
Che Caravaggio sia un personaggio iconico, amatissimo da critica e pubblico, lo dimostra il numero di pubblicazioni dedicate. Tra le biografie romanzate e i thriller storici che lo vedono protagonista, batte bandiera canadese un nuovo titolo destinato a conquistare gli appassionati. È “L’artista e l’assassino” (The artist and the assassin) del pluripremiato scrittore Mark Frutkin tradotto per la prima volta in Italia (Les Flâneurs Edizioni 2026, Collana Canada, traduzione di Martina Andreano, 272 p.).
Basato sulla vita del pittore che nella tela introdusse l’inquietudine, la luce, la vita, intreccia storia, invenzione, atmosfere noir che trasformano la vicenda in uno specchio dell’animo umano.
Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.
Trama di L’artista e l’assassino
Il rapporto tra il pittore e la persona che funge da modello è cruciale nell’atto creativo. Il primo è sguardo. Il secondo offre il suo corpo allo sguardo. E talvolta i ruoli sfumano nel terreno dell’insondabile come ben sa la filosofia dell’arte.
Tra Caravaggio e un modello nasce un legame sinistro, un filo invisibile a disarticolare il tradizionale sistema dei rapporti di forza che pone il primo in una situazione di vantaggio, superiorità, controllo. L’autore immagina che l’artista, colpito dalle sue fattezze, scelga tal Luca Passarelli come modello per la prima committenza ufficiale. Non sa che è un sicario professionista:
“Occhi rotondi e spalancati che sembrano un po’ sorpresi, quella bocca debole, quella fronte alta che lascia intravedere la forma del cranio. Il naso sottile e dritto, la barba folta di media lunghezza, i capelli arruffati. Ripeto, c’è qualcosa in quegli occhi come se avesse visto cose che nessun uomo dovrebbe mai vedere. Nel profondo di essi si intravede un tocco di orrore. Che volto!“
Desidera che posi come Matteo o Levi il pubblicano, l’ebreo esattore delle imposte per conto dei Romani che nella “Vocazione di San Matteo” riceve la Grazia divina nella penombra di una taverna. Realizzato agli sgoccioli del Cinquecento, il dipinto si trova nella Cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi. Avete presente l’uomo barbuto seduto di fronte allo spettatore che punta il dito al petto, sorpreso dalla chiamata di Gesù? È il soggetto più importante, il futuro apostolo, che Caravaggio trasforma nell’uomo di sempre, della contemporaneità di chi lo osserva.
“Merisi mi ha mostrato qualcosa di me stesso che non sapevo esistesse (…) Ma io lo vedo, lo vedo per quello che è. Non è diverso da me“
Quando un ricco mecenate viene assassinato, il rapporto tra killer e pittore prende un piega inaspettata in un crescendo di intrighi, inseguimenti, tormenti di due anime in tempesta alla ricerca di un baricentro interiore o di chissà cosa.
Recensione
Il romanzo fa rivivere la figura di Michelangelo Merisi da Caravaggio alternando a ritmo serrato piani temporali e voci narranti. Dagli esordi a Milano presso la bottega del Peterzano al trasferimento a Roma dove conobbe il successo sotto la protezione del cardinale Del Monte che lo aiuterà anche nella cattiva sorte. La fuga a Napoli presso i Colonna fino all’ultimo atto di una serie di peregrinazioni lontano dalla città eterna. Una vita sorprendente, la sua. Avventurosa, intensa, drammatica come un romanzo. Un genio anticonformista dal temperamento dionisiaco votato agli eccessi nell’arte e nella vita, perché Caravaggio fu il peggior nemico di se stesso.
La veste gialla sembra un pretesto per sintetizzare un mondo, un’epoca, una passione insieme ai chiaroscuri di una personalità borderline: la sua rivoluzione pittorica; il naturalismo e l’aderenza al vero; il rapporto con la doppia committenza romana di privati e clero; le persone di cui si circondava, i nemici e coloro che lo hanno amato e ammirato.
La Roma di Caravaggio
La vicenda accompagna il lettore nel tessuto connettivo di Roma fatto di contraddizioni: miseria e nobiltà, palazzi, taverne, lupanari, vicoli sporchi dove prostitute, ladruncoli, profittatori, rigattieri, straccivendoli, diseredati vivono di espedienti. La folla è affamata perché le distribuzioni delle razioni di pane da parte delle autorità ecclesiastiche non bastano mai. Gli eretici vengono messi al rogo. Il mecenatismo di papi e alti prelati promuove il Barocco romano. Nel sottobosco di invidie, rivalità, maldicenze e in un mercato artistico dove non esisteva la prevedibilità dei prezzi, la vita dei pittori è precaria. Su questo palcoscenico si fronteggiano il classicista Carracci e Caravaggio l’innovatore. Ma in corso c’è un’altra sfida a sostenere il romanzo. Il pittore e il modello sono impegnati in un pericoloso testa a testa dove rimbalzano affinità e corrispondenze segrete. Uno solo, però, possiede il genio.
Apprezzabile la capacità di coinvolgimento della storia anche laddove se ne conoscono i risvolti, perché in Italia il profilo biografico di Caravaggio è abbastanza noto. E talvolta il fatto di conoscerne già alcuni esiti toglie un po’ di tensione che vibra a corrente alternata.



