
“La casa del mago” è un romanzo di Emanuele Trevi, edizione del 2023 pubblicata dalla casa editrice Ponte alle grazie. Un autore che aveva già fatto la sua comparsa nella scena della narrativa italiana pochi anni prima con “Due vite” ritorna con un altro successo.
Un romanzo nuovo ma non interamente, in quanto si ricollega in realtà ad un precedente scritto dello stesso autore, uscito sempre con Ponte alle grazie nel 2007: “Invasioni controllate”. Qui inizia questo viaggio tra padre e figlio, tra psicanalista e scrittore, comprendendo la storia, la filosofia, la psicanalisi, l’intimità dei ricordi e le vite dei due uomini. Tutto ciò viene poi ripreso 16 anni dopo ne “La casa del mago” con la differenza che qui la figura del padre vive nei ricordi del figlio, dei luoghi che ha vissuto e degli oggetti ormai diventate cianfrusaglie lasciate da una persona ormai passata e che grazie ad Emanuele tornano a nuova vita per raccontare qualcosa del padre.
Con “Due vite” Trevi vince il premio Strega, edizione 2021, e sono proprio due vite, profondamente connesse l’una all’altra ma contemporaneamente così differenti, che Trevi rende protagoniste in questo nuovo romanzo.
Trama de La casa del mago
Un figlio, Emanuele Trevi, racconta la riscoperta del padre (il mago) e dell’Io interiore ripercorrendo episodi autobiografici dall’infanzia all’età adulta.
La storia prende una svolta nel momento in cui l’autore decide di trasferirsi nella casa del mago, rimasta invenduta forse per quella persistente sensazione di sovraffollamento. Come se i possibili acquirenti percepissero i “fantasmi” o “anime”, che il padre ha aiutato e curato nello studio di casa durante le sessioni di psicoterapia, vagare nella casa anche dopo la sua morte.
Come ogni ricerca della verità, non può mancare la componente di mistero che si presenta qui in maggioranza nella figura di Mario Trevi, come già detto in precedenza, ma anche in una figura nuova: la Visitatrice.
Recensione
Pur non appartenendo al genere specifico, l’alone di mistero permea l’intero racconto: mistero del padre, dell’inconscio, della vita, Trevi riesce a restituirlo attraverso le sue parole, anche loro dotate di una carica quasi magica. E con l’obiettivo ben chiaro, affronta il viaggio – in cui porta anche il lettore – alla riscoperta del padre e per fare ciò ripercorre episodi della propria vita, passati e presenti, sotto una luce nuova, analizzandoli e scoprendone nuove sfumature, scontrandosi con gli eventi più spiacevoli della sua vita: quando ricorda i due fatidici viaggi alla Biennale di Venezia, uno da bambino e uno da adulto, in cui in entrambi i casi per una sua leggerezza crea un profondo turbamento in quelle vacanze.
Infine, Trevi riesce nel suo intento e non solo, a qualche livello del subconscio inizia a comprendere di più sé stesso e trova un punto di contatto con quell’uomo che sembrava vivere così distaccato dalla realtà. Un racconto apparentemente lineare, ma dotato di eventi che possono sorprendere il lettore, tra cambi di scena e risvolti inaspettati.
L’autore riesce a restituire con semplicità e realtà le insidie e le complessità della vita, con le relazioni e i sentimenti umani che ne fanno parte, mentre altri aspetti rimangono sconosciuti di fronte al limite umano. Un romanzo che parla necessariamente dell’autore e della sua vita, in quanto autobiografico, ma che è capace di creare corrispondenze con le vite dei lettori. Un romanzo che non si limita ad essere letto ma ha anche valore esperienziale.
“La casa del mago” non ha una trama lineare che procede in ordine cronologico, ma segue un ordine particolare tutto suo, che segue la storia narrata passando da eventi, ricordi e sensazioni della vita di Trevi e trova proprio in questi un suo ordine per costruire la trama del libro; dunque, non seguendo l’ordine cronologico ma l’ordine personale delle emozioni, sensazioni e ricordi che vengono scoperti man mano nel racconto e nella ricerca che Trevi intraprende. Una ricerca che diventa fulcro del racconto insieme alla relazione padre-figlio, qui cifra distintiva del romanzo e da cui scaturisce la possibilità di scriverne un racconto in cui molti (o pochi) lettori possono ritrovarsi, in toto o in parte ed è ciò che rende così recettivo questo romanzo su una scala più ampia, nonostante sia autobiografico.
La narrazione è fluida e fa diversi riferimenti classici che vanno dall’antichità fino a giorni più recenti. Tramite l’eleganza della sua scrittura, Trevi li utilizza per rendere appieno il significato a cui vuole arrivare. Nonostante i riferimenti, di nicchia e popolari, la narrazione non risulta difficile o intricata, infatti ci si trova davanti ad una narrativa leggera, pur facendo trasparire il bagaglio culturale di cui è pieno il racconto e che arriva al lettore senza ostilità. Per quanto la narrazione non dia particolari problemi alla lettura, non è comunque lineare, cronologicamente. Cambia dal passato al presente, da esperienze dirette del protagonista alla narrazione in terza persona di eventi accaduti ad altri personaggi della storia, che vedono loro come temporanei protagonisti del racconti, il tutto senza mai perdere il filo del racconto cosicché il lettore si ritrovi nella narrazione.
Conclusione
Un romanzo che parla necessariamente dell’autore e della sua vita, in quanto autobiografico, ma che è capace di creare corrispondenze con le vite dei lettori. Un romanzo che non si limita ad essere letto ma ha anche valore esperienziale. Questo romanzo è un misto di generi: è mistero, è drammatico, è una versione tutta sua di “romantico”, a tratti anche politico, pur ricadendo nella macro categoria di narrativa italiana.
Eleonora Motta



