“Il morto presunto” – Piera Rampino


Voto: 4 stelle / 5

“Il morto presunto” segna l’esordio narrativo di Piera Rampino, una laurea in giurisprudenza e la passione per la scrittura (Agenzia Alcatraz Editore 2025, 248 p.).

Il romanzo, che strizza l’occhio a Kafka e Pirandello, sfrutta una trovata grottesca – ma verosimile – per parlare di identità e scelta nel caos calmo di una famiglia dove nessuno gioca a carte scoperte per inseguire la propria felicità.

Ringraziamo l’agenzia 1A comunicazione e la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.

Trama di Il morto presunto

Recenti fatti di cronaca dimostrano che è possibile per un errore tecnico o umano risultare deceduti, da vivi, all’anagrafe. È accaduto a un pensionato di Lucca un mese fa. Questo spunto costituisce l’antefatto del romanzo che si apre in medias res in un’aula di tribunale. Sul banco degli imputati siede Cosimo Praticò accusato di aver dichiarato una falsa identità. In ballo c’è una grossa cifra. Cos’è successo esattamente? A fronte di un errore anagrafico che ne ha registrato il decesso, l’uomo deve dimostrare di essere vivo per evitare il carcere. Ma il busillis, estremizzato a fini narrativi, è subdolo e capzioso perché lo Stato non gli dà i mezzi per provare la sua esistenza e, paradossalmente, nemmeno il contrario.

L’impatto sul nucleo famigliare contraddice ogni ipotesi di solidarietà. Più l’uomo si chiude in sé stesso sopraffatto dalle circostanze, più i suoi cari si aprono alla vita con una progettualità nuova secondo dinamiche relazionali affini a quelle di Gregor Samsa ne “La Metamorfosi”.

Recensione

Partiamo dai nomi, imperativo categorico di ogni personaggio come osserva il critico Leo Spitzer. Nella vicenda non sembrano casuali. Svolgono una funzione antifrastica e caricaturale: Franca della moglie leale ha ben poco; il fratello Ettore, egoista e vigliacco, si sente minacciato da un Achille a quattro zampe che invece onora il suo nome. Riassumono il profilo del personaggio come accade nelle novelle di Pirandello. È il caso di Cosimo Praticò perché la doppia origine del cognome sembra riconducibile sia al pragmatismo sia allo status di straniero. Non a caso mentre si adopera per risolvere il problema, il malcapitato diventa un estraneo a casa propria. O semplicemente è il nome parlante della sua professione.

Nessuno lo interpellava: non visto e non udito. E se per caso cercava di insinuarsi con garbo nel discorso, subito ne veniva cacciato fuori in malo modo, con una parola, un cenno, più spesso col silenzio (…) Sempre ai margini per non disturbare, non si era forse lasciato fuori da sé?

Quanto all’errore anagrafico che fa di lui “Un morto per i vivi e un vivo per i morti”, Piera Rampino aggiunge un dettaglio vincente. Ad essere vittima di un sistema paralizzato da una efficienza cieca, dove la forma fagocita la sostanza, non è un cittadino sprovveduto o simbolicamente anonimo, ma interno ad esso. Il dottor Praticò è un funzionario della pubblica amministrazione che ha dimestichezza con problemi e insidie del Moloch burocratico. Il che aggiunge beffa alla beffa e un pessimismo stemperato dalla malinconia del nostro antieroe e dall’assurdità della situazione.

Il protagonista intraprende l’iter per la rettifica dei dati con un interlocutore che di volta in volta cambia nome, mansione, gradino nella scala gerarchica. Eppure rimbalza da un ufficio all’altro, condannato a un’attesa che mette in stand-by anche la sua vita a causa di “un temporaneo difetto d’esistenza”. La pratica rimane imbottigliata nel rimpallo di responsabilità tra le autorità preposte. Nel corso di una catabasi lunga ed estenuante, accompagnata da eventi su cui non ha controllo, il Praticò sarà costretto a guardare in faccia la realtà e a sbloccare la negazione dell’evidenza che ha improntato il suo matrimonio.

Ben congegnato nei tempi e nella struttura a blocchi tematici tra diversi piani temporali, il romanzo trova un equilibrio tra la commedia grottesca e il dramma famigliare. La prima sceglie un’aula processuale per una pièce scandita dal campo e controcampo di deposizioni interrogatori, controinterrogatori all’insegna del grottesco che alzano mura di parole. Il secondo matura sotto le braci di un quotidiano sempre più misterioso e ostile agli occhi del protagonista. Qui la parola passa a piccoli gesti, sguardi rubati e spiati, mezze parole, un mood complottista, il giro di vite di pensieri ricorsivi.

L’autrice comprime i personaggi in un interno domestico che ha perso affetto, calore, protezione. Inquadrature così ravvicinate da farci perdere il senso dello spazio li intrappolano sul divano, sul letto, in corridoio, a tavola. Così scomposto, l’appartamento si ratrappisce o dilata a inghiottire gli abitanti in un dedalo percettivo. Guardinghi. All’erta. Sfuggenti. Sul ciglio di una porta che apre e chiude, unisce e separa. Chissà. Davanti a una finestra, unico accesso sul mondo. Invece all’esterno li fa respirare. Ciò vale specialmente nella grandiosità del paesaggio montano, quando il futuro è una strada sterrata e gli autoinganni della coscienza non hanno ancora plasmato la vita. Un debutto assai promettente per Piera Rampino che ci sentiamo di consigliare.

L’autrice

Piera Rampino è appassionata di lingue e letteratura. Dopo la laurea in giurisprudenza ha collaborato alla redazione di dizionari di terminologia giuridica (italiano-tedesco), lavorando nei settori della traduzione e della ricerca linguistica applicata. Attualmente si occupa di revisione e analisi di testi normativi. “Il morto presunto”, suo romanzo d’esordio, è tra le opere selezionate nella IX edizione del Premio Città di Como.

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