“Deviazione” – Luce D’Eramo


Voto: 4 stelle / 5

“Deviazione” di Luce D’Eramo è un’autobiografia sorprendente ambientata negli anni Quaranta, in una sorta di indagine psicologica messa in atto dopo decenni. Il libro è infatti stato pubblicato nel 1979 da Mondadori e consiste in scritti in prima e in terza persona composti a partire dal 1954.

Ho letto questo libro perché è stato scelto per il mese di gennaio dal gruppo di lettura “Sulla traccia di Angela”, della Biblioteca “Di Giampaolo” di Pescara.

Trama di Deviazione

L’autrice, Lucia Mangione coniugata in D’Eramo, racconta le sue esperienze nei Lager di Thomasbräu e Dachau. Figlia di fascisti, si è fatta deportare a diciotto anni per andare a controllare di persona se fossero veri i maltrattamenti e le disumanità che venivano riferiti nei campi di lavoro.

Questa decisione le costerà caro: ne uscirà completamente trasformata in corpo e in spirito.

Recensione

Che libro, questo “Deviazione”! Durante le prime cento pagine non ero affatto convinta, sembrava un resoconto ordinario di una delle pagine più orribili e note della Storia. Ma non se ne parlerà mai troppo, mi sono detta, quindi ho continuato.

Di Luce D’Eramo non sapevo nulla, non mi ero volutamente informata, non lo faccio mai.

Sono stata premiata! Perché dopo le prime cento pagine il libro decolla, si impenna, sale a razzo. Si addentra in vicende dell’autrice che non mi aspettavo.

Si tratta di disgrazie, malattia, disabilità, disagi. Di una grande forza morale ma anche di testardaggine cieca, impulsiva, ideologica.

“M’ingolfai in un ragionamento filosofico molto dotto secondo il quale Dio era perfetto per il suo distacco che lo lasciava obiettivo, in poche parole per la sua insensibilità. “Chissà” conclusi pensosa “se non dovremo scoprire un giorno che Dio è paralitico”

Da queste pagine si direbbe che l’autrice abbia passato decenni a fuggire. Di nascosto, di notte, in barella, paralizzata: la fuga come stile di vita. Ha conosciuto il dolore, ma soprattutto la sporcizia, il freddo la meschinità, il tradimento, la solitudine. Ha dovuto trovare la sua strada contro la violenza gratuita e le iniquità. Nonostante io non sia un’appassionata di autobiografie, non ho potuto fare a meno di pensare che questa donna è incredibile e quello che le è capitato (matrimoni finti, divorzi veri, un animo sempre battagliero) sfiora l’incredibile.

Della sua paralisi, Luce D’Eramo non parla mai con compatimento. Il rapporto con il suo corpo è lo stesso che con un involucro ingombrante. Ha provato più fastidio nel guardarsi con gli occhi degli altri che nel rimanere da sola con la propria disabilità.

“(…) se l’abbruttimento di noi stranieri l’ho imputato ai nazisti, l’imbestialimento dei nazisti a chi lo devo imputare? (…) Si sfogano su di noi perché siamo stati loro assegnati come sottouomini (…) Ma loro sono forse uomini liberi? Ridotti a bassi compiti di negrieri, carcerieri, sterminatori, razziatori, torturatori, ultrasottouomini dunque”

“Deviazione” è un libro molto denso e a tratti oscuro. L’ultima parte è più psicologica: ci svela le associazioni mentali, le riflessioni sulla libertà e la prigionia, e soprattutto il suo approccio verso il fascismo. Molto interessante.

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