“Portami dove sei nata” – Roberta Scorranese

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Voto redazione

Data di pubblicazione

17 Nov, 2019
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7

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Arma virumque cano… L’eco che lascia “Portami dove sei nata” di Roberta Scorranese fa pensare a una narrazione epica di armi e uomini. Il romanzo è uscito per Bompiani ad aprile 2019.


Trama di Portami dove sei nata

copertina portami dove sei nataValle San Giovanni, anni ’40. Ma anche Pietranico, 2018, nove anni dopo il terremoto de L’Aquila. E ancora Valle San Giovanni, anni ’60. Il viaggio che Roberta Scorranese ci propone inizia da quando la grande impalcatura della sua vita ha messo le basi, per scelta delle famiglie dei suoi nonni.

Era un tempo in cui gli ideali erano più forti delle urgenze private, in cui il senso sociale sovrastava quello della privacy e in cui la cosa più importante di tutte era andare avanti, oltre i crolli, verso i miracoli. Attraverso una serie di aneddoti dolorosi e divertenti che prendono vita davanti ai nostri occhi, la giornalista del Corriere della Sera si lascia condurre da uno stile di scrittura ricco e colorato e sa anche commuovere.

Recensione

Questo libro è una festa di paese. Ci si muove fra le piazze e le stanze delle case incrociando persone, storie, voci e rivelazioni, senza riuscire mai a rimanere davvero soli. I suoni, gli odori, la fame e la gioia: un affollamento di nomi e generosità ci circonda e ci riscalda. I personaggi che spuntano da storie vere nei ricordi dell’autrice consolano lei e noi con la loro forza e il loro senso del sacro.

“San Gabriele non fu mai vecchio. Fu per tutta la vita un bambino dalla gioiosa e indolore sofferenza. Così noi confondevamo la santità con l’innocenza.”

scorranese braccili

Umberto Braccili e Roberta Scorranese nella libreria GIunti (Iper) di Città Sant’Angelo – apr 2019

“In Abruzzo le relazioni dei vivi sono determinate dai morti. Si mantengono amicizie e si fanno scelte in nome dei loro desideri. In Abruzzo le persone non muoiono mai”. Così ha commentato l’autrice in occasione di una presentazione che si è svolta ad aprile nella libreria “Giunti al punto” di Città Sant’Angelo moderata dal giornalista Rai Umberto Braccili.

Espressioni dialettali, misticismi e soprannomi disegnano l’Abruzzo dell’appartenenza, quella da cui non si scappa nemmeno a centinaia di chilometri. Nello scroscio dei fiumi e nello strisciare delle serpi della tradizione di Cocullo risuona forte il richiamo del sangue, perché questa terra e la sua gente possono essere anche feroci, ma si procurano sempre una possibilità di riscatto.

Sono questi gli arma virumque, le armi e gli uomini di un’Eneide tutta abruzzese: le partenze, le difese sociali, le superstizioni e le persone che si muovono dentro un macrocosmo in resilienza.

“Ci raccontavano storie di miracoli e vedevamo cose che io oggi non vedo più, cose che ritrovo solo qui, nell’odore di montagna cupa, piovosa, irredenta.”

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Roberta Scorranese e Cristina Mosca al FLA di Pescara – nov 2019

“Non mi pare onesto giudicare con gli occhi di adesso scelte e costumi di un passato che non abbiamo vissuto – ha commentato l’autrice il 10 novembre 2019 al FLA di Pescara (ok è da qualche mese che la seguo ma no, non è ancora stalking) – Ho scelto queste storie perché a un certo punto è stato evidente che ognuna mi parla di sé e intanto mi ricorda che io sono tutte quelle persone”.

Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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