
Il nuovo lavoro di William Friend “Lascialo entrare”, pubblicato in Italia da Newton Compton alla fine del 2024 e tradotto da Fabio Bernabei, viene classificato come horror “accattivante, che ti intrappola pagina dopo pagina.”
Ringraziamo la casa editrice per la copia digitale ricevuta in omaggio.
Trama di Lascialo entrare
Cassia e Silvye, gemelle di otto anni, qualche mese dopo la morte improvvisa della madre iniziano a raccontare di avere un amico immaginario capace di trasformarsi in qualsiasi cosa e far far loro viaggi fantasmagorici.
Il padre Alfie, già provato dalla perdita, non riesce a gestire la routine quotidiana e nemmeno il nuovo amico immaginario delle ragazze, che pare costringerle a comportamenti violenti e lesionisti. Ma Black Mamba, l’amico immaginario, esiste davvero? I fantasmi del passato esistono davvero o è solo suggestione da stress post traumatico?
Recensione
Sulla classificazione di horror accattivante ho qualche perplessità.
Potrei parlarne come un horror, ma potrei parlarne anche come romanzo che tratta una tematica importante e dolorosa.
Se ci focalizziamo sull’horror, beh, potrei usare le parole che usa King quando gli chiedono: “sei uno scrittore di horror?”. E lui candidamente risponde: “no, non scrivo horror, ma se questo serve ai librai per sapere in quale scaffale mettere i miei libri, a me va bene.”
Non paragono il romanzo di Friend ad un lavoro di King, ma ne traggo lo “spirito”: cioè affrontare il tema del lutto improvviso in due gemelle scegliendo il taglio orrorifico. Però non mi è arrivato così inquietante come viene pubblicizzato. O forse sono io che non vengo angustiata particolarmente da certi horror.
Tralasciamo per un attimo la solita storia della casa infestata (in fondo siamo a Londra e l’Inghilterra è una delle patrie dei fantasmi) che è uno dei cliché del genere con ispirazioni gotiche. Quello che qui è interessante è l’escamotage che ha usato l’autore per parlare dei meccanismi di difesa dal dolore e dallo stress di una perdita importante come la figura materna da parte di due gemelle – quindi con un legame psichico ed emotivo di una certa portata- in età evolutiva.
Infatti ha introdotto zia Julia, gemella a sua volta della madre scomparsa, psicoterapeuta e conoscitrice della psiche umana. Lei analizza i comportamenti alterati delle bambine e ci fa entrare nelle dinamiche di superamento di un evento devastante come la morte di una madre.
Il punto
La parte inquietante, se vogliamo, sta nell’insinuare il dubbio: quello che succede è reale o è un gioco di suggestioni? Cosa succede alla mente in situazioni di forte stress emotivo? Come si riescono a gestire le paure più profonde che improvvisamente riaffiorano?
Il racconto a due voci – del padre Alfie e della zia Julia – portano ad un graduale svelamento di episodi del passato che condizionano il presente. Questo dà un buon ritmo al romanzo, perché il mosaico si compone un po’ alla volta, con indizi disseminati in modo accennato che poi vengono ripresi e messi in ordine in modo da formare il puzzle.
Peccato per il finale, che ho trovato un tantino banale e forse prevedibile. Però, dai, se come horror non è proprio il massimo dell’inquietudine, è un buon romanzo sulla perdita. Probabilmente potrebbe anche essere un inizio per chi non si sente a suo agio col genere, per timore di poter rimanere impressionato. Certo, poi la sensibilità di ognuno varia, ma se temete l’horror questo potrebbe essere un buon compromesso per farci amicizia.
Chiara Carnio



