“La collega tatuata” – Margherita Oggero


Voto: 5 stelle / 5

“La collega tatuata” è il romanzo di esordio dell’insegnante torinese Margherita Oggero, nel 2002. Io l’ho letto nell’edizione Best Sellers Mondadori del 2003. Nel 2004 è diventato un film con Luciana Littizzetto, “Se devo essere sincera”.

Dopo il suo esordio nella narrativa, Margherita Oggero si è dedicata alla scrittura a tempo pieno e ha pubblicato sistematicamente con Einaudi e Mondadori ; nel 2015 ha vinto il Premio Bancarella per il libro “La ragazza di fronte”.

Trama de La collega tatuata

La protagonista de “La collega tatuata” è un’insegnante di Lettere delle scuole superiori. La collega tatuata del titolo è Bianca De Lenchantin, la nuova arrivata di Inglese: una donna bellissima e ricca e, di conseguenza, antipatica.

A un certo punto la storia prende le pieghe del giallo e questa collega entra nei pensieri fissi della protagonista, che lavora tenacemente per trovare la verità.

Recensione

L’aspetto più singolare e interessante del libro è lo slalom tra il flusso di coscienza e la narrazione in terza persona. “La collega tatuata” è una sorpresa simpatica e inattesa, dallo stile scoppiettante. Ero partita un po’ prevenuta: le prime decine di pagine mi erano sembrate la solita satira su un mondo lavorativo, in questo caso la scuola. Ho anche scoperto di non trovare sollievo in libri che parlano della stessa cosa che vivo ogni giorno, perlomeno con l’anno scolastico in corso.

Poi è arrivata la svolta. Alla soglia delle prime cinquanta pagine il libro prende una piega imprevista e il lettore scopre che tutti, a partire da sé stesso, si sono adagiati sulle false apparenze. La lettura prosegue quindi molto piacevole e incalzante, scattante e divertente. L’unica fatica l’ho provata nel tenere il libro in mano, visto che l’edizione economica che ho letto è da mantenere aperta con sforzo a causa della rilegatura (o del tempo che ha passato sullo scaffale).

Consiglio “La collega tatuata” per chi ha bisogno di un po’ di intrattenimento e leggerezza, e di intravedere la spiazzante sensibilità che il più delle volte si nasconde dietro una patina di cinismo.

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