“Un’estate fa” – Camilla Baresani


Voto: 5 stelle / 5

“Un’estate fa” è un romanzo di Camilla Baresani pubblicato nel 2010 da Bompiani e riproposto in formato tascabile nel 2012. Racconta, lucidamente e con profondità, di dinamiche tra amanti.

Trama di Un’estate fa

Erica e Arnaldo vivono un amore sfavillante nell’arco di un’estate. È un ritorno alla preadolescenza per entrambi, che hanno più di 45 anni e relazioni di lunga data con i rispettivi compagni.

La loro vicenda ci è raccontata da due voci narranti in prima persona, quella di Erica e quella del suo amico intimo Gerry, e da un commento analitico al di sopra delle parti la cui natura si scopre alla fine.

Attraverso loro assistiamo alla parabola di questa liaison consumata tra Milano, Roma e le località più affollate di Italia come Capalbio e Cortina. Una storia che presto assume le sembianze di un amore per cui capovolgere la propria vita. Forse.

Recensione

Mi ero messa in testa di leggere le 410 pagine di “Un’estate fa” in tre giorni perché volevo restituirlo alla biblioteca prima che venisse chiusa dall’ennesimo decreto.

Inizialmente mi sono data dell’incosciente: ho delle scadenze, una famiglia, una vita, una lista da depennare. Non sapevo cosa mi potesse aspettare: avevo ben presente certe letture a rischio annegamento, che ogni tanto richiedono uno stacco, una boccata d’aria. E se “Un’estate fa” fosse stato una di quelle?

Mi sono detta: finirò per odiare questo libro solo perché mi sono incaponita a finirlo in poco tempo.

E invece.

La cosa che ho ammirato di più è stata la tecnica di Camilla Baresani di instillare a gocce il presagio di qualcosa che sta per accadere e per il quale vale la pena continuare a leggere. L’approccio alla storia d’amore è puntellato di incursioni e commenti di una voce fuori campo. Risulta a tratti straniante, quasi documentaristico: ma se si considera che metà dei personaggi è coinvolto nel mondo dello spettacolo, tutto torna.

La relazione extraconiugale fra Erica e Arnaldo è a fortissimo rischio cliché. Tuttavia, l’autrice riesce a dipingere un quadro tridimensionale e a non cadere nella banalità di un innamoramento folle nella maturità. Grazie a un’analisi psicologica profonda ed efficace sentiamo i personaggi vivi e imperfetti insieme a noi.

La naturale diffidenza e il sarcasmo della narratrice principale costringono anche il lettore ad accettare l’esistenza di una certa vocina calcolatrice e cervellotica. Una vocina che fa sentire la sua resistenza al bisogno viscerale di abbandonarsi o di cambiare la propria esistenza.

“Perché, mi chiedevo guidando nel ritmato bisbiglio dei tergicristalli, perché soffriamo per la vita non vissuta, per la frustrazione dei desideri non ancora realizzati o irrealizzabili, perché ci diamo tanta pena anziché comportarci come questo paesaggio che si lascia far tutto, che subisce le scosse, le piogge, i lapilli, i venti, il sole e la neve, e ne approfitta per rinnovarsi e rinverdirsi senza mai perdere nulla della sua pacificante bellezza e del suo mistero?”

La protagonista è tanto ispida e acida quanto goffa e disarmante per la sua necessità, comune a tutti, di amare e sentirsi amata. Per apprezzare questo romanzo occorre accettare di spiare gli amanti in ogni tratto del loro percorso, anche a costo di non poterne più di sdolcinatezze e confidenze tipiche del percorso amatorio. Arrivati alla fine ci accorgiamo che, nonostante i presagi, quella storia l’abbiamo desiderata un po’ anche noi. Così, ci ritroviamo con la stessa amarezza nostalgica della protagonista.

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