
Un uomo di successo e i suoi inganni della coscienza, una moglie (quasi) perfetta, la tutela dell’immagine pubblica sono i protagonisti de “Il capro espiatorio” (The innocent Mrs. Duff), un giallo psicologico ad alto impatto emotivo di Elisabeth Sanxay Holding che Chandler definì la “migliore scrittrice di suspense” contemporanea.
Pubblicato nel 1946 – gli anni postbellici in cui in letteratura anche noir e poliziesco elaboravano le inquietudini del tempo e il conflitto veniva dislocato dal fronte agli interni domestici -, questo raffinato romanzo viene proposto per la prima volta in Italia da Edizioni Le Assassine 2026, traduzione di Paola De Camillis Thomas, 228p.).
Ringraziamo l’agenzia 1A comunicazione e la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.
Trama di Il capro espiatorio
A New York e dintorni nel 1946, quando il razionamento alimentare era ancora in vigore ma lo Zio Sam decollava verso il boom economico, Jacob Duff sembra avere tutte le carte in regola per essere un uomo realizzato, invidiato, fortunato. Prestanza fisica e rispettabilità. Ottima posizione economica, una famiglia di prestigio alle spalle. Una moglie devota e bellissima che pare uscita da Vogue. Eppure qualcosa non va, il tarlo dell’insoddisfazione e del vittimismo lo corrode e lo spinge a colpevolizzare la persona più vicina, la consorte.
Vive il menage familiare come una luna di fiele, perché una subdola dispercezione fa sì che il sospetto avveleni il matrimonio. Ha la convinzione che la casa si sia trasformata in una trappola da cui fuggire senza compromettere rispettabilità e decoro. Avete presente quando la convivenza diventa fastidio e il coniuge assume velleitariamente ai vostri occhi i contorni minacciosi del nemico che tarpa le ali? È ciò che accade a Jacob Duff:
“Ma cosa mi passava per la testa quando l’ho sposata? La situazione sta cominciando a influire sulla mia salute. Non c’è nulla che lei faccia che vada bene. Siamo sposati da un anno e non ha imparato una sola fottuta cosa. E non imparerà mai niente. Non ci prova neppure. Mai malata, mai stanca. Come una contadina“
Vittima delle sue debolezze e inadatto alla vita di coppia, il protagonista scivola in una spirale autodistruttiva e paranoica per cui mantenere una maschera di normalità diventa un’odissea e la moralità si adatta volta per volta alla circostanze. Le premesse per un domestic noir ambiguo, feroce, ricco di colpi di scena, ci sono tutte.
Recensione
L’autrice scommette su una messinscena claustrofobica e labirintica, impostata su un codice neutro che si tinge assecondando gli umori dei personaggi, dove il protagonista si perde nel tentativo di nascondere lo scarto tra il sé privato e il sé sociale e di mettere in atto la sua evasione domestica.
Ma c’è un altro sdoppiamento, quello tra la grandiosità ideativa di un uomo che progetta e la spossatezza fisica e mentale di chi, perduto il controllo, è costretto a procrastinare.
Rigorosamente chiusi, tutti gli spazi hanno un perché narrativo come gabbia o rifugio, prigionia o libertà. Andiamo dall’abitazione, allo studio al bungalow per il week end, dai locali ai negozi, dal treno all’abitacolo della vettura. Per Jacob Duff è tutto un muoversi febbrile, furtivo, angosciante. Si siede, sdraia, alza, risiede. Sale e scende, parte e torna, entra ed esce, apre e chiude – porte, ante, serrature – con ansia e circospezione per contenere lo sfaldamento del suo universo psichico e sociale.
Ingrandito da primi piani stranianti, lo spazio si concentra su armadi, cassetti, nascondigli e una valigia. Custodiscono simbolicamente le ombre di un uomo abituato a barare con le proprie debolezze e meschinità. Una valigia che fa il paio con una maledetta pantofola rossa finita dove non dovrebbe trovarsi. Siete curiosi?
Assistiamo alla tragedia di un uomo piccolo piccolo, un anti self made man che, sentendosi in credito con la vita, costruisce un nemico per dare corpo alle sue paure. A scandire in tre atti la sua discesa agli inferi c’è uno specchio che mantiene l’ambivalenza tra conoscenza e illusione. Riflette un’immagine in cui stenta a riconoscersi. Rassicura. Sbatte in faccia la realtà.
“Il capro espiatorio” di Elisabeth Sanxay Holding (1889-1955) è un noir psicologico animato da un meccanismo narrativo che parte alla grande e non delude. Le guerre peggiori non si combattono solo tra le mura domestiche, ma contro il nemico peggiore: noi stessi.



