“Austerlitz” – W. G. Sebald

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Voto redazione

4 stelle

Data di pubblicazione

24 Ago, 2021
loro-copertina
7

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“Austerlitz” è l’ultimo romanzo del tedesco Winfried Georg Sebald: in Italia è stato pubblicato da Adelphi nella traduzione di Ada Vigliani nell’anno della morte dell’autore, il 2001. È un romanzo storico. Il suo titolo si riferisce al cognome del protagonista, Jacques Austerlitz.

Trama di Austerlitz

Nell’arco di alcuni anni la voce narrante raccoglie la testimonianza di questo conoscente che gli racconta di come abbia scoperto in età scolare di non essere chi credeva. Il suo nome non era quello con cui i suoi genitori lo avevano sempre chiamato, bensì Jacques Austerlitz.

Comincia così una paziente ricerca delle sue origini, alla scoperta di quel periodo tragico e doloroso della persecuzione nazista. Il tutto su uno sfondo ricco di descrizioni architettoniche e su pagine decorate da fotografie, che sottolineano in maniera quasi didascalica quanto raccontato.

Recensione

Lo stile di Sebald è granitico, senza scambio di paragrafi e senza virgolette. Chi non soffre di claustrofobia riuscirà a orientarsi benissimo tra le voci narranti, nonostante siano sempre in prima persona e nonostante sia un romanzo che potremmo chiamare “a cornice” come “Frankenstein”. Esattamente come in “Frankenstein” procediamo, di personaggio in personaggio, in cerchi concentrici verso la verità.

“(…) questa meraviglia è una forma preliminare di terrore, perché naturalmente qualcosa ci dice che gli edifici sovradimensionati gettano già in anticipo l’ombra della loro distruzione e, sin dall’inizio, sono concepiti in vista della loro futura esistenza di rovine”.

La strada percorsa da Austerlitz è dolorosa e lenta. Lo porta da Londra a Praga, da Praga al ghetto di Theresienstadt, infine verso Parigi. L’uomo perlustra documentari, archivi, foto, album. Insieme a lui cerchiamo il volto di sua madre e di suo padre, che a soli quattro anni e mezzo lo hanno fatto unire a un convoglio partito per salvare i bambini dalla deportazione.

La narrazione procede monocorde, in cerca non di perché, ma di un’appartenenza, di un aggancio con il tempo, con le proprie radici. Molte riflessioni sono affascinanti e profonde.

“Quando ci assale il ricordo, abbiamo talvolta l’impressione di vedere il tempo passato attraverso una montagna di vetro”

Chi sceglie il libro per il suo spessore storico di testimonianza troverà di maggiore interesse la seconda metà.

Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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