“Favole a orologeria” – Ambrose Bierce

^

Categorie

Data di pubblicazione

29 Giu, 2020
favole-a-orologeria-copertina
7

Scorri fino al contenuto...

In uno dei miei soliti giri a caccia di libri che non ho e che mi sussurrano di acquistarli, ho scoperto una cosa di Ambrose Bierce che non sapevo. Ha scritto delle “Favole a orologeria”, pubblicate nel 2003 da Fabbri Editore in un volumetto dall’aspetto piuttosto elegante. Le pagine non sono molte e le favole scorrono via velocemente. Ho deciso di analizzarne, seppur velocemente, due.


Trama di Favole a orologeria

favole-a-orologeria-copertinaCurioso scrittore, Ambrose Bierce. Non tanto e non solo per il genere di racconti che ha scritto − per lo più ascrivibili al genere fantastico − quanto per il fitto mistero che circonda la sua scomparsa.

Non si riesce a capire che fine abbia fatto. Pare svanito nel nulla. Una risposta all’enigma ha cercato di darla nel 1989 il regista Luis Puenzo con la sua pellicola Old Gringo. (Fra parentesi: la parte dell’autore americano è stata affidata a Gregory Peck, affiancato da Jane Fonda e Jimmy Smits).

Se posso dire la mia: non è stata molto convincente, come soluzione. Il film, però, non è male.

Analisi

La prima favola s’intitola “L’arbitro disinteressato” ed è a pagina 68.

Due Cani che avevano lottato per un osso senza vantaggio per nessuno, riferirono la loro disputa a una Pecora. La Pecora ascoltò pazientemente le loro dichiarazioni, poi scaraventò l’osso in uno stagno
«Perché l’hai fatto?» dissero i Cani.
«Perché», rispose la Pecora, «sono vegetariana».

A prima vista, la struttura è quella tradizionale. Sembra, cioè, una di quelle favole che scrivevano Esopo e Fedro.

Perché ci sono degli animali parlanti (curiosamente designati dall’autore con le iniziali maiuscole) che replicano i difetti e i vizi degli esseri umani. E c’è una situazione classica: due animali della stessa specie si stanno disputando del cibo. Siccome non riescono a venire a capo di nulla, si rivolgono a un altro animal.

Ed ecco la prima stranezza. Di solito, nelle favole, il ruolo di giudice viene affidato a un animale la cui autorevolezza deriva da una grande saggezza o da una grande forza. Ma qui ci troviamo davanti a una pecora, che non è proverbialmente saggia, né forte. Anzi, viene spesso descritta come una creatura pavida, o, meglio ancora, come una vittima predestinata.

La seconda stranezza è costituita dalla decisione della pecora. Che si disinteressa completamente delle esigenze espresse dai due cani e ragiona in base alla propria testa. Butta via l’osso perché a lei non interessa. È vegetariana.

In questo modo, Bierce è riuscito a spiazzare il lettore. Porta infatti la vicenda su un binario del tutto inaspettato e contrario alla logica di quella che sembrava essere una favola tradizionale.

La seconda favola s’intitola “Cane e riflesso”, ed è a pagina 92.

Un Cane che passava lungo la riva di un fiume vide la sua immagine riflessa nell’acqua.
«Brutto insolente!» gridò; «come osi guardarmi in quel modo?»
Si avventò, e credendo di addentare il muso dell’altro cane, tirò fuori dall’acqua un bel pezzo di carne che il garzone del macellaio aveva sbadatamente lasciato cadere in acqua.

Questa situazione è ancora più eccentrica rispetto a quella della favola precedente.

Abbiamo un cane – anche qui viene utilizzata l’iniziale maiuscola – che non brilla particolarmente per intelligenza. Vede il proprio riflesso in acqua e non si riconosce. Ma questo non è così strano. Anche nel mondo reale un animale che si vede allo specchio o sulla superficie dell’acqua non sa di veder se stesso.

A me sembra che qui Bierce si rifaccia alla leggenda di Narciso, uomo bellissimo che, vedendosi riflesso in uno stagno, non riconoscendosi, s’innamora del suo alter ego e affoga perché si butta in acqua per abbracciarlo.

Ora, la tradizione vuole che un essere umano e un animale, posti di fronte alla propria immagine riflessa, vadano incontro a un tragico destino. Di solito, insomma, muoiono.

Ma Bierce non è uno scrittore tradizionale. Ribalta tutto premiando la stupidità del cane, che invece di annegare si porta a casa un bel pezzo di carne, perduto da un garzone che si rivela forse più stupido di lui.

Un favolista eccentrico

Le favole contenute in “Favole a orologeria” sono quasi tutte così. Fanno eccezione quelle che io definirei astratte perché si servono di allegorie moderne, e quelle ambientate nella società del tempo in cui è vissuto l’autore.

In tutti e tre i tipi di favola, la tradizione viene utilizzata unicamente come base di partenza. È un po’ come quando a un film western o di cappa e spada vengono applicati i principi della pellicola d’azione. Ne viene fuori qualcosa di diverso.

Ambrose Bierce, poi, si diverte a rovesciare le tecniche e i contenuti del genere favolistico, versandovi sopra l’acido corrosivo della propria ironia. Il risultato è una raccolta di favole sicuramente eccentriche ma godibilissime.

[bs-white-space]

Enrico Cantino

Recensore

Vorresti scrivere una recensione?

amantideilibri.it è una grande community di appassionati lettori. Vuoi farne parte anche tu?

Enrico Cantino dovrebbe aver superato la cinquantina, ma non ne è sicuro nemmeno lui. Ha una laurea in materie letterarie, un blog su Tumblr e svariate passioni: i gatti, la scrittura, la lettura, i cartoni animati (giapponesi, in particolare), i "filmacci" come li chiama lui (horror, azione, demenziale, fantascienza, ecc. ma non disdegna qualche pellicola "seria"). Ha pubblicato con Mimesis, casa editrice di Sesto San Giovanni, sei libretti sulle serie animate nipponiche suddivise per generi: robottoni, eroine, guerrieri, sport di squadra, maghette, rapporti di coppia. Può darsi riesca anche a pubblicare qualcos'altro. Adesso vede.

Altri contenuti che potrebbero piacerti…

La questione della lingua

La questione della lingua

Dal Cinquecento è aperto un dibattito sui modelli da seguire nella lingua scrtta. Ecco perché Pietro Bembo ha avuto successo.

Si fa presto a dire “giallo”

Si fa presto a dire “giallo”

L’articolo propone una carrellata di letteratura “gialla” che va da Edgar Allan Poe a Marco Malvaldi, senza la pretesa di esaurire l’argomento.

Sei novelle di Giovanni Verga

Sei novelle di Giovanni Verga

Abbiamo ascoltato in audiolettura su youtube alcune delle novelle meno note di Giovanni Verga e ve le consigliamo.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *