“Anni con mio padre” – Tatiana Tolstoj


Voto: 5 stelle / 5

Se leggere significa aprire le porte di casa a uno sconosciuto, c’è un libro appena pubblicato da Bibliotheka Editore che fa il contrario, perché ci accoglie nella famiglia allargata di una leggenda. È il memoir “Anni con mio padre. Dolcezza, Problematicità, tragedia della vecchiaia di Tolstoj” della secondogenita Tatiana che arricchisce la galleria di letteratura memorialistica dedicata all’autore di “Guerra e pace” (Bibliotheka Editore 2025, traduzione di Roberto Rebora, 368 p.).

Ringraziamo l’ufficio stampa 1A comunicazione e la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.

Su Tolstoj abbiamo recensito anche “Tolstoj e l’ultima profezia” di Stefan Zweig e “Tolstoj” di Pietro Citati.

Trama di Anni con mio padre

Tra Villa Borghese e via Veneto, nel cuore della capitale, si trova via di Porta Pinciana. Qui visse per quasi vent’anni fino alla morte, avvenuta nel 1950, Tatjana Tolstoj che riposa nel Cimitero Acattolico di Roma. A lei toccò l’onore e l’onere di appartenere a una famiglia fuori dall’ordinario e sempre sotto i riflettori:

Non ho vissuto in una casa tanto comune. Era una casa di vetro, la nostra, aperta a tutti. Ognuno era libero di vedere tutto, di entrare nel segreto della nostra vita familiare e di mettere in piazza il risultato più o meno veridico delle sue osservazioni. Non avevamo altra garanzia all’infuori della discrezione dei visitatori

L’infanzia è l’epoca felice illuminata da genitori amorevoli e una governante inglese che ricorda con affetto quasi filiale. La tenuta di Jasnaja Poljana sembra un paradiso dove non c’è posto per la noia. La piccola Tatiana impara ad amare e osservare la natura, gioca con i fratelli e le cugine. Si intrufola nel via vai di visitatori, parenti, amici, ospiti fissi. Partecipa ai preparativi per le feste natalizie e, naturalmente, studia con uno stuolo di maestri e precettori, anche se sono mamma e papà a insegnarle l’abc.

Fine dell’Eden

L’adolescenza, invece, è segnata dall’infelicità. Troppe domande si affastellano in cerca di risposte. I dubbi superano le certezze. La convinzione di essere trascurata prende il sopravvento. La madre è assorbita da ben tredici gravidanze; il padre dal lavoro e da una crisi religiosa da inserire in un più ampio malessere esistenziale. Tormentato dai beni posseduti, gravati dal peso del senso di colpa, vorrebbe voltare le spalle alle seduzioni mondane e spera di coinvolgere il nucleo famigliare in una personalissima interpretazione del messaggio evangelico che lo allontana dalla Chiesa ortodossa e dalla moglie.

Quando rievoca il soggiorno nella steppa abitata dai baschiri, che assume i toni favolistici delle ballate orientali, Tatiana è ancora una ragazzina piena di entusiasmo, curiosità, in viaggio per la prima volta.

Lo sguardo diventa serio quando scandaglia le differenze caratteriali dei genitori che avrebbero generato una frattura insanabile.

Recensione

Questo libro nasce dall’accorpamento di tre scritti. Un diario tenuto dal 1878 al 1919 ovvero dai 14 ai 55 anni; i capitoli autobiografici pubblicati postumi “Infanzia” e “Adoloscenza” appartenenti a un memoriale rimasto incompiuto; “Lampi di memoria”, frame di aneddotica sul padre privi di una tessitura continua a dimostrare spirito di osservazione, modestia, intelligenza. Lo stile è semplice, diretto, senza fronzoli.

“Anni con mio padre” di Tatiana Tolstoj va letto con lo spirito di un album di famiglia, un taccuino di appunti e ricordi in cui l’autrice si sofferma sulle tappe della crisi interiore, non priva di contraddizioni, che spinse Tolstoj ad abbandonare più volte il tetto coniugale. Fino alla fuga nel 1910, ultimo atto di una tempesta di aspirazioni, dubbi, ripensamenti, rimorsi.

Questo memoir permette di conoscere da una prospettiva domestica non solo il grande scrittore e il suo entourage, ma i sentimenti di chi, come Tatiana, ha vissuto al suo fianco. Scopo dichiarato è raccontare la verità sui genitori tanto amati, per sgombrare il campo da inesattezze, deformazioni, calunnie. Ma una figlia devota può essere imparziale? La risposta è sì. Tatiana Tolstoj si astiene da giudizi. Nessuna condanna. Nessuna complicità. In quanto testimone oculare e confidente privilegiata di mamma e papà, documenta dall’interno il dramma della sua famiglia.

Un padre onnipresente

Di fronte, di profilo, di scorcio, in lontananza, in assenza. A cavallo nei boschi, in viaggio a Mosca o rintanato nello studio a lavorare con lo slancio febbrile del perfezionista, in questa parabola testimoniale scritta dalla figlia, Tolstoj non si eclissa mai. Aleggia come un nume tutelare. Un super eroe quanto autorità, forza fisica, intelligenza, capacità di sorprendere con una battuta o un gesto inaspettato. Un individuo aperto alle innovazioni e dai costumi più austeri rispetto a molti suoi pari. Un maestro paziente. Un padre che ricorre raramente alle punizioni: gli basta un’occhiata per fulminare l’interlocutore, piccolo o grande che sia. Affabile con i contadini, disprezza il lusso e educa i figli alla stessa sobrietà. L’autrice di giocattoli a Natale ne riceve uno, gli altri, pochi, se li costruisce da sola.

Ma anche un uomo vittima di sé stesso, perché Tolstoj era ossessionato dalla ricerca della fede e della pace interiore che voleva trovare a tutti i costi. La vita insegna che non funziona così.

Agli occhi di Tatiana, la figlia prediletta da lui soprannominata Curka (pezzetto di legno), il padre è un sole, un faro, misura e specchio della felicità:

E papà? Dov’è papà? Lo cerco con lo sguardo perché non posso essere completamente felice, se non partecipa anche lui alla mia gioia”

All’inizio precisa:

“Il forte sentimento d’amore e di venerazione che provavo per mio padre non si affievolì mai

Altrove annota:

Quando papà veniva nella mia camera era un avvenimento per me, ed è stato così fino alla fine della sua vita. Un avvenimento che mi riempiva di gioia e mi lasciava in uno stato d’animo particolare, felice, dolce, pacificata

Emerge il ritratto sfaccettato di una bambina ansiosa di piacere a tutti, di un’adolescente curiosa e disorientata che piano piano si apre al mondo, di una donna che sente il bisogno di cristallizzare gli snodi più sereni e più dolorosi della sua esistenza con l’equilibrio della maturità. Bellissimo.

Figlia prediletta

Tatiana Tolstoj (1864-1950), secondogenita dello scrittore russo, da ragazza frequentò l’Accademia di belle arti a Mosca e come la madre e le due sorelle fece da segretaria al padre. Vegetariana e antimilitarista si appassionò alla pedagogia. Conobbe Maria Montessori e ne portò in Russia tutte le pubblicazioni. Dopo la Rivoluzione emigrò in Francia e in Italia. Trascorse gli ultimi vent’anni a Roma insieme alla figlia.

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