“Niente di vero” – Veronica Raimo

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Voto redazione

4 stelle

Data di pubblicazione

5 Mag, 2022
loro-copertina
7

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Nella dozzina del Premio Strega 2022 c’è un libro disarmante e buffo, un po’ triste e un po’ allegro. Si tratta di “Niente di vero” di Veronica Raimo (Einaudi 2021), disponibile su Audible da febbraio 2022.

Trama di Niente di vero

Autofiction? Romanzo? Autobiografia?

Ma alla fine, è davvero importante saperlo, visto che il titolo per primo instilla qualche dubbio sulla Verità?

Scritto in prima persona singolare, “Niente di vero” disegna dei rapporti famigliari tragicomici, letti attraverso la lente spiazzante del sarcasmo. Inizia con i complessi di inferiorità da sorella minore, e passa poi, continuando con l’autoironia, al rapporto della protagonista con la sessualità, con gli altri e con le esperienze editoriali.

Al centro della narrazione c’è un lutto profondissimo, che torna a più riprese e commuove.

L’autrice ha dichiarato di essersi ispirata, come struttura, a “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg.

Recensione

Si possono impiegare diverse pagine ad entrare nella narrazione. Non ci è subito chiaro se questo io narrante ci porterà da qualche parte, se viaggerà verso un punto di rottura, vivrà rocambolesche avventure e approderà a una soluzione. Forse all’inizio facciamo anche un po’ di resistenza a questo stile spiritoso, a volte cinico. Pur divertendoci, siamo quasi portati a pensare che sia fumo negli occhi, e cerchiamo di non perdere di vista la rotta, la strada, la trama, qualunque essa sia.

“Non sentivo quello che avrei dovuto sentire perché non sapevo cosa avrei dovuto sentire. Sono sempre stata aliena al concetto di lasciarsi andare, per un motivo molto banale: non so dov’è, che dovrei andare”

Poi invece succede che a forza di chiacchiere, l’autrice ci stordisce e ci conquista. È come quando un’amica ci vuole trascinare in pista ma nessuna delle due sa ballare e noi diciamo Mi vergogno, Preferisco stare a guardare, ma alla fine ci tira per un braccio e iniziamo a fare le matte.

Veronica Raimo ci prende in giro, si prende in giro, ride di sé con noi, ride di noi tra sé. E anche a noi scappa da ridere, ci lasciamo coinvolgere, non possiamo farne a meno quando ci dà piccole spallate restando seria.

(ma intanto pensiamo anche: mi devo ricordare di non raccontarle niente di intimo).

“La maggior parte dei ricordi ci abbandona senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Per quanto riguarda i restanti, siamo noi a rifilarli di nascosto, a spacciarli in giro, a promuoverli con zelo, venditori porta a porta, imbonitori, in cerca di qualcuno da abbindolare che si abboni alla nostra storia, scontata a metà prezzo”

E poi, in questa conversazione in pista, fatta di allusioni, iperboli, esagerazioni e parodie, Veronica Raimo si mette a parlare sul serio, generosa e trasparente. Parla di nostalgia, di lutto, di frustrazione. Del non essere mai abbastanza. Lo fa con una grazia che sorprende, perché fino a un attimo prima stavamo ridendo con lei della sua ingenuità, invece eccola lì che d’improvviso è donna e bambina, la saggia e la matta del villaggio allo stesso tempo, e tira su con il naso perché vorrebbe non piangere e infatti quella che piange sei tu.

Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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