“Persone normali” – Sally Rooney

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Voto redazione

4 stelle

Data di pubblicazione

16 Nov, 2021
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7

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“Questa non è una storia d’amore, tanto vale chiarirlo subito”. “Persone normali” di Sally Rooney (Einaudi 2019) è la storia di Marianne e Connell, due adolescenti di Carricklea, città di periferia irlandese. Non è neanche la storia adolescenziale che può far sognare. E allora cos’è? È un’analisi brutale e dolce insieme della solitudine. Un percorso tortuoso dentro due anime che faranno fatica a trovare il loro posto nel mondo e ci riusciranno soltanto lasciandosi cambiare l’uno dall’altra.

Trama di Persone normali

Il secondo romanzo di Sally Rooney, autrice irlandese, racconta di due adolescenti alle prese con una relazione che lui tiene nascosta perché lei è un’outsider, lui molto popolare.

Dopo aver interrotto bruscamente la loro storia, i due si ritroveranno all’università, sorprendentemente a ruoli invertiti: sarà Connell il pesce fuor d’acqua.

Col passare dei mesi, pur senza mai allontanarsi definitivamente, si apriranno a nuove persone: Marianne si butterà in storie deleterie, prima con violento Jamie e poi col sadico svedese Lukas. Connell conoscerà Helen, ragazza dolce e perfetta. Eppure, riusciranno sempre a trovare il modo di non lasciarsi andare, di restare aggrappati l’uno all’altra e capire, alla fine, che “si sono fatti del bene, davvero”.

Marianne è una ragazza turbata, sente addosso il peso di non essere all’altezza, crede di non aver nulla da dare. Si sente, per sua stessa definizione, ‘indegna’.

Prima della famiglia, poi di Connell stesso. È un dolore nascosto, che a tratti sembra voler nascondere anche al lettore e che le impedirà di credere, per molto tempo, di meritare l’amore. È per questo che quando Connell la rifiuterà, al liceo, non farà una piega. E non farà una piega neanche al tono di voce alto di Jamie. E neanche quando Lukas le chiederà di spogliarsi e seguire i suoi comandi senza sottrarsi.

Solo Connell riuscirà, com’era riuscito al liceo, a salvarla dalle sue stesse paure, dalla convinzione che la vita per lei sia consumata ancor prima di aver provato a realizzarla. Connell, invero, non si dimostra meno fragile: al liceo ha bisogno di essere accettato, così come all’università.

La crisi e poi la depressione nella quale cadrà in seguito alla morte di un vecchio compagno del liceo lo metteranno difronte alla realtà dei fatti: è fragile. Vivrà un presente grigio e doloroso nel quale né la madre, né la dolce Helen potranno ritagliarsi un posto. Questo periodo di buio, però, permetterà a Connell di riconoscere un solo volto tra le molteplici ombre che ormai affollano la sua testa: lo stesso dagli anni del liceo. Solo Marianne potrà sedersi accanto a lui nell’abisso.

Recensione

Marianne e Connell vivono un rapporto che non è solo amore: è dolore, solitudine, costanza, bene, salvezza, schiaffi e scossoni. Terremoto e quiete. Siamo di fronte a una strabiliante gamma di sfumature, utilizzate per raccontare la vita di ‘’due pianticelle che condividono lo stesso pezzo di terra, crescendo l’una vicino all’altra, contorcendosi per farsi spazio, assumendo posizioni improbabili’’. Ciò che infatti impedisce alla storia di esaurirsi è la loro naturale propensione a ritrovarsi in un percorso di vita che li vedrà cambiare, evolvere, maturare, perdersi e poi riuscire finalmente a stare in equilibrio. Con lo scorrere delle pagine scopriamo i due personaggi profondamente mutati dalla pagina zero fino all’ultima; entrambi si caricheranno sulle spalle il peso di una vita intera e ne usciranno internamente trasformati.

Entrambi impareranno a disinnescare, alla fine, i terremoti interiori dell’altro.

Non è una storia d’amore, è una storia di crescita attraverso la solitudine e attraverso l’altro. Anche il finale aperto scelto dall’autrice, così come era stato per il suo primo romanzo (Conversations with friends, Parlarne tra amici”), lascia presagire il continuo andata e ritorno di uno nella vita dell’altra e viceversa, come il perpetuo moto delle onde del mare.

Un amore sbagliato

Marianne e Connell si sono fatti male per anni, sono stati uno la più grande onta dell’altra e viceversa, a tratti sono stati crudeli, ma non hanno mai saputo lasciarsi andare. Solo nelle ultime righe dell’ultima pagina riescono a capire di essere, a conti fatti, uno il bene dell’altro, di essere riusciti a regalarsi a vicenda una possibilità di vita diversa.

Marianne e Connell sono quell’amore sbagliato che non funziona una volta e non funziona neanche le successive, lo abbiamo provato tutti, eppure non può essere che quello, non c’è possibilità di resa perché ‘le persone possono veramente cambiarsi a vicenda’. Questa amara (ma sorprendente) coppia riesce a reggere il peso di un’intera opera; sono d’altronde le uniche due figure distinte di un mondo che non riusciamo a vedere. Non ci vengono infatti mai descritti, se non attraverso alcune informazioni che l’autrice sembra spargere casualmente sulle pagine.

Anche la sua Irlanda, raccontata tra la periferia e il Trinity College di Dublino, è costantemente preclusa ai nostri occhi. È uno stile asciutto, austero e inflessibile, una penna che si ricorda per la pacatezza con cui delinea le rovine della solitudine. La Rooney usa le parole, ma quello che racconta sono immagini. È un espediente che permette di non interrompersi in digressioni descrittive ma comunque mostrare ciò che i suoi personaggi vogliono a tutti i costi nasconderci. Le sue scene sono a volte dolci, a volte chiare, altre volte torbide e confuse. Spesso dure. A tratti crudeli; è facile riconoscerci dentro una vita normale, che scorre e fa male, regala e toglie, investe e culla. Spesso sembra ti voglia ingoiare.

Marianne e Connell sono due persone normali in una vita normale. Due persone sole, che faranno da sole i conti con la propria esistenza. Soli nel loro dolore, soli nel buio, capiranno solo alla fine, in una scena di quotidianità (mai casuale) -mentre lei si pettina i capelli e lui la guarda pensieroso- che si potranno sempre aspettare alla fine del tunnel.

Lo stile

La Rooney scrive come un paio di forbici passa su un foglio di carta. È una penna che quasi percepiamo al tatto, metallica e fredda, accarezziamo il rasoio aspettando di vedere quando fuoriuscirà il sangue. Una scrittura caratterizzata da un’aspra dolcezza che decidiamo fin da subito di non poter abbandonare, per sapere fino a che punto può far male, perché il dolore che racconta è la solitudine che ognuno di noi ha provato, perché anche noi siamo persone normali.

Siamo Marianne e Connell e siamo tutti i loro fallimenti, ma anche il loro modo di sapersi salvare, di riuscire a regalarsi una seconda possibilità. Per la capacità dell’autrice di accompagnare i due protagonisti lungo le grandi e spesso difficili svolte della loro giovinezza, per aver tratteggiato i caratteri di due persone normali che potrebbero confondersi con ognuno di noi, per l’occhio che non strizza mai in favore di uno o dell’altra, molti l’hanno definita la Salinger ai tempi di Snapchat. L’autrice si eclissa completamente nella narrazione e lascia che i luoghi e le situazioni, le battaglie mute e i dialoghi, il mondo esterno e la quotidianità parlino dei personaggi in una maniera in cui il non detto diventa quello che l’intero romanzo vuole raccontare.

È come se in un solo libro ce ne fossero per noi due distinti: quello che leggiamo e quello che Marianne e Connell vogliono nasconderci. Ed è proprio la seconda componente, con la sua esistenza stessa e con la sua forza, col carico che porta addosso e che si salda in un’armonia perfetta con la prima, a fare di persone normali uno dei libri migliori degli ultimi anni. Questa non è una storia d’amore, ma è una storia per chiunque abbia qualcosa da non dire.

Silvia Rodinò

Amanti dei libri

Recensore

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