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Recensione “Versi corsivi” | Luca Cantarelli

Favola d'inverno

Preambolo alla lettura

Se ai confini della realtà vi fossero cartelli o dogane a separare il mondo effettivo da quello fantastico, si potrebbero evitare non poche diatribe.

Così comincia Versi corsivi, il settimo libro di Luca Cantarelli: con un prologo che equivale a una strizzatina d’occhi, un’anticipazione su quanto si sta per leggere.

copertina di "Versi corsivi" di Luca Cantarelli

Ricorda un po’ il preambolo a ciascun episodio della serie televisiva da noi conosciuta come Ai confini della realtà (il titolo originale sarebbe The Twilight Zone). Il sugo è semplice: il confine fra ciò che sembra reale e ciò che non lo è non è ben definito. Ci sarebbe bisogno di delimitarlo. In questo modo si eviterebbero un sacco di grattacapi.

E la natura fantastica della storia raccontata in questo romanzo è ribadita dall’autore/io narrante proprio alla fine del prologo:

quella che segue è una storia strana, nel corso della quale ho veduto luoghi e figure quanto meno insoliti. Ma in fondo è una bella storia. Che vale la pena di raccontare. E con un po’ di pazienza, di essere ascoltata.

Da un lato un elemento comune di molte storie fantastiche: il resoconto, da parte del protagonista, degli eventi insoliti cui ha assistito e dei quali assicura l’assoluta veridicità. Dall’altro, una sorta di eco manzoniana: anche l’Alessandro nazionale aveva definito molto bella la storia raccontata dal manoscritto secentesco che si apprestava a pubblicare con qualche modifica.

C’è di che essere incuriositi.

Il contenuto di Versi corsivi

Si comincia con una giornata di neve.

Protagonista della storia è Piero, docente di filosofia, chiamato Nuvolo dai suoi concittadini che lo prendono bonariamente in giro perché sembra sempre avere la testa fra le nuvole. Conduce un’esistenza solitaria, immerso nei suoi studi.

La sua vita prende un’insolita direzione a causa di una raccolta di racconti intitolata Versi corsivi. Perché, proprio durante quella giornata di neve, Piero finisce – senza capire bene come – per ritrovarsi proprio all’interno del libro.

Da lì parte una bizzarra avventura che l’io narrante racconta «di pari passo così come l’ho vissuto».

Evoluzione di una scrittura

Ho detto all’inizio che Versi corsivi è il settimo romanzo di Luca Cantarelli.

Avendo letto anche i precedenti, posso affermare che questo – almeno per il momento, dato che ne sta scrivendo altri – è senz’altro il più maturo, per diversi motivi.

La padronanza del mezzo è espressivo è il primo. La complessità della struttura, il secondo. Infine, tutta una serie di strizzatine d’occhio a livello letterario (gli echi di scritture altre, in buona sostanza).

A questo punto, non resta che attendere il prossimo libro.

Io sono curioso.

Spero lo siate anche voi.


Luca Cantarelli, Versi corsivi, Bisignano, Apollo Edizioni, 2017.

Enrico Cantino

60%
Consigliato

Versi corsivi

Consigliato a: chi ama gli artigiani della parola capaci di dar vita a libri gradevoli e ben scritti.

  • Voto redazione

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