica passione che anima Stoner è quella per la cultura, ma è evidente che da sola non basta a renderlo felice.

La sua vita privata è un disastro, non riesce mai a raddrizzare il rapporto con la moglie che si rileva un fallimento appena dopo sposati.

Il rapporto che crea con la figlia ha dell’assurdo, per non dire dell’incredibile: non si oppone minimamente alla moglie, che per dare un senso alla sua depressione, coinvolgendovi anche il marito e la figlia, lo allontana da quella bambina con cui cerca di costruire un rapporto. Stoner non si oppone a quell’allontanamento, osserva i cambiamenti fisici e psicologici di quella giovane donna come un semplice spettatore, come se la questione non lo riguardasse, senza mai intervenire cercando un dialogo con lei, né un confronto con la moglie riguardo la sua educazione.

Quando si accorge che la figlia beve, si sente rincuorato dal fatto che almeno possa sentirsi meglio grazie all’alcool. Williams lo scrive più o meno con la semplicità con cui l’ho scritto io, o almeno così riporta la traduzione di Stefano Tummolini: mi sono così ritrovata e leggere e rileggere quella frase e a restare sconvolta appena mi sono convinta che c’era scritto proprio quello che credevo di aver letto, a non riuscire a pensare a nient’altro per le ore successive.

Stoner ha il privilegio che nella vita viene concesso almeno una volta a tutti, si innamora, di una studentessa che sta scrivendo la tesi per il suo dottorato: in queste pagine ritrovo lo Stoner appassionato che decide di cambiare il corso di studi e diventare insegnante di letteratura, ma ben presto ritorna l’uomo che si fa scivolare addosso una vita che sembra non essere la sua.

Lo sfondo storico della vicenda è rappresentato da due guerre mondiali, nella lontana Europa, ma l’oceano non è così grande da impedire alle bombe di essere sentite anche lì, la mancanza di senso di tutta quella violenza viene percepita forte e chiara anche negli Stati Uniti.

L’università si svuota durante gli anni della grande guerra, nello stesso triste e inspiegabile modo, la vicenda si ripete circa quindici anni dopo.

 

Adelaide Landi

Adelaide Landi

Recensore

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Mi piace leggere sin da quando ero bambina, nei ricordi più belli della mia infanzia ci sono libri con copertine colorate: Heidi è stato ovviamente il primo, poi Piccole donne e tutti i seguiti (di cui ricordo poco, i seguiti di un capolavoro deludono sempre), Il giardino segreto. La penna mi ha sempre chiamato almeno quanto i libri, ma non me ne sono accorta finché per caso o semplicemente perché era giunto il momento che io lo capissi, mi è stato chiaro che adoro scrivere almeno quanto adoro leggere. Mi piacciono i romanzi storici, penso che capire quello che è stato aiuti a comprendere quello che è. Scelgo un libro da leggere se penso che la sinossi stia cercando di dirmi qualcosa, in ogni libro c'è un messaggio che spera di raggiungere al più presto i suoi destinatari.

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