
La storia raccontata in “Yellowface” di Rebecca F. Kuang (Mondadori 2023) che ho ascoltato su Storytel in questi giorni è quella di un rapporto di amore-odio tra due aspiranti scrittrici, ma anche una critica alle regole del mercato editoriale, alle contaminazioni del marketing, e una riflessione sulla sottigliezza delle discriminazioni di razza e sul potere della creatività.
Trama di Yellowface
Il rapporto tra la voce narrante, June, e Athena è ambiguo: l’invidia e la gelosia si alternano alla condivisione di gioie e di emozioni. Questa ambivalenza resta anche dopo l’improvvisa morte di Athena. Adesso il palcoscenico può essere di June. eppure tutto il libro insiste su quello che dice l’opinione pubblica: è vero che June ha copiato da Athena? E se ha “copiato”, che confine c’è tra il plagio e l’ispirazione? E davvero fa differenza, avere un “trauma razziale” da raccontare?
Recensione
“Yellowface” mette in campo diversi temi e riflessioni. È molto dettagliato sugli iter e sulle dinamiche interne al mondo dell’editoria. Mentre leggevo con interesse ho avuto il dubbio che possa non essere altrettanto interessante per chi non è legato all’argomento.
Parlando di narratori inaffidabili, inoltre, penso che June non stia benissimo. Se il tema del libro è il mondo dell’editoria e quello che fa lei è appropriazione indebita, l’attenuante che arriva con le sue stesse parole è:
“C’è sempre un altro modo di raccontare una storia.”
June passa il tempo a giustificarsi, a vivere nel senso di colpa, a scavare nel passato. Inizia a vedere i fantasmi. Oscilla continuamente tra senso di colpa e autoassoluzione, fino quasi a confonderci. Scava nella responsabilità degli altri, ripete “non è giusto” anche di fronte all’evidenza dei suoi torti. E tu le credi, le credi ogni volta. Però poi cominci a dubitare quando definisce migliore amica quella che in fondo era una rivale. La vedi rimpicciolire, andare in giro con i capelli unti, gli occhi spiritati: e capisci che il divario tra come lei si è raccontata una storia e come questa storia sta uscendo allo scoperto si allarga sempre più.
“Yellowface” è un romanzo multiforme, che vira verso il giallo (ehm, non è una battuta), e spero riesca a conquistare anche chi non è dentro il mondo dell’editoria, perché entra i molti dettagli, che possono essere anche noiosi.



