“Revolutionary Road” – Richard Yates

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Voto redazione

Data di pubblicazione

8 Nov, 2019
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7

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Era dai tempi di Madame Bovary che non mi commuovevo tanto, leggendo un libro. Proprio quel genere di sentimentalismo detestato dai Wheeler, Frank e April. Quando una storia risulta così emotivamente forte, quando i personaggi generano una tale empatia, quante stelle si possono dare al libro che la racconta? Io tutte.


La recensione di Revolutionary Road

copertina revolutionary roadIl primo lavoro di Yates, e lui parte col botto: l’epilogo, la scena conclusiva la scrive nella prima pagina, in cui racconta di uno spettacolo teatrale. Una metafora perfetta. Si intuisce già che ci sia un copione scritto, a cui gli attori e le comparse devono attenersi: il copione delle aspettative. In fondo sono gli Stati Uniti degli anni ‘50, un’America post bellica e vittoriosa, tutto deve essere perfetto, non si devono tradire le aspettative della società, nemmeno quella del quartiere. Un padre è perfetto se guadagna sufficientemente per mantenere la famiglia in una bella villetta suburbana; la madre è perfetta se vive all’ombra del marito e lo attende al rientro dal lavoro con l’aperitivo in mano. 

Ma in Revolutionary Road, alla flaubertiana April – non a caso ho parlato di Madame Bovary all’inizio- e al fitzgetaldiano Frank tutto questo sta stretto, sta stretto il profondo vuoto della provincia, stanno stretti i superficiali vicini di casa, così monotoni e ripetitivi, mentre gli Wheeler… così anticonformisti e moderni. E lo sono, perché April è una donna emancipata ma che fatica ad esprimersi, molto “contratta”, e Yates la racconta sempre e solo dal punto di vista del marito. Con altre comparse della storia (Mrs Givings l’agente immobiliare o Shep il vicino di casa), l’autore ci consente di fare incursione nei loro pensieri in maniera diretta, spiegandoci i loro punti di vista. Il punto di vista su April rimane pressoché sempre esterno, conferendole una personalità di difficile definizione, quasi sfuggevole, apparendo talvolta forte e talvolta fragile, probabilmente proprio in funzione delle sensazioni che suscita a Frank.

Yates ha una enorme capacità di descrivere la realtà e in Revolutionary Road la realtà non è tra le più piacevoli. Racconta una storia di coppia senza tempo, che, tolti i dettagli degli abiti o delle procedure lavorative, potrebbe essere stata scritta ieri, non nel 1961; una storia di incomprensioni e compromessi, di disagi e disperazione, di rabbia e di amore (ma gli Wheeler si amano veramente?), scrivendo dialoghi e situazioni in cui può capitare di immedesimarsi. Gli uomini e le donne di Yates sono talmente veri e vivi che risultano svuotati di falsità e ipocrisia letterarie, possono sembrare, dolorosamente, noi stessi in una qualsiasi fase della nostra vita. Per questa ragione non si può non amare quest’autore: col suo stile diretto, incisivo lui parla di soggetti ordinari in maniera straordinaria

Richard Ford, nella prefazione, scrive molte cose interessanti sul romanzo, ma i passaggi che preferisco sono all’inizio: “i grandi libri, come i grandi amici, devono essere condivisi” e alla fine: “un desiderio da lui [Yates] espresso un giorno ad Andre Dubus: non voglio il successo, voglio lettori. Un desiderio che merita di essere esaudito.”

Una menzione speciale va a John Givings, il pazzo schizofrenico, forse l’unica persona reale all’interno di quelle vite farsesche. John che sputa verità e che le sbatte davanti al naso degli attori, facendo crollare il palcoscenico.

Sempre di Richard Yates puoi leggere anche la recensione di Disturbo della quiete pubblica.

Chiara Carnio

Amanti dei libri

Recensore

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