“L’occhio del pettirosso” – Giuliana Altamura

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Voto redazione

3 stelle

Data di pubblicazione

7 Giu, 2022
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7

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Giuliana Altamura, Bari 1984, giovane scrittrice, diconsi apprezzata dalla critica, al suo seguito precedono “L’occhio del pettirosso” (Mondadori, febbraio 2022) altri due romanzi ed un saggio teatrale. Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea in omaggio.

L’autrice

L’esordio di Giuliana Altamura è del 2014: un’acerba narrazione ove tratta l’approccio alla vita complessa di giovani insoddisfatti e la loro perenne ricerca di qualcosa, o forse semplicemente della insoddisfazione proiettata dalla autrice. Sempre nel 2014, si spende con una biografia teatrale sulla figura di Lugné-Poe, decisamente una scrittura ad ella più consona, complessa ed apprezzabile.

Altra sua uscita, nel 2017, romanzo che porta alla riflessione iper-contemporanea del virtuale, sul significato dell’arte e sulle inquietudini della realtà che stiamo vivendo, dominata dal desiderio di controllo e sempre più esposta al proprio lato oscuro.

«Sono sicura che un giorno dimenticheremo ogni dolore, che ogni colpa sarà perdonata, e tutto ciò che io e te ci chiederemo allora sarà: si può essere così felici? Si può avere così tanta gioia?»

Trama de L’occhio del pettirosso

Ultimo in ordine cronologico, il romanzo ”L’occhio del pettirosso” è probabile che nasca dalle ceneri della sua prima Fenice del 2014. Illustrando un mondo contemporaneo, proiettato In un’atmosfera gotica che si fa sempre più onirica e volente far accrescere la tensione. Impercettibile ma costante la lettura, decisa ad entrare nella mente dei lettori e coinvolgerli nelle ossessioni del protagonista. Nello stile più classico viene affrontato il conflitto interiore che spesso ritroviamo in riflessioni analoghe, qui la narrazione è abile e condotta in un abbraccio che vizia ad accompagnarci.

Una Ossessione quasi tumorale è l’idea di raggiungere una visione quantica, del fisico ricercatore occupato al CERN, Errico Baroni. Talmente soffocato dalla sua idea, riesce, nonostante le enormi difficoltà, ad incontrare un personaggio di dubbia veridicità.

Questo personaggio sostiene di essere in grado di vedere il presente, il passato e il futuro di chi gli si siede di fronte. Di accedere a una visione d’insieme della realtà, oltre i confini del tempo.

Il protagonista

Il lavoro al CERN lo occupa completamente, lo schiaccia con il peso della progettazione di un computer quantistico. La ricerca di sé stesso lo porta appunto al dialogo con questo sedicente veggente.

Le rivelazioni che gli vengono fatte, lo sconvolgono al punto tale da fargli decidere di lasciare il lavoro per qualche giorno e concedersi una vacanza in montagna con la moglie Greta nella baita di famiglia, dove come in un classico teatro si trovano sul palcoscenico i fantasmi di un passato irrisolto.

Come d’ovvio  tempo prima, la relazione tra lui e la moglie procedeva con fervore e benessere ma sempre come è dato a farsi, tra loro qualcosa ha smesso di funzionare. Ella si trova ora tra le mura di casa quale gabbia o prigione. Greta  scrittrice,  si trova muta alle parole da vergare, il foglio bianco la inquieta.

Sempre più solitario Errico, vagabonda per ore tra i fitti boschi e sentieri sperduti. Sentieri che lo portano a scoprire la conoscenza di un mistero destinato a capovolgere ogni sua convinzione.

Recensione de L’occhio del pettirosso

Nello stile più  il classico viene affrontato il  conflitto interiore che spesso ritroviamo in riflessioni analoghe. Qui la narrazione è abile e condotta in un abbraccio che accompagna il lettore. Lo aiuta a trovare la chiave di lettura per ovviare alle origini delle sofferenze che portano il protagonista, come ognuno di noi, a trovare i radicati motivi sepolti in un lontano passato che nessuno ha mai il coraggio di affrontare.

Difficile e ostica la materia del tema trattato, annoso e sempre attuale: la misura delle strutture quantistiche, un insieme eterogeneo nel quale il sistema quantistico s’intreccia con l’apparecchiatura classica, inevitabilmente immersa in un ambiente mutevole.

Grandi psichiatri, manifestano con un entusiastico apprezzamento verso la scienza quantica. La chimica organica e la chimica inorganica si alleano con la biologia e la fisica quantistica per aiutarci ad affrontare ed elucidare, per definire l’origine e l’evoluzione dell’Universo, della vita e delle mente, del presente, passato e futuro.

L’impresa

L’impresa è ardua e ambiziosa. Difficile la coesistenza di stati incompatibili, insidiati dal rumore dell’ambiente; forse proprio la scelta del bosco e dei luoghi dispersi nel nulla ha animato l’autore nella ambientazione del romanzo. Una azione che può essere stata spontanea oppure provocata consapevolmente dall’attività biologica e, in particolare, dal processo percettivo. La vita è definita dall’autore in termini di una forma di autoorganizzazione capace di replicare le informazioni della mente.

L’effetto, però può essere amplificato da onde-elettroni che perforano, grazie all’effetto tunnel, innescato da una scintilla. Possiamo paragonare questo viaggio nella quantistica  alla migrazione di alcune specie volatili, come il pettirosso europeo che si libra per migliaia di chilometri, consapevole e conoscente del proprio futuro, o come la farfalla monarca, sorprendentemente, trasmette a una sua erede l’informazione necessaria affinché sia, appunto, la figlia a tornare al luogo da cui era partita la madre.

Con la regia del campo magnetico terrestre, i fotoni, una coppia di elettroni, seguendo appropriate linee di forza del campo magnetico terrestre – attivano i magnetoricettori nell’occhio di queste creature. La meccanica quantistica appare bizzarra ma si rende perfetta nella rappresentazione e nello stimolare il lettore a riflettere sulla propria vita da diversi punti di vista e di ampliare le proprie conoscenze come obiettivo. Questo, sempre attuale, riecheggia ellenico tra le pagine del romanzo.

Daniele Cavani

Recensore

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Mi chiamarono Daniele ma in realtà sono nessuno o meno se preferite. Leggo tra le righe del romanzo, leggo le bianche lettere scritte sul bianco foglio. Non so scrivere, a malapena so leggere le bianche parole, ma so riconoscere la sensibilità e il talentuoso esprimersi. Non amo chi si verga in virtù del lettore, non amo chi lascia un romanzo a interpretazione del vacuo. Tento di parlarvi con recensioni che evadono dalle linee del pentagramma imposto dalla massa. Non vi parlerò del romanzo, ma lo leggeremo a spalle chiuse. Nei miei viaggi al centro dell'animo oltre la corteccia, non conteremo i cerchi della vita, non avrete il chiaro e lo scuro, per averlo dovrete leggere voi stessi il romanzo proposto, io vi sferzero' con la penna che d'oca fu'. Daniele Cavani

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