“Primavera nera” – Henry Miller

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Voto redazione

Data di pubblicazione

7 Mag, 2019
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7

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La scrittura secondo Henry Miller

Per parlare di Henry Miller bisogna partire proprio da una sua affermazione: «Quel poco che ho imparato circa lo scrivere consiste in questo: non è quel che la gente crede che sia

Copertina Primavera nera

Potrebbe anche avere ragione, perché la scrittura si fonda spesso sulle apparenze. In effetti, a leggere Tropico del cancro, il suo primo libro, si rimane disorientati.

Appare un po’ sgangherato: l’autore si muove malcerto sulle gambe. Il suo stile ha la sciatta trasandatezza di chi, senza porsi problemi di coerenza, accatasta disordinatamente i ricordi delle esperienze vissute in un paese straniero.

Henry Miller vi racconta le esperienze vissute in seguito al proprio trasferimento in Francia, dove sostiene di sentirsi a casa sua (mentre non perde occasione per dichiarare in più occasioni quanto l’America sia disumana e spersonalizzante).


Analisi di “Primavera nera”

Con Primavera nera, posteriore di un anno, le cose cambiano e si vede. La maggiore padronanza del mezzo è evidente.

Miller vive sempre oltralpe. Ma le frasi sono più accurate. Deliranti, se vogliamo, sature come sono d’immagini visionarie che investono il lettore senza permettergli quasi di respirare. Ma non vi è traccia alcuna di trascuratezza.

L’io narrante è superfluo: costituisce una forma di comodo per infliggere al lettore le proprie allucinazioni verbali.

L’andamento descrittivo – non narrativo, perché qui si descrive e si racconta ben poco – procede con una cadenza caotica che pur tuttavia rivela una sua logica interna, pienamente chiara all’autore stesso.

La sua attenzione, però, non riesce – o forse non vuole – focalizzarsi su nulla. Viene continuamente deviata dal proprio oggetto, disperdendosi schizofrenicamente in mille direzioni. Ma in questo magma lui si ritrova perfettamente.

La comprensione, tutto sommato, è un fatto relativo. Miller lo sa. Tanto è vero che afferma: «Se divenissi incomprensibile sarei capito immediatamente».

Con questo ossimoro siamo tornati al punto di partenza. Tutto è apparenza. Niente è come pensiamo che sia. Soprattutto la scrittura.

 

Henry Miller, Primavera nera, Milano, Feltrinelli, 1987

Enrico Cantino

Recensore

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Enrico Cantino dovrebbe aver superato la cinquantina, ma non ne è sicuro nemmeno lui. Ha una laurea in materie letterarie, un blog su Tumblr e svariate passioni: i gatti, la scrittura, la lettura, i cartoni animati (giapponesi, in particolare), i "filmacci" come li chiama lui (horror, azione, demenziale, fantascienza, ecc. ma non disdegna qualche pellicola "seria"). Ha pubblicato con Mimesis, casa editrice di Sesto San Giovanni, sei libretti sulle serie animate nipponiche suddivise per generi: robottoni, eroine, guerrieri, sport di squadra, maghette, rapporti di coppia. Può darsi riesca anche a pubblicare qualcos'altro. Adesso vede.

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