
Ho dato una seconda possibilità a Christa Wolf e ne sono stata contenta. Ho letto “Medea”, nella traduzione di Anita Raja pubblicata nel 2021 dalle edizioni e/o nella collana “Le cicogne”.
Trama di Medea
“Medea” è un romanzo pubblicato nel 1996 e si basa sugli studi di Christa Wolf di testi precedenti all’omonima tragedia di Euripide, in cui la figlia del re della Clochide è stigmatizzata come infanticida.
Come spiegato anche nella postfazione di Anna Chiarloni, professoressa emerita di letteratura tedesca all’università di Torino, l’autrice sceglie la narrazione di quella che sembra la storia originaria, su questa maga che si unì agli Argonauti per amore di Giasone.
Qui Medea è una donna passionale, tradita, mai veramente integrata; ed è la stessa società che la respinge a ucciderle i figli. Pare che la versione di Euripide di Medea traditrice, incantatrice e madre degenere sia frutto di una commissione per assolvere i Corinti e presentarli al meglio sulla scena del teatro greco durante le feste di Dioniso. Il mondo greco doveva apparire raziocinante e civile, a confronto con la Colchide sulla costa orientale del mar Nero, arcaica e istintuale, da cui veniva Medea.
Recensione
La mia avventura oscura con “Cassandra” mi ha spinto a rimandare a data da destinarsi un secondo incontro con Christa Wolf. Il Club del libro della libreria Primo Moroni di Pescara l’ha scelta per il mese di aprile, perché la casa editrice e/o l’ha appena ripubblicata in una nuova veste grafica. Io ho preferito approfittarne per quel secondo incontro con Christa Wolf in “Medea”.
La scrittura di Christa Wolf è sempre abbastanza evocativa, ma secondo me in “Medea” meno ostica. Inoltre ho provato a fare una cosa decisiva: cambiare il mio rapporto con il retelling e abbandonarmi alla narrazione seguendo la coerenza interna del testo e non cercando a tutti i costi il confronto con la storia “originale”. Anche perché, trattandosi di mitologia, abbiamo comunque a che fare sempre con storie inventate.
Cambiando il mio punto di vista è andata bene, e grazie all’elenco iniziale dei personaggi sono riuscita anche a orientarmi pur sapendo pochissimo degli Argonauti.
La sensazione che mi è rimasta, arrivata alla spiegazione finale, è stata quella di aver assistito al raddrizzamento di un torto. Grazie a “Medea” avrò meno riserve di fronte a un libro di Christa Wolf.



