“La casa della moschea” – Kader Abdollah

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Voto redazione

4 stelle

Data di pubblicazione

4 Ott, 2021
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7

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“La casa della moschea” è un romanzo del 2005 di Kader Abdolah, pubblicato in Italia da Iperborea a partire dal 2008. Ha vinto il Premio Grinzane Cavour 2009 e il suo autore è stato finalista del Premio Lattes Grinzane 2021. Ambientato nella cittadina iraniana di Senjan, oggi inglobata in Arak, la “capitale industriale dell’Iran”, il romanzo si muove attraverso più generazioni.

Trama de La casa della moschea

La casa della moschea ospita le famiglie di tre cugini: Aga Jan, il mercante a capo del bazar e della casa, Alsaberi, guida della casa, e Aga Shoja, il muezzin, figura che si occupa dello svolgimento delle preghiere.

La narrazione è reticolare e ricopre circa vent’anni a partire dalla fine degli anni Sessanta. Nella prima metà conosciamo i personaggi della casa della moschea, i loro vizi e la loro dignità. Ci sono i lutti famigliari e la demonizzazione dell’America, c’è la resistenza alla televisione e ci sono i riti tradizionali.

“Scrivo in un’altra lingua, adesso, e non so se esserne contento o se devo scusarmi con voi. Ma le cose sono andate così, non ho avuto il potere di farle andare diversamente. Ed è stata la mia salvezza: è stato l’unico modo per dare voce al vostro dolore e al dolore della nostra terra. Scrivo in un’altra lingua, adesso, ma cerco sempre di trasmettere attraverso i miei racconti lo spirito poetico della nostra bella e antica lingua. Perdonatemi.”

“La casa della moschea” dipinge un Islam moderato, che viene fagocitato dall’integralismo dell’ayatollah Khomeini. Racconta la fede, la serenità domestica, la paura, gli arresti a tappeto, le sparatorie a vista. È la testimonianza di un’oppressione.

Recensione

Scritto in lingua olandese da un rifugiato politico iraniano, il libro è molto suggestivo e raccontato in maniera suadente. Kader Abdolah è lo pseudonimo di Hossein Sadjadi Ghaemmaghami Farahani ed è formato dai nomi di due suoi amici giustiziati.

Nel libro c’è la bella illustrazione di un albero genealogico, che può aiutare a seguire la trama. I personaggi sono molti e delineati con pazienza fiabesca, collegati ad aneddoti o al modo di vestire. Ci sono donne silenziose, donne con le monete in bocca, uomini che spariscono, poeti, mogli che subiscono. Tra i miei preferiti: le nonne, perché compiono l’atto rivoluzionario di prendere possesso delle loro vite; e Lucertola, un bambino nato presumibilmente con la spina bifida e condannato ad assomigliare più a un animale.

“Qui ti danno amore e l’amore è molto importante per un essere umano. Ma questa è una casa retrograda. Siccome tutti sono timorati di Dio, hanno paura anche di tutto il resto: paura della radio, della televisione, della musica, del cinema, del teatro, della felicità, delle altre donne, degli altri uomini. Amano solo i cimiteri.”

Ho scelto questo libro per la lettura condivisa di settembre del Book Club Italia e l’ho ascoltato in Audible. L’unica pecca è che, per i digiuni come me di storia mediorientale, se ci fosse stata anche qualche data a raccontare la Rivoluzione Iraniana ne sarei uscita con una visione più definita.

Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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