
“La vacanza degli intellettuali” è il nuovo libro di Paolo Massari. Pubblicato da Utet il 15 luglio 2025, recupera gli echi di un luogo, Sabaudia, che dagli anni Settanta ha attirato i più grandi intellettuali europei per riposare e scrivere.
Di Paolo Massari abbiamo recensito anche “Tua figlia Anita”.
Trama di La vacanza degli intellettuali
A partire dalla testimonianza, anche documentaria, del suo prozio Feliciano Iannella, fondatore della biblioteca di Sabaudia, Paolo Massari, classe 1988, riesce a rievocare come in una seduta spiritica atmosfere e personaggi di un’epoca perduta.
Ci sono voluti gli anni Sessanta per separare, nell’immaginario collettivo, la città dal suo fondatore – Benito Mussolini – e poter iniziare a considerarla come luogo di villeggiatura. Sarà per via della vista sul monte Circeo, sarà per via della presenza di un lago tra la città e il mare, Sabaudia è stata scelta da Moravia, Maraini e Pasolini per acquistare insieme una casa per le vacanze.
Anche se poi, per chi scrive è difficile dire di essere in vacanza.
Paolo Massari ricostruisce le voci, le testimonianze e il quotidiano degli intellettuali che si sono alternati, nei decenni, su quelle rive. Dalla casa di Moravia si passa a quella di Bernardo Bertolucci, di Laura Betti, Emilio Greco… Spuntano Ian McEwan, Ingeborg Bachmann, Mario Schifano.
Paolo Massari raccoglie e condivide aneddoti e prospettive degli autori che la sua e mia generazione non ha incontrato di persona, ma di cui è indubbiamente erede.
Recensione
Ho trovato “La vacanza degli intellettuali” un libro molto affascinante e gentile. È caratterizzato dallo stile fluido di Paolo Massari, che fa percepire l’umiltà e la cura con cui si è occupato di questo lavoro.
Sabaudia è il luogo prescelto da moltissimi intellettuali e questo la rende speciale. È curioso come una città dal nome così rigido possa aver cullato tante idee, stimolato tanta creatività, accolto tante stravaganze.
Paolo Massari riesce a rendere non noioso nemmeno un passaggio così rischioso come la nascita di questa città. Nata letteralmente dal nulla come altre città mussoliniane, è stata l’unica tra le sue sorelle a non aver cambiato il nome alla fine del fascismo. Ma com’è andata non ve lo dico, è scritto nel libro.
È stato molto bello spiare nelle abitudini di Moravia e Pasolini, per poi allargare lo sguardo verso le persistenze contemporanee di Mario Luzi, Stanislao Nievo. Un termine così chiassoso come “vacanza”, in questo libro si tinge di mito e di fertilità.



